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Urbi et Orbi

CORE DE ROMA

PAOLO CREMONESI - 18/03/2022

La basilica di Santa Sofia a Roma

La basilica di Santa Sofia a Roma

Alina arriva da un piccolo centro nei pressi di Leopoli, settanta chilometri dalla Polonia. Lì i russi non sono ancora arrivati ma la paura per l’avanzata e la presenza di un parente in Italia le ha fatto decidere di raggiungere Roma con i due figli di 12 e 10 anni, Matteo e Alessandra.

Non parlano inglese. Le poche frasi che scambiamo sono affidate a Google traduttore. Mentre arrivano a casa nostra, dove abbiamo messo a disposizione una stanza, osservo la faccia dei ragazzi: uno sguardo spento che vaga nel vuoto. Dagli zainetti con le poche cose che hanno con sé, tirano fuori il cellulare e si collegano con la loro scuola: una Dad italo-ucraina.

Alina era commessa in un supermercato. Il marito è rimasto a combattere. Il suo futuro per ora è ricongiungersi al fratello che vive a Frascati, anche lui sposato con figli, in modo da ricostituire un piccolo nucleo familiare. Molti romani hanno dato la disponibilità all’accoglienza dei profughi che per altro sono già diverse migliaia. Per fortuna possono contare sulla presenza di ventimila ucraini che da anni lavorano come badanti o operai.

La città in questi frangenti offre il suo volto migliore: il “core de Roma” non è solo un modo di dire. Domenica scorsa erano cinquecento le macchine in fila sulla via Boccea per portare cibo e medicinali alla parrocchia di Santa Sofia, basilica ortodossa cuore della comunità ucraina nella capitale. Qui si è recato il Presidente Mattarella per assistere alle funzioni domenicali. Don Marco Yaroslav rettore della basilica organizza gli aiuti: «La chiesa ed il suo comprensorio - racconta - costituiscono il punto di raccolta e di stoccaggio. Al momento già 12 camion sono partiti per l’Ucraina con la collaborazione di diversi volontari. Lo scorso 3 marzo anche il Cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, ed è giunto qui per consegnare materiale sanitario e generi di sussistenza».

In diversi supermercati e farmacie sono comparsi cartelli che invitano a donare generi di prima necessità.

Il Presidente della Regione Zingaretti ha annunciato un piano da 10mila posti letto: sono state riattivate le procedure realizzate al tempo del Covid con alberghi, case vacanze ed istituti religiosi. In più anche alcuni conventi, dove si registra scarsità di vocazioni, hanno dato la disponibilità ad aprire le porte delle proprie strutture. Tra le iniziative messe in campo dal Campidoglio numeri verdi, sportelli informativi e assistenza sanitaria e abitativa, bonus acquisti, trasporti gratis e sostegno, anche psicologico.

Ci si muove come si può. Per ora anche con una certa disorganizzazione. Ogni parrocchia, famiglia religiosa, comunità apre le sue porte con generosità ma manca un coordinamento. Uno dei problemi più urgenti, per esempio, è quello del percorso scolastico dei ragazzi giunti nella capitale. La Dad non è certo una risposta e in più i giovani hanno urgenza di imparare l’italiano per poter muovere i primi passi di un’integrazione. Don Andrea Lonardo responsabile dell’ufficio università della Diocesi di Roma sta cercando di coinvolgere i presidi di alcune scuole medie, per esempio a San Lorenzo: «Sono diversi i bambini ucraini presenti nel quartiere. C’e’ bisogno di percorsi dedicati a loro e mediatori linguistici in grado di facilitare i primi passi. Questi giovani e le loro mamme – prosegue – non vogliono vivere di elemosina. Per loro sarebbe una tragedia in più»

Tra le decine di storie raccolte in questi giorni quella della piccola Karina, 12 anni, che nella fuga durata cinque giorni ha perso l’ukulele. I parrocchiani che la ospitano con la famiglia hanno organizzato una colletta per ricomprarle il suo strumento preferito. Anche alcuni dipendenti della “Hidra servizi”, agenzia di sicurezza che lavora con le discoteche, smentendo la consueta immagine di nerboruti vigilantes, hanno raggiunto con tre jeep il confine con l’Ucraina e portato a Roma in salvo un gruppo di donne e bambini: «Rispetto al bisogno – spiegano – è un piccolo gesto, ma lo abbiamo fatto per testimoniare che esistono uomini e donne di buona volontà». Anche i buttafuori hanno un’anima.

 

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