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Attualità

IN CAMPO

LIVIO GHIRINGHELLI - 06/10/2023

pianoNel dicembre dello scorso anno la Commissione Europea ha approvato il Piano Strategico Nazionale riguardante la nostra agricoltura. È necessario per i nostri uffici statali che acquisiscano competenze e gestiscano procedure, anche perché sinora se ne sono occupate le risorse umane regionali, con la conseguente esigenza di creare ex novo e di testare modalità di coordinamento tra Stato e Regioni e tra Regioni, nella gestione di un piano unitario, con specifiche regionali. Bisogna garantire il sostegno alle numerose “transizioni” richieste a sistemi agricoli e aree rurali molto differenziati tra loro, compito delicato per l’alto grado di complessità e i numerosi obiettivi pubblici interconnessi con risorse limitate. La proposta di documento strategico presentata dall’allora Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali il 31 dicembre 2021 si è dovuta integrare nel corso del 2022, in parte per i contenuti lacunosi, in parte per la formulazione di nuove richieste.

Il nostro Paese può ora procedere a utilizzare le risorse previste, 36,88 miliardi di euro, per il quinquennio 2023-2027, perseguendo gli obiettivi di sostenibilità e sviluppo del settore agricolo, agroalimentare e forestale e di migliorare le condizioni di vita nelle aree rurali. L’impegno economico deriva da due fondi europei, il FEAGA, agricolo di garanzia e il FEASR, Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale, il primo e il secondo pilastri della PAC (Politica agricola comune), adottata dalle Istituzioni europee dal 1962; sono previsti anche strumenti di sostegno per lo “sviluppo rurale nazionale” con specifiche regionali.

La quota più consistente delle risorse di sostegno al reddito degli agricoltori con pagamenti diretti annuali risulta pari a 17,6 miliardi destinati a colmare il divario con il reddito dei lavoratori degli altri settori economici. Per il 1023 il valore medio nazionale di base sarà di 164 euro annuali per ettaro ammissibile. Per quanto concerne i pagamenti diretti per il 2023-2027 è stato sollevato il problema di una distribuzione diseguale tra aziende e territori. Le risorse sono state sinora assorbite per lo più dalle aziende più estese rispetto a un settore agricolo italiano costituito per oltre il 70% da aziende di dimensioni inferiori a dieci ettari. Per la prima volta l’Italia programma un disegno redistributivo complementare destinato alle aziende fino a 50 ettari di dimensione, cui viene destinato il 10% (1,761 miliardi) del plafond nazionale. C’è uno spostamento importante di risorse della PAC in favore delle aree meno densamente popolate, le zone collinari e montane interne e di alcune produzioni.

Il Piano strategico nazionale prevede strumenti a favore della sostenibilità ambientale per oltre 10,7 miliardi di euro tra primo e secondo pilastro in funzione di pratiche e di tecniche agronomiche positive per l’aria, l’acqua e il suolo, come per investimenti in tecnologie meno impattanti per l’ambiente. Una quota pari ad almeno il 25% delle risorse disponibili è destinata agli agricoltori che si impegnano volontariamente ad osservare specifiche pratiche benefiche per i cosiddetti ecoschemi. Altri interventi sono programmati in modo differenziato nei territori regionali.

L’inasprirsi degli eventi atmosferici ha depotenziato le polizze assicurative visto un incremento importante dei costi medi e l’effetto di franchigie alte. Per la gestione del rischio sono destinati 3 miliardi di euro. È una novità il fondo obbligatorio di mutualizzazione nazionale contro gli eventi catastrofali. Le scelte dei legislatori europei tendono a prediligere l’individuazione di un interlocutore unico per ogni Stato membro. È evidente pertanto la necessità di un presidio nazionale efficace che coordini tutti i codecisori e cogestori della PAC in Italia. Una delle principali sfide per l’attuazione del PSN esige un significativo aumento della capacità amministrativa pubblica. Le attività agricole assicurano la fornitura di una pluralità di beni pubblici per tutta la comunità.

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