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Cultura

SUPREMAZIA IN MUSICA

LIVIO GHIRINGHELLI - 30/06/2023

diabelliNel 1819 l’editore viennese Antonio Diabelli si rivolse a numerosi musicisti austriaci, chiedendo a ciascuno di comporre una variazione su un valzer da lui stesso proposto. Tra gli aderenti Hummel, l’Arciduca Rodolfo, Czerny, il giovane Schubert, Liszt. In un primo tempo Beethoven giudica il tema di Diabelli “una vera Rosalia” (melodia composta di piccole frasi poveramente ripetute), ma pur contrario alle opere collettive, per necessità economiche decide di accettare arrendendosi.

Iniziate nel giugno 1819, ma portate a termine solo nella primavera del 1823, le variazioni di Beethoven per la gran parte devono essere attribuite al soggiorno dell’autore nella magnifica villa di Hetzendorf, dotata di un bel parco, confortato dalla sua vista incantevole, godendo al contempo di un divertimento e di un riposo per la sua mente.

Dedicate ad Antonia Börkenstock Brentano, aristocratica viennese di dieci anni più giovane di lui, in cui secondo alcune ricerche si potrebbe scorgere il volto dell’Immortale Amata, le variazioni Veränderungen, ossia variazioni alterate, a significare che la struttura è basata sul principio dell’alterazione degli accidenti, cioè dei diesis, dei bemolle o dei bequadri, si prefiggono nelle loro proporzioni smisurate di combinare le tecniche della variazione melodica tradizionale fondata sull’ornamentazione, amplificata, sulle strutture contrappuntistiche di derivazione bachiana, con procedimenti anche mozartiani.

Ragionevole è considerare l’opera nella sua complessità un gigantesco ciclo di bagatelle, mentre il tema di Diabelli, modesto e neutro, non fa che dar risalto alla sconfinata genialità dell’intervento di Beethoven. Proprio la semplicità del tema del valzer d’avvio, la sua inconsistenza invitano Beethoven a mettere in atto ogni risorsa tecnica e formale del pianoforte. Le variazioni n.6, n.21, e n.26 sembrano scaturire da figure geometriche ad incastro, di una purezza che rimanda a Bach. Il messaggio espressivo della n.31 è paragonabile per intensità all’”abissale voragine” dell’op.106. Il minuetto della n.33 è colmo di stupefatta beatitudine. Su tutto impera la n.20, probabilmente la più ermetica e allucinante delle pagine mai scritte da Beethoven.

Tra i più rilevanti giudizi sull’opera c’è quello di Carli Ballola: le Diabelli rappresentano il caso estremo di un supremo esercizio dell’intelletto applicato alle forme musicali con rigorosa determinazione. Rosen: una investigazione sul linguaggio delle tonalità classiche con tutte le sue implicazioni di ritmo, come pure di armonia e melodia. Stockhausen: invece di presentare lo stesso oggetto sotto luci diverse, le variazioni Diabelli presentano 33 oggetti differenti nella medesima luce, che tutte le attraversa.

Curiosità: Antonia Brentano e il marito Franz tra il 1809 e il 1812 sono a Vienna e hanno modo di conoscervi Beethoven. Quando Antonia e Franz saranno a Praga nella capitale boema il Maestro li reincontrerà durante il suo viaggio alla volta di Tepliz. Franz ha comunque deciso, da uomo d’affari, vincendo l’opposizione di Antonia, di ritornare a Francoforte, sua sede di attività. Antonia e Beethoven si sono legati in una relazione extra-coniugale non improntata a una concezione passionale travolgente, totale, quanto connotata da interessi culturali e comune sensibilità. I due innamorati si allarmano indubbiamente nell’imminenza della separazione, non sanno come reagire per evitare una lontananza che si presenta come definitiva.

Dalle lettere Beethoven pare già rassegnato a perdere la compagna e pur desiderando sempre un legame stabile ufficialmente riconosciuto, teme il rischio di veder compromesse la propria attività e le proprie abitudini. Antonia cede alle convenienze sociali. In una lettera del 1819 ricorderà Beethoven così: “Ancor più grande come essere umano che come artista”.

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