Opinioni

UTILITÀ NON MARGINALE

ROBERTO MOLINARI - 30/10/2026

Il taglio del nastro al nuovo Centro Servizi di Contrasto alla Povertà

Sabato 24 ottobre abbiamo inaugurato ufficialmente il nuovo Centro Servizi di Contrasto alla Povertà con la Stazione di Posta.

Non riprendo qui quanto hanno già scritto, e scritto bene, i diversi articoli usciti in questi giorni sulle funzioni e sugli obiettivi del Centro, che ha sede nella palazzina di via Maspero 20.

Vorrei invece far emergere le motivazioni più profonde di una scelta che ci ha portato a costruire, come Amministrazione, un sistema di prevenzione e di gestione delle diverse situazioni di marginalità, capace anche di superare la logica dell’emergenza e la frammentazione degli interventi.

Tre elementi fondativi mi paiono emblematici per spiegarlo.

Questi dieci anni da assessore ai Servizi Sociali, un osservatorio privilegiato, mi sono stati utili per leggere il mondo delle fragilità nelle sue diverse forme.

Partiamo dal lontano, ormai, 2016, quando abbiamo dovuto affrontare “l’emergenza freddo”.

In quei primi mesi di mandato, con la Croce Rossa di Varese e con l’aiuto di alcuni volontari, si andava alla stazione FS di Varese a recuperare le persone senza dimora che vi si trovavano, per offrire loro un luogo alternativo: la sede della Croce Rossa in via Dunant, dove ripararsi, scaldarsi, fare una doccia calda e bere qualcosa di caldo. La Croce Rossa andava in stazione con i suoi furgoni, le faceva salire e le portava al riparo dalle notti gelide. Negli anni precedenti questo intervento non c’era: è nato per il numero crescente delle persone che stavano in stazione e grazie alla collaborazione avviata nel 2016 con la Croce Rossa.

Negli anni successivi, terminato l’intervento della Croce Rossa, come Comune abbiamo messo a disposizione un locale destinato proprio all’accoglienza invernale, nella sede di via Maspero 20, distinto dal dormitorio; qui, con la gestione dei City Angels, è continuato il percorso di accoglienza e di avvicinamento alle persone senza dimora. Non posso dimenticare, a questo proposito, il periodo del Covid, quando durante il lockdown è stato necessario offrire un’alternativa alla strada sia agli ospiti del dormitorio sia a chi era accolto per l’emergenza freddo.

Questa esperienza estrema, grazie alla collaborazione dei City Angels e di altri volontari, ci ha consentito di mettere in campo una serie di figure a supporto dei singoli casi e di avviare percorsi individuali, utili per seguire meglio ciascuno.

Il nuovo Piano di Zona ha fatto il resto. Con il tavolo sulla marginalità, componente importante del Piano, abbiamo coinvolto le associazioni di volontariato, le cooperative e le istituzioni che, in qualche modo, già sostenevano le persone senza dimora e chi vive in condizioni di marginalità estrema. Insieme abbiamo avviato una riflessione e un confronto sulle diverse esperienze e modalità di intervento, per costruire una rete capace di leggere i problemi e di proporre percorsi e soluzioni. Così per la nostra Amministrazione è stato facile definire il futuro della palazzina di via Maspero 20, una volta completato il nuovo centro anziani di piazzale Kennedy e trasferite lì le sue attività.

Nel 2021 la Giunta ha deliberato che via Maspero 20 non fosse venduta, ma diventasse la palazzina – il condominio, diremmo oggi – dedicata al sociale e in particolare alla grave marginalità.

Infine, la decisione più vicina a noi nel tempo: l’adesione a una linea del PNRR, “housing temporaneo e stazione di posta”, che ci ha consentito di finanziare la ristrutturazione e la gestione dei servizi. Il bando ha portato a Varese 1 milione e 800mila euro per intervenire in via Maspero 20 e in alcuni appartamenti di proprietà del Comune.

Accanto a queste note, non troppo sintetiche, mi preme però fare alcune sottolineature.

L’obiettivo di questa Amministrazione, e in particolare dei Servizi Sociali del Comune di Varese, è sempre stato perseguire la coesione sociale attraverso scelte e atti amministrativi.

Questa scelta implica la ricerca di strumenti che forniscano servizi alla parte più fragile della nostra popolazione.

Gli strumenti cambiano nel tempo, perché devono adattarsi ai nuovi bisogni che si manifestano.

Tutto questo non può avvenire senza dialogare con il Terzo settore, anche attraverso quei processi che oggi prendono il nome di co-programmazione e co-progettazione.

È un salto culturale enorme, perché mette sullo stesso piano il pubblico e il Terzo settore e accantona la logica dell’appalto.

A Varese questo è possibile perché la nostra città è ricca di Terzo settore, di volontariato e di associazionismo, in relazione e in dialogo costante con i Servizi Sociali.

Le scelte fatte in questi dieci anni dalla nostra Amministrazione in questo settore forse non pagheranno elettoralmente, come ci è stato fatto notare in uno degli interventi all’inaugurazione. Ma sono state fatte per costruire e avviare un sistema cittadino di prevenzione e di gestione delle situazioni di marginalità, che consente a chi amministra di rispondere anche alle esigenze di sicurezza, uscendo dalla banalizzazione di chi invoca sempre e solo il tintinnare di manette e nuovi reati. Non solo. Ci permette di ribadire che la sicurezza spetta alle forze dell’ordine ed è in capo allo Stato, mentre alle politiche di prevenzione pensano le amministrazioni locali. Se messe in condizione.

In ultimo, mi sento di ricordare che questo progetto, la “Stazione di Posta”, si realizza grazie all’Europa: dovrebbe far riflettere chi invoca la strada delle “piccole patrie”.

E, come scrivevo poc’anzi, forse queste scelte e queste iniziative non toccano tutti e non pagano elettoralmente, soprattutto perché i loro effetti si vedono nei tempi lunghi. Ma, al di là del mero calcolo d’interesse, forse forse sono da fare perché è giusto farle.