Chiesa

AGOSTINO RITROVATO

SERGIO REDAELLI - 26/09/2025

“Per quattro secoli fu un mistero inspiegabile”. Susanna Zatti, una dei massimi esperti di arte dal XVIII al XXI secolo, conservatore dei Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia dal 1988 al 1998 e fino al 2017 dirigente del settore cultura, turismo e promozione del Comune della città sul Ticino, racconta le peripezie dei resti mortali di Agostino, il santo venerato in tutta Italia e particolarmente caro a Varese. Le spoglie sono custodite nell’Arca gotica del XIV secolo, attribuita a Giovanni di Balduccio, nel presbiterio della basilica pavese di San Pietro in Ciel d’Oro insieme a quelle del filosofo Severino Boezio e del re longobardo Liutprando. E, come spiega la Zatti, hanno un segreto da svelare: “Per quattro secoli l’Arca è rimasta vuota e le ossa del santo sembravano sparite”.

Persa ogni traccia, in apparenza, delle reliquie che Liutprando, fervente cristiano e generoso mecenate, aveva comperato a peso d’oro nel 725 d.C. a Cagliari, in Sardegna. Le ossa si trovavano sull’isola da quando le autorità religiose di Ippona (oggi Annaba, in Algeria) – dove Agostino fu vescovo e morì nel 430 dopo Cristo – le avevano trasferite per salvarle dalle incursioni dei Vandali. Il sovrano longobardo organizzò l’avventuroso trasporto per mare da Cagliari a Genova e via terra per Tortona e Pavia. Poi la sparizione. Che accadde? Spiega la Zatti: “Nel Medioevo le reliquie furono nascoste perché tenerle in chiesa alla vista di tutti significava esporle alla razzia delle bande armate che infestavano le città. Solo nel 1730 la cassetta con i resti del santo fu casualmente ritrovata durante i lavori nella cripta”.

“L’Arca trecentesca – aggiunge la studiosa – è uno straordinario monumento che riproduce nel marmo episodi della vita di Agostino e il viaggio delle reliquie dalla Sardegna a Pavia. Allora la gente non sapeva leggere e l’eccezionalità dell’opera, al di là dei valori artistici e spirituali che esprime per i fedeli cristiani, consiste nel fatto che il visitatore poteva girare intorno all’Arca seguendo la navicella sul mare, l’approdo a terra, il corteo a piedi, i pellegrini e gli onori attribuiti al santo”. Ma c’è dell’altro e la Zatti lo racconta nel libro “Agostino e la sua Arca a Pavia” che la casa editrice Nomos di Emanuele Tosi ha pubblicato nel 2023 a Busto Arsizio con i contributi della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e del Centro per le Storie Locali dell’Università dell’Insubria.

Il volume raccoglie gli interventi di esperti e docenti universitari di tutt’Italia, a cominciare dal curatore Renzo Dionigi, rettore dell’Università dell’Insubria dal 1998 al 2012. Ed è tra queste pagine che Susanna Zatti rivela il finale del mistero dell’Arca: “Nel 1842 una legazione algerina venne a reclamare a Pavia un pezzo delle reliquie da esporre nella basilica della Pace di Ippona che era priva di un segno tangibile dell’illustre concittadino. Gli inviati nordafricani ottennero l’ulna del braccio destro del santo e la riportarono devotamente a casa per consegnarla nelle mani del vescovo Dupuch che l’aspettava con trepidazione. Dopo mille e quattrocento anni di lontananza.

Il bel volume della Nomos esamina in diciannove capitoli – con un ricco apparato di indici e note – la possibile partecipazione dei Maestri Campionesi alla realizzazione dell’Arca, i valori della povertà e dell’umiltà espressi nell’opera, le circostanze del ritrovamento delle reliquie, il ruolo svolto dai Visconti di Milano nella difesa del culto di Agostino e il Libro delle Spese sostenute dalla basilica pavese per la costruzione del complesso scultoreo gotico. Altri interventi fanno luce sulle eresie del tempo di Agostino, sul valore del racconto autobiografico delle Confessioni, sull’iconografia lombarda e la grafica nordica dedicate al Dottore della Grazia., sulle formelle e sull’apparato figurativo del monumento funebre.

Angelo Stella, accademico della Crusca e Pierluigi Cuzzolin, linguista e glottologo, indagano infine sulla vexata quaestio della identificazione del toponimo Rus Cassiciacum, il luogo in cui Agostino ospite dell’amico Verecondo scrisse i Dialoghi prima di recarsi a Milano per essere battezzato da Ambrogio: Cassiciacum era Cassago in Brianza o Casciago alla periferia di Varese? La risposta ribalta a quanto pare resistenti convinzioni. Gli autori dei testi sono: Claudio Bonvecchio, Gianmarco Gaspari, Sara Fontana, Claudia Biraghi, Renzo Dionigi, Susanna Zatti, Luigi Alici, Aldo Andrea Cassi, Filippo Maria Ferro, Luisa Erba, Francesca Girelli, Caterina Zaira Laskaris, Cristina Andenna, Maria Teresa Mazzilli Savini, Renata Crotti, Maria Grazia Albertini Ottolenghi e Silvia Isella Brusamolino, la figlia di Dante Isella.