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Editoriale

IL DRAGONE

MASSIMO LODI - 21/09/2023

Von der Leyen e Draghi

Von der Leyen e Draghi

La Von der Leyen arruola Draghi. Per ora in veste di consulente: dovrà aiutare a disegnare gli scenari economici nel post voto, maggio ’24. Poi si vedrà. Dipende da come andranno le elezioni, dipende da cosa vorrà fare Draghi. Nulla gli è precluso: presidenza del Consiglio d’Europa, presidenza della Commissione Ue oggi guidata dall’erede merkeliana, altro di vario. Un “ministero” (lì non si chiamano così) strategico, per esempio.

Di sicuro c’è che Draghi torna a far politica, nonostante la tecnicalità dell’incarico. In Europa l’hanno apprezzato da capo della Bce, e idem da capo dell’esecutivo di Roma. Insediato a Chigi col plauso del presidente della Repubblica durante pandemia e crisi economica, seppe affrontare al meglio entrambe. Di più: non si negò a un corretto passaggio delle consegne a Meloni, dopo le elezioni del 25 settembre scorso, e nonostante fosse stato disarcionato dalla sella di premier ad opera del trio Salvini-Conte-Berlusconi. Avrebbe avuto di che indispettirsene, invece si mostrò collaborativo. Né fece pesare la delusione per la mancata salita al Quirinale, che i partiti gli negarono puntando prima su cavalli sbagliati e poi, disperati, trovando l’accrocchio sul Mattarella 2. Viva Mattarella, naturalmente. Ma viva Draghi, se fosse toccato a Draghi.

Ora ogni fantasia è lecita, perfino la più sbrigliata. Citiamo, una a caso, la seguente. Se a urne chiuse Popolari, Socialisti, Liberali e Macroniani non avessero i numeri sufficienti a far maggioranza; o se ritenessero che il difficile frangente epocale ne richiedesse di più solida; e cadesse il veto all’allargamento ai Conservatori (di cui è leader la Meloni); ecco, in tal caso servirebbe una personalità trasversale, super partes, capace di tenere insieme gli opposti. Un compito che Draghi ha già assolto con ottimo esito in Italia, coniugando Pd e Cinquestelle, Lega e Forza Italia. Non anche Fratelli d’Italia, che rimase all’opposizione per ragioni di bottega elettorale; ma che garantì un leale/atlantico sostegno sulla scelta di appoggiare l’Ucraina invasa dai russi.

Dunque Supermario, qualora le circostanze lo richiedessero, sembrerebbe la persona adatta all’incarico. Esperienza, prestigio, carisma: che si vuole di più? Nulla. E difatti la Von der Leyen, sentito chi doveva sentire, ha avviato un’operazione oggi d’un certo segno e domani chissà. Inutile aggiungere che un Draghi pedina cruciale a Bruxelles ritornerebbe ad esserlo anche a Roma, nella prossima partita per il Colle. E stavolta mettergli i bastoni tra le ruote risulterebbe più ostico, anche perché un Mattarella 3 è impensabile e di diverso nulla s’intravede. Se ne farà una ragione Conte, cui Draghi apparve stanco tre anni fa e ora invece gli riappare più in forma che mai.

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