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Editoriale

IL SET

MASSIMO LODI - 18/01/2019

 

Sarebbe stato meglio, infinitamente meglio, che le istituzioni italiane si schierassero ad accogliere i migranti sbarcati dalla Sea Watch dopo settimane d’abbandono in mezzo al mare invece di allestire la spettacolare parata all’aeroporto di Ciampino per il rientro dalla Bolivia del terrorista Cesare Battisti. Nel primo caso avrebbero parzialmente rimediato alla lunga assenza d’una sensibilità purtroppo condivisa dal resto della menefreghista Europa, egualmente colpevole/crudele verso quei poveri disgraziati. Nel secondo hanno affermato una voglia di mediocre esibizionismo del tutto estranea al senso dello Stato, cui si devono ben diversi comportamenti.

Un disperato che cerca aiuto lo merita e basta, senza sfinirsi in troppe domande. Com’è accaduto qualche giorno fa a Crotone, quando il sindaco e molti cittadini si sono buttati tra le onde per salvare un gruppo di profughi curdi, ormai prossimi all’annegamento. Un criminale (quattro omicidi, due ergastoli) finalmente estradato da Paesi compiacenti va condotto con sobria efficienza nelle galere patrie e basta. Senza passerelle governative, senza conferenze stampa al centro d’una pista d’atterraggio, senza video celebrativi postati su Facebook dal ministro (dal ministro!) di Grazia e Giustizia, con il sottofondo di musichette discotecare. Altrimenti il contrasto fra tragico e ridicolo si assottiglia sino al punto d’esaurirsi. E a farne le spese è l’immagine d’una nazione, purtroppo imbarazzante ai suoi massimi livelli, confusi nella scelta tra l’idea della pena che si espia e della vendetta che si espira. Come se fossimo una tribù primordiale.

Circa il merito dei due temi, gl’immigrati e Battisti, vale aggiungere questo poco. A proposito dei primi è ora di finirla con i distinguo di destra (una certa destra), quasi vergognandosi di doverne salvare qualcuno, mentre li si dovrebbe soccorrere tutti, con ciò dimostrando a quanti non s’atteggiano allo stesso modo di quale irresponsabile vergogna si macchiano. A proposito del secondo è ora di smetterla con il perdonismo di sinistra (una certa sinistra), quasi che il trascorrere del tempo abbia mandato in prescrizione le colpe giudiziarie ed etiche di patentati criminali. Chi sbaglia paga, e non importa se arriva tardi a saldare il conto aperto con gl’innocenti assassinati, i loro familiari, l’intera comunità civile. Ci sono carnefici e ci sono vittime: mai scordare l’abisso che li divide.

Tutto il resto sembra opportunismo/speculazione oppure calcolo/spregiudicatezza. Appartiene alla vena egoista e cinica della contemporaneità in cui si preferisce parlare molto e meditare zero, privilegiare lo spot battutistico allo scavo dell’analisi, correr dietro ai peggiori umori viscerali anziché scuotere l’assopito sentimento d’appartenenza collettiva (fatte salve le eccezioni tipo quella più sopra citata). Ci vuole -usiamola, l’esagerata parola- la resurrezione del buon senso. E del senso del buono. Mica una gran cosa. E invece una cosa normale, semplice, modesta. La si dovrebbe dare per scontata, nel bagaglio d’ambiziosi rappresentanti scelti da una moltitudine di fiduciosi rappresentati. Purtroppo non lo è. Bisognerà provare a riconquistarla, ammesso che sia possibile tra una ripresa cinematografica e l’altra sul perenne set del propagandismo.

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