Sport

AZZURRO TENEBRA

CLAUDIO PIOVANELLI - 13/06/2025

Cose che probabilmente soltanto in Italia possono accadere: per la prima volta nella sua lunga e gloriosa storia sportiva, la Nazionale azzurra di calcio ha disputato una partita guidata da un commissario tecnico già esonerato.

È accaduto lunedì scorso contro la Moldova in una sfida valida per le qualificazioni al prossimo Mondiale e il classico risultato di 2-0 non fotografa la scialba prestazione dei giocatori azzurri. Luciano Spalletti, c.t. dall’agosto 2023, era stato infatti sollevato dall’incarico solo tre giorni prima, immediatamente dopo il pesante k.o. per mano della Norvegia (0-3) nella gara d’esordio degli azzurri in queste qualificazioni iridate.

Controversa la breve avventura azzurra dell’ex tecnico del Napoli scudettato nel 2023: 12 vittorie, 6 pareggi e altrettante sconfitte nel suo palmares azzurro, anche se gli va riconosciuto il coraggio di avere osato con i giovani (ben 12 debutti in Nazionale durante il suo mandato), forse alla ricerca di qual talento italico nascosto da una autentica invasione di giocatori stranieri nel nostro campionato.

E forse è anche dovuta all’esterofilia galoppante dei nostri club questo momento di grave crisi del calcio italiano che rischia per la terza volta consecutiva di non essere presente alla rassegna iridata che nel 2026 si svolgerà tra Stati Uniti, Canada e Messico.

Inseriti nel girone I che qualifica direttamente al Mondiale solo la prima classificata (la seconda andrà agli spareggi, con tanto di semifinale e finale), insieme con Norvegia, Estonia, Israele e Moldova, gli azzurri sono stati sconfitti al debutto, senza scusanti, dagli scandinavi (3-0), già vittoriosi a valanga non solo con Donnarumma e compagni ma anche contro Israele (4-2), Moldova (5-0) ed Estonia (1-0). Ora il recupero per l’Italia non sarà facile, alle prese anche con una differenza reti (-12 rispetto ai norvegesi) pressoché irrimediabile nelle prossime sfide in programma da settembre in poi.

Insomma, lo spettro che si era materializzato così drammaticamente in passato contro la Svezia e la Macedonia del Nord, provocando l’esclusione del calcio azzurro dai Mondiali del 2018 e del 2022, sta facendo nuovamente capolino…

Difficile individuare le ragioni di queste ripetute disfatte e di una situazione, l’attuale, che non promette alcunché di buono. Certo, si gioca tanto, ma si gioca tanto ovunque, perché giocare significa portare a casa quattrini, molti quattrini, indispensabili per reggere il passo. Prendiamo l’ormai prossimo Mondiale per Club, che si disputerà negli Stati Uniti dal 17 giugno al 13 luglio e a cui prenderanno parte ben 32 squadre (tra cui Inter e Juventus). Due cifre, per dare un’idea: il montepremi globale è di circa 930 milioni di euro e la sola partecipazione, cioè disputare tre sole partite, vale attorno ai 20 milioni di euro. Come è possibile rinunciare?

Un’ulteriore prova dell’impazzimento generale del calcio? Nei giorni scorsi, a fronte della indisponibilità dello stadio di San Siro per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina, il prossimo 6 febbraio, si è ventilata l’ipotesi di far disputare a Perth, in Australia, la partita di campionato tra Milan e Como… Quanta sete di denaro!

Per tornare alla Nazionale, c’è chi sostiene che è venuto meno l’attaccamento alla maglia, che l’azzurro non è più un traguardo, un obiettivo, un punto d’onore e d’orgoglio; ma la posizione di un solo giocatore, l’interista Acerbi (che ha rinunciato alla convocazione in palese contrasto con il c.t. Spalletti, non nuovo a conflitti con singoli atleti come testimonia il caso Totti ai tempi della Roma), non può essere presa ad esempio.

C’è chi lamenta l’assenza di un “blocco squadra”, come quelli che determinarono le vittorie ai Mondiali del 1982 e del 2006, e ciò va ascritto anche al fatto che oggi i giocatori italiani rappresentano, come s’è già detto, una quota minoritaria in tutte le formazioni di vertice, e non solo, del nostro campionato. E, potremmo aggiungere, neppure lo “stellone” ci dà più una mano dopo il generoso aiuto fornito agli Europei del 2021 conquistati dall’Italia di Roberto Mancini.

C’è infine chi accusa i nostri settori giovanili, incapaci di produrre talenti come invece avveniva sino a qualche anno fa; ma è mai possibile che tutti gli istruttori italiani si siano all’improvviso dimenticati come si insegna il calcio ai bambini e ai ragazzini?

Resta il fatto che l’Italia rischia di nuovo davvero grosso: un conto è non vincere un Mondiale, e questo ci può stare; ben altro conto sarebbe invece essere costretti a fare di nuovo da spettatori, come nel 2018 e nel 2022. Ma forse non sarebbe neppure un dramma nazionale: la storia insegna che ci si abitua davvero a tutto…