
In una comunità un’associazione non è solo un aggregato di iscritti ma anche – e soprattutto – un polmone sociale. A maggior ragione se tra gli obiettivi ha scopi culturali e civici. Forse non ci si ricorda mai abbastanza del ruolo di coesione sociale delle associazioni. Spesso pilastro di quella cittadinanza attiva, tante volte auspicata con enfasi. Certo ci sono associazioni che scompaiono, ma altre nascono. Ad esempio a Varese circa due anni fa è stata fondata A.M.I.C.A., che ha già quasi duecento iscritti. Sarà anche merito del bellissimo acronimo: Associazione Multiculturale Insieme Con Amicizia.
E poi ci sono le associazioni storiche. Una per tutte: il Cai, che a livello nazionale – dato aggiornato al 31 dicembre 2024 – conta 356.120 soci. Il Club Alpino Italiano si costituì a Torino, da un’idea di Quintino Sella – per inciso, l’anno prossimo si celebreranno i duecento anni della nascita –, dopo una storica ascesa al Monviso con alcuni suoi compagni. Era il 23 ottobre del 1863. A Varese è nato nel 1906 e alla data del 31 ottobre 2025 contava 1.968 iscritti.
Le cifre raccontano molto ma non tutto. E la storia del Cai è da sapere. Se è noto il nome del fondatore, a cui sono dedicati ben tre rifugi alpini, alcuni cenni su di lui male non fanno. E non limitiamoci a pensarlo solo come un rappresentante della Destra storica e capo dell’opposizione conservatrice nel Parlamento dal 1876. Laureatosi a soli vent’anni in ingegneria idraulica presso l’Università di Torino, si perfezionò in mineralogia e cristallografia all’École des Mines di Parigi. Iniziò una brillante carriera accademica e nel 1860 fu eletto per la prima volta nel Parlamento del Regno di Sardegna e successivamente confermato nel Parlamento d’Italia. Per tre volte ministro delle Finanze. Lasciamo agli storici della politica il giudizio sul suo rigore finanziario e andiamo a quel 23 ottobre, al Castello del Valentino, con la fondazione del Cai, di cui Sella fu presidente dal 1876 fino alla morte, nel 1884.
Club dedicati alla passione per la montagna esistevano già in Inghilterra, Austria e Svizzera. Il biellese Sella lo volle certamente per spirito patriottico ma lo organizzò non solo come associazione sportiva ma come una vera e propria istituzione culturale e scientifica. Non ci è dato sapere – e neppure vogliamo immaginare – come avrebbe reagito alla strumentalizzazione del Cai fatta durante il fascismo: dal febbraio del 1927 fu inserito ufficialmente nel Coni, vincolando l’alpinismo e le attività montane alle direttive sportive e politiche del Partito Nazionale Fascista. Nel 1938, nell’ambito delle scelte di purificazione, persino linguistica, per imposizione partitica, la parola Club fu sostituita da Centro.
È giusto, anzi bello, ricordare che già nel 1929, come reazione al trasferimento a Roma e all’inquadramento dell’alpinismo come sport fascista, nacque il Gruppo Italiano Scrittori di Montagna. Dietro la sigla GISM si nasconde anche un acronimo in latino, quasi un contentino al regime: “Gloriae Itinera Super Montes”, “I cammini della gloria sopra i monti”.
Ma è ancora più bello pensare a tutte le attività che oggi animano l’associazione, anzi il club: amore per la montagna e per la natura, impegno verso l’ecologia, con la pulizia di sentieri come quello delle cappelle del Sacro Monte. Un’associazione per giovani, e meno giovani, per scalatori provetti e per senior camminatori.
E se in un giorno ottobrino di cielo limpido e luminoso riusciamo a vedere il Monviso, il Re di Pietra con i suoi 3.841 metri, possiamo pensare a quanto sia bello stare insieme in un’associazione. Una cordata anche per chi non è alpinista.