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Editoriale

I MOLINAS

MASSIMO LODI - 20/10/2023

molinaLa più grande azienda varesina -con Ospedale di Circolo e Comune- cambia il management. Resta il presidente, Carlo Maria Castelletti, entrano nel cda Elisabetta Brusa, Michele Graglia, Silvia Nanni, Valerio Zanolla. Sono personalità note, voci di mondi della giurisprudenza, dell’impresa e dell’associazionismo, della tutela di polizia, del sindacato. Voci autorevoli, rappresentative, extrapartitiche. La casa di riposo Molina vi si affida a pro d’una spinta nuova nell’ottimizzare le prestazioni offerte.

Progressi sono stati compiuti negli ultimi anni. Migliorie strutturali, servizi aggiuntivi, sguardo operativo/efficiente a un futuro sempre più difficile. La popolazione anziana cresce, idem la richiesta d’alloggio e cura in residenze che affianchino alla professionalità il tratto umano. Va concessa attenzione alle anime, non solo ai corpi: questo fu il pensiero da cui nacque l’istituzione sortita da un gesto di munificenza. Uno dei tanti della Varese generosa verso sé medesima. Gli si è dato seguito, talvolta non senza difficoltà, sempre riuscendo a correggersi per il meglio.

Quasi cinquecento ospiti, un migliaio di persone ad accudirli, ogni giorno problemi consueti e imprevisti, gran mobilitarsi del volontariato che s’affianca a quello di medici e infermieri specializzati. Una macchina complessa, ardua da organizzare, sotto costante pressione. Una macchina che deve correre molto, e dovrà correre ancora di più.

Chi s’insedia accetta un compito impegnativo, e lo fa senza chiedere. Solo per dare. Eccolo, il punto. Stiamo parlando della gratuità, genere ormai misconosciuto. La gratuità verso gli altri viene dallo spirito evangelico, e anche dalla vocazione laica. Se vogliamo pensare in grande, ma in fondo si tratta d’una piccola riflessione, traduciamo i due impulsi con una sola parola: apostolato. Esagerazione? No, se si dà retta all’imprinting d’un mandato storico qual è il governo d’una azienda sui generis che incrocia il bisogno di aiuto, conforto, soccorso dei fragili. L’essere anziani è declino, triboli, afflizione, per quanto mitigati dalle carezze del pensiero religioso e dalla serenità dell’accettazione realistica.

Bisogna insistere, in queste carezze, e renderle possibili con le opere oltre che con le parole. Per esempio migliorare le condizioni retributive di chi lavora, così da fidelizzarne l’impegno, evitando abbandoni deleteri; potenziare i mezzi d’ausilio ai degenti; favorire l’integrazione dei parenti degli ospiti nella vita operativa della Rsa. Eccetera.

Il Molina s’ispira al motto “Sempre in famiglia”. È questo, esattamente questo, che ne caratterizza il Dna e va dunque omaggiato, specialmente in una contemporaneità dove lo si dimentica spesso. Non è il caso di ricordarlo a chi lo sa bene, cioè ai nuovi amministratori, ma vale rammentarlo a noi stessi. Perché lì, al Molina, troviamo soluzione a emergenze spesso drammatiche e dolorose; e lì cerchiamo il continuum di esempi utili fuori da una casa di riposo. Portandoli a casa nostra. Siamo tutti in cerca di sollievo, e di modelli positivi cui ispirarci, di fronte a tanta negatività che spadroneggia. Noi, famiglia civica allargatissima, possiamo dirci i Molinas. Vogliamo dirci i Molinas. Diteci che non sbagliamo.

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