Finiremo per rovinare anche la fama del gruviera. Come definire altrimenti le difese delle squadre italiane? Lo dice il campionato, lo confermano le coppe europee. Peccato che il gruviera abbia buon sapore e bel gusto e, invece, i gruviera pallonari rendano amaro il palato del buongustaio calcistico e immergano nella fasullaggine dei 3, 4, 5, 6 gol che non fanno buon calcio: solo numero per la vista, non per il gusto. Si va per fama e una volta si andava per fame di gol, ma ora sono abbuffate. E già rimpiangiamo taluni 0-0 (non tutti, e non troppi, ovviamente) che rendevano la partita perfetta secondo la logica di Annibale Frossi, ex giocatore, ex allenatore ed ex giornalista, che definiva il “senza reti” risultato perfetto perché voleva dire che non si commettevano errori. Soprattutto non sbagliavano le difese e i difensori.
Oggi i difensori vanno in gol. Una volta bastava un Giacinto Facchetti goleador, poi sono arrivati anche Antonio Cabrini, Francesco Rocca, Cafu, Maicon. Ma gli altri della retroguardia erano bastioni (anche bestioni) non superabili. Ora, invece, il campionato ci propina fior di combinaguai: c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Se andate a scorrere i risultati della serie A, in questa prima parte di campionato, troverete manciate di reti a ogni partita: il 3-0 è risultato quasi scontato a differenza del passato, i due gol non si negano a nessuno. Ma nei grandi match ormai vediamo un 3-3 come fosse l’oppio del godimento. Visto da qualche allenatore saggio, e non sbruffone, vien catalogato invece come l’oppio della sventura. Del resto parlano i numeri: è mai possibile che l’Inter, da tutti definita la squadra più forte del campionato, al di là di risultati belli o meno belli, possa avere alla voce gol subiti un passivo degno di una squadra da mezza classifica? Si dirà: la salvano le reti realizzate. Vero, ma una grande squadra deve saper trovare equilibrio in tutto.
Fino alla settimana scorsa si elogiava la Roma che aveva subito solo tre gol in serie A e risultava la squadra meno battuta nei campionati in Europa. È bastato sbattere contro il Napoli per subirne altri tre. E sarebbe questa la difesa più forte in Italia? Eppur oggi tutti si lucidano gli occhi e si sbrodolano per le alluvionate in rete. Senza guardare non tanto all’esecuzione, quanto a come sono state permesse da difensori sbadati, incapaci di tener botta sull’avversario, sempre con un riflesso in meno e una scusa in più. Ironia della sorte, l’ultimo nostro vincitore di Pallone d’oro è stato un difensore: Fabio Cannavaro nel 2006. Per non parlare della fame da rigori. Gli attaccanti sono scaltri nel cercarli, talvolta simulando al minimo contatto, ma i difensori sono da ritiro dello stipendio per ingenuità messe in atto a provocare il rigore. E, magari, si lamentano anche con l’arbitro.
Si dirà: suvvia, non esageriamo. Il calcio è fatto per i gol, sono la sua ragione di esistere. Dunque meglio che i centravanti e gli attaccanti ci prendano e i difensori soccombano. Andrebbe spiegato anche quando le grandi squadre nostre fanno cilecca in Europa. Da quanti anni la Champions non arriva in Italia? Esattamente 16, dal Triplete dell’Inter che, giusto per non smentire il calcio nostro, si è vista rifilare 5 reti a zero nell’ultima sua finale contro il Paris Saint-Germain.
Un’occhiata alle coppe di questa stagione: le quattro italiane in Champions nei primi tre turni hanno incassato 23 reti in 12 partite, quasi una media di due a incontro. Solo due volte non hanno subito gol. Le spagnole, che contano cinque squadre, ne hanno subiti 26. Le quattro tedesche hanno incassato 19 gol, 4 dal Lipsia contro il Como, e in tre partite zero gol al passivo. Nei primi tre turni di Europa League dove galleggiano Juve e Milan, il conto dice: 8 reti incassate, come gli inglesi con tre squadre. Mentre i tedeschi si sono contenuti a 5.
Dunque i conti non tornano. C’è tempo per segnare di più e incassare di meno, sia nelle coppe sia in serie A. Ma bisogna sbrigarsi e, soprattutto, addestrare meglio i difensori, farli crescere con l’attitudine alla marcatura stretta e ricordar loro che non sono nati per segnare, ma per “non” fare segnare. Anche la fama del gruviera gliene sarà grata.