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Economia

COSTO DELLE PAROLE

GIANFRANCO FABI - 21/09/2018

spread“Non ci faremo condizionare dallo spread e dai mercati finanziari”. È questa una delle tante affermazioni degli esponenti della maggioranza di Governo che nelle scorse settimane hanno commentato le cadute della Borsa valori e la crescita dei tassi di interesse. Perché “la volontà popolare non si può fermare di fronte allo spread, la clava con la quale opinionisti senza arte né parte tengono la politica sotto ricatto”, come raccontava il blog dei Cinque stelle.

Forse a queste parole si riferiva la scorsa settimana, Mario Draghi, governatore della Banca centrale europea, quando ha sottolineato che “le parole hanno fatto alcuni danni, i tassi sono saliti per imprese e famiglie. Le parole nell’ultimo mese sono cambiate spesso, ora – ha detto Draghi rispondendo ad una domanda nella conferenza stampa al termine del consiglio direttivo – stiamo aspettando i fatti e i fatti si vedranno nella legge di Bilancio, dobbiamo vedere e poi risparmiatori e mercati daranno il loro giudizio”.

Andiamo con ordine. Lo spread è semplicemente un numero ed indica la differenza tra i tassi di interesse sui titoli di Stato decennali italiani e tedeschi. Questo numero è rimasto negli ultimi anni attorno ai 150 punti, il che vuol dire 1,5 per cento di interessi in più per i titoli italiani, segno della differente fiducia dato che entrambi i titoli sono denominati in euro. Nelle ultime settimane, proprio per le parole a cui accennava Draghi, lo spread si è avvicinato a quota 300 per poi ridiscendere di fronte a dichiarazioni più caute degli stessi membri del Governo. Un tasso di interesse più alto ha come effetto quello di rendere più costoso allo Stato emettere nuovi titoli, ma causa anche una riduzione del valore dei titoli in circolazione, riducendo parallelamente le possibilità per le banche di fare nuovi crediti alle imprese.

Ma chi decide lo spread? Lo decidono giorno per giorno, anzi minuto per minuto, i mercati finanziari per effetto della legge fondamentale dell’economia di mercato, la legge della domanda e dell’offerta. Come nel mercato della frutta: se prevale la domanda il prezzo sale, se prevale l’offerta il prezzo scende per attirare la domanda. Per esempio: se vendo mele e le offro a 5 euro al chilo e non trovo compratori abbasserò il prezzo per non tornare a casa con le mele invendute. Se invece vedo che c’è molta richiesta posso decidere di aumentare i prezzi per guadagnare qualcosa in più. Lo stesso avviene per i prodotti finanziari.

Lo Stato deve raccogliere circa 400 miliardi all’anno per rinnovare i titoli in scadenza, pagare gli interessi e finanziare la spesa pubblica in deficit, cioè non coperta dalle entrate. Lo Stato chiede questi soldi ai risparmiatori, direttamente o indirettamente attraverso banche, assicurazioni e fondi. Ebbene se c’è fiducia sul fatto che lo Stato onorerà i suoi debiti i tassi di interesse resteranno bassi, quasi a zero, come in Germania; se invece i risparmiatori pensano che ci sia qualche rischio, come avviene per l’Italia, allora chiederanno tassi di interesse più alti.

Lo spread quindi è un termometro della fiducia. Più sale meno fiducia riscuotono i titoli italiani. Dietro questo numero non ci sono le forze occulte della speculazione, molto più semplicemente ci sono le decisioni libere di milioni di persone che scelgono come far rendere i propri risparmi, magari senza correre troppi rischi. Certo ci sono protagonisti dei mercati finanziari più forti e potenti di altri, ci sono operatori pronti a sfruttare i punti deboli dei mercati, ci sono i cosiddetti speculatori che cercano di anticipare le mosse degli altri. Ma non c’è e non ci può essere nessun complotto dei poteri forti come sbrigativamente viene indicato come causa della mancata fiducia verso l’Italia. La speculazione può soffiare sul fuoco, ma ci vuol pur sempre qualche forza nel mercato che il fuoco lo accenda.

È dato che le scelte degli operatori finanziari, dal grande banchiere che gestisce soldi degli altri, alla piccola famiglia che ha qualche migliaia di euro in Buoni del Tesoro, cercano sempre di anticipare le tendenze future ecco anche le parole degli esponenti del Governo possono provocare danni e perdite reali.

In conclusione. Prendersela con lo spread è come accusare il termometro di essere causa delle febbre. Pensare che ci gestisce il bilancio pubblico possa prescindere dallo spread è come pensare che l’autista di un autobus possa prescindere dal fatto di avere una gomma a terra: l’autobus va fuori strada e le conseguenze le pagano tutti i viaggiatori.

 

 

 

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