
Non sempre funziona la moltiplicazione dei pani e dei pesci, anche se in televisione si tratta di un’attività molto apprezzata e praticata. L’ultimo caso è quello di Fabio Fazio, che con la nuova stagione televisiva (per lui partita come da abitudine con molto comodo, alla metà di ottobre) ha scelto di sdoppiare il suo programma “Che tempo che fa” sul Nove in due prime serate. La prima (e più solida) rimane quella della domenica, cioè l’appuntamento tradizionale, riservato alle interviste spesso di ospiti in promozione libraria o cinematografica e all’editoriale di Luciana Littizzetto, che ha trovato da anni il suo format d’oro con la cosiddetta “letterina” e sbarca il lunario ormai senza troppe preoccupazioni. La seconda, ben più pericolante, è la nuova prima serata del mercoledì, in cui la parte finale del vecchio programma (battezzata “Il tavolo di Che tempo che fa”) è stata promossa alle 21.15, nella speranza di ottimizzare i costi e le idee e moltiplicare l’audience.
Il format è sempre quello, semplice, economico e funzionale: una serie di opinionisti riuniti intorno al tavolo – che potrebbe essere quello di un consiglio comunale di paese – discutono amabilmente, talvolta brillantemente, di varia umanità. Tutti sono tenuti insieme da un cast fisso di comici di provata efficienza: Maurizio Ferrini, Ubaldo Pantani; ci verrebbe da aggiungere nell’elenco anche Gigi Marzullo, che però – purtroppo – comico non sarebbe. Le gag sono piuttosto ripetitive e ciò che funzionava come antipasto dell’andata a letto fino all’anno scorso in terza serata, oggi in un orario ben meno tardo suona come già visto, se non addirittura noioso. Gli ascolti hanno certificato questa sensazione: non sono stati per niente esaltanti.
La rete Nove, che si appresta a compiere 10 anni, se qualcosa non cambia a livello di Auditel, dovrà rifare velocemente i suoi conti. Fare di un solo programma ben costruito due programmi non è garanzia di moltiplicazione del successo, anche davanti a un pubblico considerato molto fidelizzato e abitudinario.