Cultura

ROSSO, AZZURRO, OCRA

ROSALBA FERRERO - 23/10/2026

Il sonno di san Pietro [?], 1725 ca. Olio su tela, Musée du Louvre, Département des Peintures, Parigi. Fotografia: GrandPalaisRmn (Musée du Louvre) – Stéphane Maréchalle

La Pinacoteca Züst propone la mostra monografica ‘Giuseppe Antonio Petrini 1677-1757’, imperdibile occasione per ammirare un’ottantina di opere dell’insigne pittore del Settecento provenienti da collezioni private e pubbliche, per fare il punto sugli studi sulla vita e sulla produzione dell’artista arricchiti dalle recenti indagini archivistiche, in vista del 350º anniversario della nascita e del 270º dalla scomparsa, nel 2027.

Petrini nasce a Carona nel 1677, il padre Marco Antonio è scultore e la madre appartiene a una famiglia di pittori; inizia la sua formazione artistica a Genova presso la bottega di Bartolomeo Guidobono, si sposta a Torino, conosce le opere di Francesco Solimena, di Andrea Pozzo, poi di Giovanni Serodine e di Pier Francesco Mola. Fa suoi l’uso del chiaroscuro e della tecnica coloristica.

I ‘topoi’ con cui costruisce il suo linguaggio artistico, unico e originale, sono la scelta del tema dei dipinti: soggetti sacri o i protagonisti più illustri della cultura antica, la composizione scenografica costruita seguendo schemi geometrici, l’uso simbolico dei colori, soprattutto rosso, azzurro e ocra. Sono elementi già presenti nelle tele e negli affreschi che abbelliscono edifici religiosi e abitazioni private in Valtellina ove lavora agli esordi.

La potente famiglia Riva a Lugano gli procura molte commissioni presentandolo all’ordine dei Somaschi: dipinge per chiese, conventi e collegi a Lugano, Como, Bergamo, Pavia e in Piemonte; opere di recente attribuite si trovano anche in Spagna. Apprezzato dai contemporanei, per rispondere alle richieste del mercato e mantenere i numerosi figli (alcuni collaborano con lui), apre una bottega; realizza bozzetti, presenti in mostra, e copie, alcune autografate, di lavori eseguiti, creando problemi di attribuzione e datazione.

Il percorso espositivo museale si avvale di opere in prestito da privati e da chiese ed edifici religiosi di Piemonte e Lombardia, dal Louvre, dal Kunstmuseum di Basilea, dal Kunsthaus di Zurigo, dalla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia, dalla Staatsgalerie di Stoccarda, disposte in sei sezioni tematiche. Ogni lavoro testimonia il modus operandi del maestro che rende percepibili le emozioni immortalate nelle opere.

Scene scarne, dimensione spaziale rarefatta e senza tempo in cui campeggiano i protagonisti ritratti nell’attimo eternizzato della raffigurazione; paesaggi e fondali architettonici assenti; comparse o elementi accessori inesistenti: Petrini non racconta una storia, fissa l’attimo, lo pietrifica, è concentrato sul ‘qui, ora’.

Le figure emergono vigorose da sfondi scuri in cui rimane, impercepibile, ciò che è secondario; con giochi di luce direzionale sottolinea i tratti espressivi dei volti, con la luce disegna abiti, drappi, mantelli che evidenziano i volumi anatomici.

La scelta dei colori, che stende compatti, è riconducibile al simbolismo sacro.

La ‘Decapitazione di San Paolo’, un olio eseguito per la chiesa di San Giulio ad Altavilla Monferrato, racchiude tutta la cifra pittorica del maestro.

Solo l’essenziale in una composizione statuaria: fasci di luce, intensa sul volto del santo proiettato fisicamente e spiritualmente al cielo, sul boia che ha volto feroce e muscoli tesi a brandire la spada, sulle spalle del soldato che assiste attonito. Il mantello di San Paolo è rosso, come il sangue che sarà versato.

Il rosso è un colore caldo che attrae l’attenzione dello spettatore, è simbolo del martirio; è rosso il manto della Madonna ai piedi della Croce nella ‘Crocifissione’, rossi il manto del santo ne ‘San Giorgio e il drago’ e il manto di ‘Davide con la testa di Golia’, rosso l’abito dell’‘Astronomo’.

Petrini usa il blu nelle sue varie declinazioni: è il colore del cielo, ispira la dimensione meditativa, la contemplazione e la profondità interiore; usa l’ocra in tutte le sfumature gialle, brune, dorate, perché evoca la terra, la corporeità dell’esistenza quotidiana.

La visione del beato Giovanni da Meda, 1749-1752. Olio su tela, Pontificio Collegio Gallio, chiesa di Santa Maria di Loreto, Como. Fotografia: Ugo Ambroggio – Aleph – Como.

Azzurro e ocra dominano nella ‘Visione del beato Giovanni da Meda’: un azzurro sempre più tenue sino a sbiancare nella mano dell’angelo che indica il cielo è il segno del totale distacco dal mondo terreno.

Nell’emozionante ‘San Pietro’ prestato dal Louvre, la figura emerge dallo sfondo buio: la luce intensa illumina solo il capo del santo che, con una scelta estremamente originale, è ritratto in tarda età assopito su un tavolo, privo di capelli, con le mani sovrapposte curate in ogni dettaglio: il chiaroscuro rende i particolari anatomici (le nocche, le unghie, le pieghe, la barba) realistici e le vesti morbide e sinuose. Blu e ocra sono qui conciliati: trova requie la dialettica tra l’anelito spirituale e la dimensione materiale.

Accompagna la mostra, curata da Elio Schenini e Laura Damiani Cabrini, una pubblicazione edita da Electa, indispensabile a chiunque voglia approfondire in futuro lo studio del maestro: ricco il corredo iconografico, che comprende anche i cicli decorativi realizzati ad affresco dall’artista, e numerosi i saggi redatti da studiosi con competenza e precisione.

Giuseppe Antonio Petrini

1677-1757

Dal 27 settembre 2026 al 31 gennaio 2027

Pinacoteca cantonale Giovanni Züst – Rancate (Mendrisio), Canton Ticino. Tel. 0041 91 816 47 91; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch/zuest.

Orari: martedì-venerdì 10-12 e 14-17; sabato, domenica e festivi 10-12 e 14-18; lunedì chiuso.