Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Urbi et Orbi

GENERALI

PAOLO CREMONESI - 01/07/2022

venditti-de-gregoriPreceduto da un notevole “battage” pubblicitario e da un docufilm in sei puntate, “Falegnami e filosofi” su Discovery +, il tour di Antonello Venditti e Francesco De Gregori, insieme dopo cinquant’anni, ha preso il via dallo stadio Olimpico. E poiché tutte le strade portano a Roma, si concluderà, dopo 21 tappe per la penisola, all’Auditorium della capitale  l’1 e 2 Settembre.

I due over settanta si sono chiesti all’inizio del tour se inondare la scaletta di successi o alternarli con composizioni meno conosciute. Venditti era per la prima De Gregori per la seconda. Ha vinto la prima. E così il concerto, che si snoda per due ore e mezza presenta oltre trenta canzoni tra le più celebri delle centinaia scritte. Una poderosa band li accompagna.  «Siamo due sopravvissuti bene – chiosa in conferenza stampa De Gregori – Ai bravi cantanti ventenni di oggi auguro di sopravvivere per cinquant’anni come noi».

L’impianto luci del palco gioca al ribasso ed anche l’acustica dell’Olimpico non è delle migliori. I toni sono tarati su batteria, basso e chitarre elettriche e non sempre si riescono a distinguere bene le voci dei due. Ma questo non sembra impensierire più di quel tanto il pubblico romano che conosce a memoria ogni verso delle loro canzoni. Ed è questo lo spettacolo nello spettacolo: “Bomba non bomba”, “La donna cannone”, “In questo mondo di ladri”, “Rimmel” sino ad una riarrangiata e trascinante “Canzone” di Lucio Dalla, diventano lo scenario di un gigantesco karaoke all’aperto dove settantenni attempati e ragazze di vent’anni sono uniti nel cantare a squarciagola. Accanto a me un giovane, mentre sul palco è il momento di “Generale”, si mette a piangere come una fontana. Una ragazza poco più in là si abbraccia stretta stretta con l’amico sulle note di “Sotto il segno dei pesci” e vorrebbe che quel momento non finisse mai.

Siamo in 43mila ad applaudire. E più che un concerto è un momento di riappropriazione della romanità. Non sono solo canzoni che non invecchiano ma versi in cui gli abitanti della capitale si sono talmente identificati da farne diventare un tutt’uno. Venditti e De Gregori hanno due momenti a testa per stare soli sul palco.  Il primo con “Sara” e “Notte prima degli esami”, l’altro con “Dolce Signora che bruci” e “Titanic”. Ma poi il duo si ricompone : tutti noi abbiamo conosciuto Marina che “oggi insegna in una scuola, vive male e insoddisfatta” oppure abbiamo incrociato Pablo “che parlava strano e io non lo capivo”. Tutti noi abbiamo studiato al Giulio Cesare o conosciuto una signora che mi domandava “se avevo ancora quella foto in cui sorridevi e non guardavi”. Abbiamo camminato tra la “maestà del Colosseo e la santità del Cuppolone” o finiti in una notta “crucca e assassina”. E quando in chiusura partono le note di Roma,Roma,Roma lo stadio Olimpico diventa  un unica voce.

È il fenomeno di questa calda estate italiana: dai Rolling Stone ai Metallica, da  Vasco Rossi a Claudio Baglioni, il palco è degli over sixty.  Hanno il volto coperto di rughe, la camminata incerta e, dagli spalti, le fanciulle non lanciano più verso di loro il reggiseno. Ti viene da pensare: «Ma ce la faranno?». Poi iniziano a suonare e capisci che quei vecchietti sono ancora i ragazzi di sempre: quelli che non si limitano a suonare musica, ma la musica la incarnano. Perché lo fanno? Non per soldi certamente, né tantomeno per bisogno di popolarità.  Forse semplicemente perché é la cosa che negli anni hanno saputo sviluppare meglio. Ed é anche quella di cui noi abbiamo tremendamente bisogno.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login