Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Cultura

EUINSUBRIA

SANDRO FRIGERIO - 17/02/2023

erasmusSi torna a fare le valige. Decine di ragazzi e ragazze da tutt’Europa stanno preparando il rientro da Varese o Como nei loro Paesi d’origine e altrettanto sta facendo un numero ancora più alto di studenti dell’Insubria che hanno passato il semestre presso Università europee. Dopo la parentesi del Covid, che ha più che dimezzato gli spostamenti, peraltro mai annullati, i programmi Erasmus+ per scambi internazionali di studenti tra le università riprendono a salire. Il 23 gennaio la giornata dell’Università dell’Insubria dedicata all’internazionalizzazione ha fatto il punto sulla nuova fase ascendente e tra pochi giorni, a fine febbraio, si chiudono i termini per le nuove candidature.

Si tratta del maggior sforzo formativo dell’Unione Europea e anche l’Insubria e Varese divengono parte progressivamente sempre più attiva. Solo cinque anni fa erano 163 gli universitari “in uscita” (142 per i programmi di studio e 21 per tirocinio), contro soli 41 in entrata, in un rapporto quindi di 4 a 1. Quest’anno (2022 – 2023) quelli in uscita sono raddoppiati, con un totale di 350 (295 per corsi di studio e 55 di tirocinio), ma quelli in entrata, tutti di studio, sono quadruplicati: “Sono 159, di cui 44 per l’intero anno accademico, 63 nel primo semestre che si sta chiudendo e 52 per il secondo”, spiegano presso la sede dell’Ateneo, in via Ravasi a Varese, da dove viene tessuta la rete con gli organismi nazionali e con le altre università partner. “In totale sono 466 accordi con 214 istituzioni e quasi 1100 posti. Numeri ai quali vanno aggiunti 11 accordi con 10 istituti internazionali, che offrono l’opportunità di conseguire la doppia laurea fino a 48 studenti”.

Opportunità in crescita dunque, anche perché l’Unione Europea, il “motore” del programma, in concomitanza con l’uscita dalla pandemia, ha fortemente rilanciato questa formula di indubbio successo, che ha mosso i primi passi nel lontano 1987. I 14,7 miliardi di euro stanziati dalla Commissione di Bruxelles per il settennato 2014-2020 sono raddoppiati per il periodo 2021-2027 a 26,2 miliardi, oltre ad altri 2,2 miliardi i fonti esterne. Il solo 2021 ha mobilitato in tutta la UE 3 miliardi per 19 mila progetti.

Secondo le stime dell’organismo di coordinamento nazionale INDIRE, nel 2022 i soli programmi universitari in uscita hanno visto un aumento del 39% delle partenze verso l’Europa, e dei fondi del 41%. Si tratta di 106 milioni destinati a 31 mila spostamenti per studio e oltre 9 mila per tirocini. “In media, ogni 10 studenti in uscita, sono circa 7 quelli in arrivo”, spiegano alla sede dell’Agenzia, che è punto di riferimento nazionale per la ricerca educativa. Nei sette anni 2014-2020 sono arrivati in Italia 188 mila studenti (181 mila dalla UE), con al top 15.194 all’Alma Mater di Bologna, 9.095 alla Sapienza di Roma, 8.301 al Politecnico di Milano. Chi sono e dove vanno gli studenti Italiani all’estero? Il profilo tipo è 23 anni (25 per i tirocinanti), 59% studentesse (63% nel caso di stage aziendali), con Spagna (28%), Francia (14%) Germania (12%) destinazioni preferite. Erasmus+ dall’Italia all’estero è soprattutto donna. Gli stessi paesi sono al vertice anche per la provenienza (con la spagna sopra il 30%).

All’Insubria, ateneo di formazione recente (a luglio compie i primi 25 anni) e di dimensioni medio piccole, con i poco più di 12 mila studenti, i programmi Erasmus+ sono in crescita. I 300 studenti tra ingresso e uscita del 2019/2020 si sono dimezzati durante il Covid, per risalire a 450 complessivi nell’anno in corso. Sono tuttavia una parte della realtà internazionale dell’Università, che ha circa 700 iscritti dall’estero, con un quinto di questi rappresentati da matricole e un decimo laureati

L’Erasmus, avvertono però gli esperti, non è una vacanza retribuita. Certo è un occasione per conoscere paesi, realtà di studio e lavoro diverse, viaggiare, imparare a organizzarsi spesso per la prima volta da soli fuori casa; ma occorre studiare perché è necessario rispettare i programmi di studio stabiliti, superare gli esami e conquistare i crediti formativi previsti. In caso contrario, si può perdere i contributi previsti. Contributi che, specificano in via Ravasi, possono arrivare a un massimo di 650 euro mensili, secondo anche il paese di destinazione.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login