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Politica

COMPROMESSO PER L’ITALIA

GIUSEPPE ADAMOLI - 14/02/2020

Il giuramento dei ministri del Conte bis

Il giuramento dei ministri del Conte bis

Prescrizione, concessioni autostradali, decreti sicurezza, ex Ilva ed altre delicatissime questioni allontanano sempre di più i partiti di governo, soprattutto il M5S e Italia Viva di Renzi. Un campo minato al punto da far credere che il governo Conte due non continuerà fino al 2023.

Eppure non tutto è perso se i “venti di guerra” non affonderanno la nave proprio in questi giorni. La durata della legislatura è aiutata dal fatto che i tempi del referendum sulla riduzione dei parlamentari, più quelli successivi e necessari per disegnare i nuovi collegi, lasciano poche e strette finestre elettorali prima del voto del Parlamento sulla nomina del successore di Mattarella nel 2022.

Bisogna considerare che subito prima di questa data ci sarà anche il “semestre bianco” nel quale non è possibile lo scioglimento del Parlamento. E il nuovo Presidente non vedrà di buon occhio la chiamata alle urne come suo primo atto al Quirinale anche se dovrà prendere atto della volontà del Parlamento.

Veniamo all’oggi. Il percorso descritto potrebbe essere favorevole alla maggioranza per darsi un’agenda di medio termine ed invece il viaggio si sta rivelando quasi un calvario. Come dire: siamo protetti dagli eventi e dalle norme costituzionali, possiamo alzare la tensione senza pagare dazio. Ma non è affatto così.

C’è un equivoco da sgombrare a proposito del futuro sistema elettorale che sarà probabilmente il proporzionale. C’è chi pensa che potrà essere la chiave per aprire la porta del “tutti liberi” e si è già incamminato su questa strada. In realtà è una illusione. Chi si sente di escludere, nel centrosinistra, che gli alleati di oggi non siano i potenziali alleati di domani?

Da qui l’esigenza dell’equilibrio, del senso di misura, della riflessione puntata sul futuro, se non si vuole andare incontro ad una crescente instabilità. Chi afferma che l’Italia con il proporzionaleè stata stabile per 50 anni (la cosiddetta prima Repubblica pur con la porta girevole dei governi)sbaglia analisi. In quei decenni si sapeva benissimo prima delle elezioni quali forze avrebbero formato la maggioranza. Oggi è tutto diverso e lo abbiamo già visto.

Le difficoltà sono moltiplicate non tanto dalle differenze programmatiche fra M5S, Pd, Italia Viva (abbastanza naturali) ma dal fatto che queste differenze siano vissute con la pervicacia delle pregiudiziali ideologiche. Questo è tipico dei Cinquestelle ma anche Italia Viva ci mette del suo nella contrapposizione di principio.

In realtà il compromesso è l’unica strada possibile per guidare l’Italia nell’oggi e nel domani. Il Pd è il partito che ha interiorizzato meglio questo concetto diventando la forza più responsabile del governo. Sia chiaro, a tratti appare titubante e incerto su diverse problematiche mentre sarebbe meglio se ricercasse il punto di mediazione solo dopo aver chiaramente enucleato e ben comunicato la sua linea.

Per queste ragioni è difficile prevedere se il Pd sarà premiato o castigato dagli elettori. Ma di certo la sua apparente debolezza è spesso il vincolo di un faticoso cammino di governo e bisogna sempre pensare quale sarebbe stata, e sarebbe, la reale alternativa.

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