Atteso nelle edizioni per l’estero, dopo il successo ottenuto negli Usa (è uscito lo scorso anno ed è diventato il bestseller numero 1 del New York Times), è finalmente arrivato anche in Italia “Imminent”, libro autobiografico di Luis Elizondo. Chi è Luis Elizondo? Per farla breve vi diciamo che è un ex militare al quale è stato affidato, nell’ambito di ruoli di intelligence, l’ufficio che si occupa di quelli che gli americani adesso definiscono UAP (Unidentified Aerial Phenomena, Fenomeni Aerei Non Identificati) mentre noi continuiamo a preferire la tradizionale dizione di UFO, Oggetti Volanti Non Identificati.
Elizondo balzò alla ribalta delle cronache nel 2017, regalando al New York Times (la leadership tra i bestseller è forse una ricompensa? A pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca…) lo scoop degli avvistamenti di strani “cosi” – alcuni con la forma delle “mentine” Tic Tac, nome subito sdoganato e appioppato – da parte dei piloti degli F-18 Super Hornet della US Navy. Coinvolta, in particolare, la portaerei Nimitz, con le acque al largo della California quale luogo dello show (molte di quelle foto e di quei filmati risalivano però a una decina di anni prima).
Da quel giorno nel mondo dell’ufologia – e della caccia all’alieno, sequel che non può essere automatico e consequenziale, ma che molti gradiscono – nulla è stato più come prima. Elizondo ha cominciato a girare di qua e di là per tenere conferenze e all’inizio l’ha fatto per e con un altro personaggio del quale non si è ben capito che cosa c’entrasse nella causa ufologica: parliamo di Tom DeLonge ex frontman del gruppo rock “Blink-182”, che aveva fondato la società “To The Stars” con l’intento di studiare i fenomeni anomali ma di guadagnarci pure. De Longe offrì all’ex militare un incarico con uno stipendio pari alla metà (aspetto un po’ strano…) di quanto percepiva come consulente dell’intelligence: però poi lo liquidò perché la società non aveva prodotto utili, come il musicista si aspettava.
Il buon Luis – all’epoca ancora accompagnato da DeLonge – nel 2018 parlò pure a Roma, ospite del CUN (Centro Ufologico Nazionale, citato tra coloro che ringrazia). A precisa domanda di chi scrive (“Ha un’idea della provenienza di questi oggetti? Arrivano dal cosmo, da dimensioni parallele, dalle viscere della Terra, oppure da qualche Nazione ostile? E chi li pilota?”) rispose che era ancora vincolato alla riservatezza.
Questo refrain è proseguito in questi anni: un passo in avanti, magari di tanto in tanto due indietro, mai la quadratura del cerchio. Uscito dai ruoli che aveva, Elizondo deve aver avuto anche i suoi guai (a parte la “cappella” di aver spacciato per vero un UFO su Bucarest, mentre si trattava di un’immagine fake circolata su Facebook e non presa, come sosteneva, dal sito dell’ambasciata Usa in Romania): un anno fa scrisse un tweet spiegando che se gli fosse successo qualcosa non si doveva pensare a un suicidio o a una malattia.
Ora però con “Imminent” (rigorosamente visionato dal Pentagono prima del nihil obstat quominus imprimatur) ha voluto osare di più e se gli asterischi e i passaggi oscurati fanno francamente sorridere (perché metterli? Meglio lasciar perdere), gli aspetti interessanti e degni di riflessione non mancano. Prima di tutto Elizondo cita per la prima volta i suoi superiori, indicando dunque chi sapeva e voleva il silenzio. Poi spiega che queste tecnologie, impossibili per le conoscenze e le competenze attuali della nostra civiltà, non sono umane. Sono extraterrestri. Non è finita: gli Alieni sono cattivi e a volte pure brutti. Ecco il passaggio: “Se sono buoni, non stanno facendo questo gran lavoro nel mettere in atto un programma benevolo. Se sono neutrali, allora dovremmo cominciare a pensare in termini diplomatici e politici. Lo scenario peggiore per noi è che siano malvagi. In tal caso potrebbero essere impegnati in quella che i militari definiscono la preparazione del campo di battaglia. E sapete una cosa? Per qualcuno saldamente radicato nella realtà della guerra, tutto quello che abbiamo visto finora assomiglia proprio a questo”.
In conclusione: il passo in avanti di Elizondo è cospicuo, ma non è ancora definitivo. Il rischio è che dopo 350 pagine, alcune delle quali, ripetiamo, superflue perché censurate, ci sia più confusione che chiarezza. Però affrontare il racconto di “Imminent” (ndr: l’autore lascia al lettore la libertà di decidere che cosa significhi quella parola) è un’avventura interessante: si è letto di peggio.
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