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Editoriale

UNO E BINO

MASSIMO LODI - 28/10/2022

giorgettiIl ministero più importante, nel nuovo governo, l’ha il varesino Giancarlo Giorgetti. Ma anche il più complicato. Gli toccherà reggere la borsa, aprirla quando si può, tenerla chiusa quando si deve. Ogni spesa passa di lì, dal dicastero dell’Economia. Idem ogni risparmio. Oltre alla responsabilità massima del rapporto con l’Europa al tempo difficile del Pnrr, vi è quella minima dell’intesa coi partner dell’esecutivo. Ovvero: quando i colleghi citofoneranno alla sua porta, Giorgetti avrà facoltà di rispondere o no.

Operazione mai semplice. E difficilissima se l’interlocutore appartiene al tuo partito. Figuriamoci se ne è il segretario. Dovendo vedersela con Salvini, Giorgetti avrà le sue gatte da pelare. Sembra inverosimile poter obbedire a un leader che chiede il via libera per la flat tax, modulata fin che si vuole, ma pur sempre di pericoloso aggravio nelle casse dello Stato. Lo stesso a proposito del pensionamento anticipato, e a condizioni favorevoli, per tanti italiani. Dove si trovano i fondi necessari a dare l’okay?

Poi c’è il resto, in un’epoca così drammatica. Dunque Giorgetti sarà sempre sulla linea del fronte, italiano e internazionale. Complimenti a lui per il coraggio e auguri vivi: ne ha bisogno. Ma perché la Meloni l’ha scelto, pur conscia che Salvini preferiva soluzioni alternative nel ruolo? Forse proprio con lo scopo di limitarne l’irruenza, dato che l’ex Papeetista farà a gara con Berlusconi nell’incalzare il governo, praticando -in alcune occasioni, su certi temi- l’opposizione dentro la maggioranza. E dunque: investendo d’una simile responsabilità il leghista moderato, la speranza è che sollecitazioni, richieste, insistenza del leghista estremo si attenuino. O addirittura vengano meno.

Giorgetti avrebbe/avrà una funzione diplomatica nella squadra di Giorgia. Sarà il ministro dell’Interno-bis, nel senso che servirà da controllore delle agitazioni leghiste, ricevendo dalla premier l’input di prevenire per non dover reprimere. Una sorta d’avversario in casa per Salvini, qualora egli ritenesse d’agire in modo tale da inguaiare Palazzo Chigi. Strategia insieme saggia e rischiosa. Saggia perché mira a depotenziare prima dell’eventuale scoppio qualunque attacco da fuoco amico; rischiosa perché se la mission non funziona, la caduta sarà/è lì, dietro l’angolo, in ogni istante. Giorgetti s’appresta perciò a essere uno e bino, composizione figurativa che peraltro non gli è nuova, a guardare il disegno del suo percorso nella storica traiettoria del Carroccio: fra molte devianze di segno politico dei vari sodali, Bossi e Maroni in primis, ha sempre saputo seguire un tratto personale. Mai usando la matita rossa o blu, preferendole il grigio. Che con un tocco d’abile cancellino restituisce alla mano dell’artista/politico le sfumature pretese dalla circostanza. La Meloni ha bisogno di questo stilista sui generis, ideale nel vestire il doppio patto.

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