(S) Desideravo da tempo porre il problema dell’antisemitismo, strisciante, talvolta esplicito, giustificato, non so se a torto o ragione dagli eccessi israeliani a Gaza e in Cisgiordania. Lo spunto mi viene dato oggi dalla visita all’interessante mostra della Triennale, INEQUALITIES, in particolare dalla prima installazione, THE BOOK OF AMOS (Il libro di Amos) a cura del regista israeliano Amos Gitai. In una sequenza di 12 minuti, attori e attrici israeliane e palestinesi, sullo sfondo di strade di Tel Aviv, circondati da comparse in abiti arabi che sparano in aria raffiche di mitragliatori, recitano spezzoni del libro di Amos, con tutta evidenza collegando alla situazione presente le profetiche denunce della corruzione e delle oppressioni dei popoli che circondano i regni di Giuda e Israele e di loro stessi. Mi è sembrata una critica esorbitante nei confronti del suo stesso Paese.
(O) Forse non sapevi che Gitai è praticamente esule per le difficoltà che gli frappongono in Israele. Certo è significativo che sia la prima e più suggestiva voce dell’esposizione internazionale del 2025 e non è un caso che Gitai abbia già lavorato con Stefano Boeri, Commissario Generale per questa esposizione. La mostra presenta una ricerca su tutte le ineguaglianze, principalmente quella della casa, ma non è sbagliato sottolineare, in questo momento in cui la maggior parte delle case di Gaza sono distrutte, che l’origine di tale tragedia è nell’uso, anzi nell’abuso di un potere materiale che è quello delle armi.
(C) La mostra mi ha interessato molto, è ben più vasta e documentata di questo filmato; invito a visitarla, soprattutto gli amministratori locali lombardi perché si parla anche di Milano e del suo Hinterland, ma raccolgo la preoccupazione di Conformi: anche a me, al primo colpo, il film è sembrato un’acre presa di posizione anti-israeliana, fuori posto in quel contesto.
(S) Hai detto la parola giusta, se il giudizio su qualsiasi fatto non si colloca nel suo contesto, si tradisce la realtà. Non ho vergogna a dire che anche l’uso di un testo profetico di più di 2500 anni fa, (in cui tuttavia si accusano i Filistei di aver reso schiavi e venduto agli Idumei molti Ebrei, ma ciò si capisce dalla lettura diretta della Bibbia, non dalla recitazione) mi sembra essere solo strumentale ad una tirata contro l’Israele di oggi. Decontestualizzazione è l’errore in cui cadono, sentimentalmente giustificati, tutti coloro che hanno preso in mano la bandiera palestinese come quella del diritto e della libertà, dimenticando non solo la strage a sangue freddo del 7 ottobre, ma la sua unica ragione e speranza: creare un tale odio da indurre tutti gli stati arabi vicini e soprattutto il ricco e potente Iran a entrare in guerra contro Israele e arrivare (rabbrividisco a pronunciare queste parole) alla sua soluzione finale.
(C) Capisco quello che sostieni e lo approvo come metodo. Non posso però tacere di fronte all’evidenza che lo stesso errore è compiuto proprio dal governo d’Israele e che anche ad esso si può rivolgere sia la minaccia finale del Libro di Amos biblico, la distruzione d’Israele, sia la critica di non aver compreso che il vero nemico non è Hamas o l’Iran, ma la mancanza di una reale prospettiva di convivenza e infine di pace. Perciò mi pare una cattiva notizia, forse la peggiore immaginabile, che lungi dal deporre le armi Hamas le sta usando contro i “collaborazionisti”, reali o presunti, in sostanza i membri di organizzazioni o di clan familiari ostili ad Hamas. Una risposta ad Israele, ma forse anche all’Autorità Nazionale Palestinese, e al suo leader Muhammad Mustafa, che pochi giorni fa all’ONU ha detto chiaro che il mondo intero riconosca lo stato Palestinese, ma insieme che Hamas deponga le armi e le consegni all’ANP. Perché queste parole non hanno avuto eco in Occidente e il suo nome stesso è sconosciuto? Prevale la narrazione sulla realtà, il pregiudizio sulla verità, l’odio sulla pietà, esattamente come in Europa nel secolo scorso. E si finisce per ricondurre ad Israele e agli Ebrei come stirpe e come religione tutte le colpe, compresa quella di aver suscitato il radicalismo islamico in tutto il mondo, che intanto è moralmente libero, di fronte alla dormiente coscienza razionale e democratica dell’Occidente di perpetrare guerre e stragi di civili dovunque ne abbia la possibilità.
(S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante