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Politica

LA RIFORMA CHE SERVE

GIUSEPPE ADAMOLI - 11/12/2020

riformaChe la maggioranza politica sia debole, incerta, spesso in bilico, è un dato di fatto. Tanto che mercoledì sul MES ha sfiorato una drammatica crisi, forse solo rinviata.

Questa è una legislatura, diciamo sfortunata, e le ragioni risalgono anche ad errori e limiti degli anni e dei decenni passati. Il M5S che prende un terzo dei voti mettendo insieme una serie infinita di posizioni anti-tutto non può essere solo colpa degli italiani che sragionano.

Il governo gialloverde (2018) accavalla programmi contraddittori che insieme non possono stare senza dare dell’Italia un profilo carico di nebbia. Eppure, a ben vedere, quel governo si schianta per l’incredibile suicidio politico di SALVINI più che per un improvviso ripensamento di Lega e Cinquestelle. Anzi, pure questi ultimi per un po’ di tempo ne mostrano una certa nostalgia.

Il successivo governo giallorosso M5S-Pd (2019) è meno disomogeneo del primo sotto molti aspetti ma la spinta che viene dal M5S è per evitare le elezioni anticipate che ne sancirebbero il dimezzamento. Uno dei forti promotori di questo governo, RENZI, è preso dalla medesima paura. Che non è affatto estranea al Pd.

Nella prima parte del secondo governo CONTE, i Cinquestelle attraversano una sorprendente metamorfosi che può far sorridere chi la guarda con simpatia (come me) oppure può far infuriare i vari DI BATTISTA. Di fronte a tutto ciò il centrosinistra ci mette tanto senso di responsabilità ma non brilla per forza di governo dati anche i numeri parlamentari. Il risultato nettamente migliore è l’essere finalmente tornati protagonisti in Europa.

Tutto ciò va ricordato non certo per recriminare contro la sorte, piuttosto per vedere cosa si può fare adesso. 1) Non si può vivacchiare solo per il pericolo che la destra vinca le elezioni, anche se è già un buon motivo. 2) Non si può tirare avanti perché fra più di un anno si voterà per il successore di MATTARELLA.

E allora? C’è chi pensa di riscattare questi cinque anni con delle importanti riforme a larghissimo raggio: desiderabili ma impossibili, vista anche (ma non soltanto) la storia di questa legislatura. La riforma che si può e si dovrebbe fare è quella, difficilissima, della Pubblica Amministrazione, da scrivere con le iniziali maiuscole.

L’occasione, forse irripetibile, è il Piano per le nuove generazioni dell’Europa e la sua concreta attuazione. Ad esempio, le critiche di RENZI, spesso tese alla visibilità, questa volta sulla governance dei fondi europei debbono essere valutate con attenzione e non scacciate con fastidio, discreditandole a priori. Attenti a nuove strutture parallele, se sostituiscono, demotivano e squalificano l’amministrazione reale.

L’economia verde, la digitalizzazione e tutto ciò che l’Europa propone per darci i famosi finanziamenti non sono titoli da proclamare ma risultati da realizzare. È su questo che si dovrebbero impegnare governo e maggioranza lasciando perdere i voli pindarici che tanto suggestionano ma non producono.

Si tratta di un orizzonte riformatore che richiede intelligenza e lungimiranza e che dovrebbe essere abbracciato anche da chi oggi è all’opposizione e vuole diventare domani forza di governo se non vuole trovarsi davanti un’Amministrazione con troppe sacche di inefficienza. La coesione nazionale, sempre evocata dal Presidente Mattarella, sarebbe meno difficoltosa se immaginata in questo modo.

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