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Attualità

PARTITO DEL VANGELO

SERGIO REDAELLI - 07/02/2020

Il cardinal Ruini

Il cardinal Ruini

Per vincere le elezioni in Italia bisogna conquistare il centro. Lo sostiene Ernesto Galli della Loggia in un editoriale pubblicato il 30 gennaio sul Corriere della Sera. E per vincere e convincere l’elettorato italiano, fondamentalmente conservatore, lo storico e politologo romano indica alla destra tre ostacoli da superare. Il primo è il passato fascista che “secondo la narrazione ufficialmente accreditata sarebbe stato un’espressione per antonomasia della destra”. Il secondo sono i rapporti con l’establishment e la difficoltà di trovare nomi significativi della società civile per candidature di prestigio come la Presidenza della Repubblica, ma anche per attrarre l’elettorato indeciso e orientato al centro nelle elezioni locali.

Il terzo ostacolo sono i rapporti con la Chiesa (che rappresenta il voto cattolico di centro): “Sembra tuttora molto difficile raggiungere la maggioranza elettorale in questo Paese e riuscire poi a governare godendo di qualche credibilità se capita di avere la Chiesa tra i propri avversari dichiarati – scrive l’editorialista – Sotto la guida del cardinale Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, la Chiesa ha optato per un atteggiamento palesemente e talora aspramente contrappositivo nei confronti della destra e della Lega in particolare. Un atteggiamento che in più di un’occasione è apparso far rivivere i tempi dello scontro con il comunismo”.

In un Paese come l’Italia dove sette cittadini e mezzo su dieci, grosso modo 45 milioni di persone, si dichiarano cattolici (rapporto Eurispes 2017), è naturale che la Chiesa eserciti più o meno direttamente un potere di orientamento anche politico. Come nel caso dell’ex presidente dei vescovi italiani Camillo Ruini, grande “sponsor” dei governi Berlusconi che di recente, alla vigilia delle elezioni in Emilia-Romagna e Calabria, non ha fatto mancare la sua apertura di credito, attraverso i giornali, a Matteo Salvini. E il leader della Lega, che già corteggiava l’elettorato cattolico baciando crocifissi e rosari nei comizi, lo ha voluto ringraziare di persona.

Il cardinale Gualtiero Bassetti, successore di Ruini e Bagnasco alla guida dei vescovi, ha un diverso approccio al problema: “Non giudico la fede di nessuno, ma la politica deve essere laica. Certamente ho la mia visione che parte dal bene comune, dalla solidarietà e dall’accoglienza. Io sono figlio spirituale di Giorgio La Pira che quando faceva i comizi e parlava dei temi alti dell’uomo e della politica non mescolava le cose, perché aveva le idee molto chiare su quello che è il ruolo, la dignità, la natura della politica e quello che invece è il ruolo dell’insegnamento della dottrina cristiana”.

La lotta al comunismo, ricordata da Galli della Loggia, toccò l’apice nel 1949 quando Pio XII dichiarò apostati della fede cattolica e scomunicò i comunisti. Eugenio Pacelli, rampollo di una famiglia dell’aristocrazia nera romana, ex nunzio in Germania per dodici anni, non aveva usato lo stesso criterio con il nazismo, il fascismo e la deportazione degli ebrei. Fu prigioniero del suo silenzio, come è stato scritto, forse perché convinto che una protesta solenne avrebbe provocato più spietate reazioni da parte del Führer. Ma certo mise in campo le proprie convinzioni politiche.

La Chiesa oggi è davvero contro la destra? Il discorso scivola inevitabilmente su papa Francesco, un pontefice molto amato ma anche messo in discussione da una parte del mondo politico, non solo in Italia, per le idee innovative e controcorrente. C’è chi lo accusa effettivamente di essere un papa di sinistra (anche se da arcivescovo di Buenos Aires era considerato conservatore). La stessa sorte era toccata a papa Giovanni XXIII che invitava alla conciliazione internazionale, ad abbattere le barriere ideologiche della guerra fredda e a promuovere l’unità dei cristiani e il dialogo oltre ogni dissenso con le “chiese sorelle” ortodossa, protestante e anglicana.

E prima di lui a Leone XIII che con l’enciclica Rerum Novarum fondò la dottrina sociale della Chiesa e affrontò i problemi posti dallo sviluppo industriale, la condizione del proletariato, la conflittualità sociale, il giusto salario e i diritti degli operai. Destra e sinistra non sono termini appropriati per definire il pensiero e l’opera della Chiesa che si occupa di valori e non di categorie politiche. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sintetizza così: “La politica cattolica non deve essere disumana, deve mirare alla ricerca del bene comune, al di là dei confini, delle ideologie, delle opinioni e delle fedi”.

Il potere spirituale della Chiesa investe temi che vanno al di là delle etichette elettorali. Né di destra né di sinistra dovrebbe essere la lotta all’antisemitismo che in questi giorni si manifesta in tanti episodi di cronaca con il moltiplicarsi di atti e parole d’odio. Parole da cui la Chiesa giustamente sente il dovere di prendere le distanze. Non è di destra né di sinistra riflettere sulla enciclica sociale Laudato Si con la quale papa Francesco ragiona sulle allarmanti condizioni del pianeta e sulla sofferenza delle classi povere.

Inquinamento, cambiamenti climatici, consumo insostenibile delle risorse, riduzione delle biodiversità, cultura dominante fondata sul possesso, stili di vita e criteri di giudizio sbagliati, periferie trascurate, mancata tutela dei bambini e degli anziani. Tutti i problemi dell’umanità sono connessi tra loro. Per papa Bergoglio “la terra è un dono e dobbiamo chiederle perdono per la nostra avidità”. Per Francesco la dottrina sociale della Chiesa “è del Vangelo e non di un partito. Perciò – spiega – io cerco di sottolineare la questione dei poveri. Perché essi sono al centro del Vangelo”.

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