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Politica

IL SILURATO E L’ESAUTORATO

GIUSEPPE ADAMOLI - 08/01/2021

fontanagalleraIl rimpasto in Lombardia, atteso e inevitabile, è arrivato oggi, venerdì. In verità, chiamarlo rimpasto è riduttivo, si tratta di un governo regionale ampiamente rinnovato. La causa, si sa, sono i serissimi guai della Sanità, ma non solo. Da fiero cittadino lombardo sarei lieto se funzionasse, ma da conoscitore della Regione penso che non sarà così.

Intanto la Sanità. Non basta affatto qualche grado di efficienza in più nella macchina organizzativa, ad esempio nelle vaccinazioni, e qualche dichiarazione sgangherata in meno. Servirebbe una forte modifica strutturale in direzione della medicina territoriale e di base, della prevenzione, della copertura del vuoto fra ospedale e medico di famiglia. Finora non si sono accese le luci su questo percorso.

E sulle altre questioni aperte? E’ vero che i 2/3 del bilancio sono dedicati al Welfare. Ma la Regione è il fulcro decisivo per altre materie molto rilevanti come le infrastrutture, i trasporti, il territorio e l’urbanistica, la formazione professionale. Quest’ultima assume un’importanza strategica straordinaria anche per gli adulti in un’epoca di vaste e dolorose ristrutturazioni industriali. Quali novità in campi che meritano profonde innovazioni?

Il peso della Lombardia era molto forte a Roma nei vari ministeri di spesa. Molti coordinamenti assessorili erano guidati direttamente (com’era capitato a me nei Lavori Pubblici), o indirettamente, dai rappresentanti della Lombardia. Se ne è perso la traccia con il tempo. Si può recuperare la smarrita credibilità?

Qui viene il punto politico dolente. Mi pare evidente che, senza l’elezione diretta del presidente introdotta negli anni Novanta, il cambiamento riguarderebbe anche il vertice. Non solo perché la Sanità è stata guidata insieme dal binomio Fontana-Gallera, ma perché è difficile cambiare metà squadra, in termini di valore amministrativo se non di numeri, senza conseguenze per il capitano.

Al di là dell’immagine dei nuovi assessori, della vice presidente Letizia Moratti alla Sanità anzitutto, non mi esce dalla testa la baldanza di Salvini che ha preso possesso del Palazzo regionale, ha trattato e deciso tutto da solo o in coppia con Berlusconi, a scena aperta (forse questo è il solo piccolo merito), con il presidente silente ed esautorato. Il che mi dispiace anche sul piano personale.

Ebbene che peso potrà avere la Lombardia nelle stanze che contano, non tanto e non solo per difendere la Regione ma per farle assumere quel ruolo di guida dei grandi territori che ad essa doverosamente compete per la sua demografia, la sua forza sociale e culturale, Il suo essere uno dei motori economici dell’Europa?

Chi aveva scelto, per lo Statuto di Autonomia della Lombardia, l’elezione diretta del presidente aveva in mente, fra le tante finalità, una grande Istituzione guidata chiaramente dall’orientamento delle forze politiche ma, una volta insediato, il presidente non avrebbe più avuto pesanti interferenze di tattica e strategia secondo gli interessi dei partiti.

Il fatto è che le regole statutarie determinano l’alveo di lavoro e funzionamento dell’Istituzione ma non l’autorevolezza della guida. Soprattutto quando è soverchiata da leadership politiche irrispettose del ruolo istituzionale.

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