Apologie Paradossali

UGANDA NOSTRO

COSTANTE PORTATADINO - 30/10/2026

Il dott. Guffanti in Uganda nel 1967 (foto di Carlo Meazza)

Erano gli anni del Concilio. Monsignor Manfredini, prevosto di Varese, venne chiamato da Paolo VI, suo grande estimatore, a partecipare al Concilio tra i 10 parroci designati a rappresentare la ‘categoria’ dei preti comuni, impegnati nella più ordinaria delle azioni pastorali, a supporto delle migliaia di vescovi e teologi.

Ivi conobbe tra gli altri monsignor Kihangire, vescovo di Gulu, nel Nord-Uganda. Saputo che soffriva di mal di denti, gli offrì le cure necessarie a Varese, in cambio della sua testimonianza di cristiano africano in città. Quella che sarebbe diventata una missione varesina in Africa cominciava paradossalmente con una testimonianza di fede africana nel cuore dell’Europa di antica cristianità.

Occorre riconoscere che il terreno su cui cadeva il nuovo seme non era del tutto arido. Alcuni missionari varesini avevano seguito una personale vocazione nei vari istituti missionari e il gruppo giovanile Gioventù Studentesca aveva sempre la dimensione missionaria tra le proprie iniziative. In particolare aveva creato forte impressione la figura del dott. Fasana, che aveva testimoniato la possibilità, apparentemente strana, per allora, del missionario laico, specialmente medico, suscitando in parecchi giovani qualcosa più di un interesse, una vera e propria vocazione. Tra questi vi era il neolaureato dott. Guffanti, che dopo aver verificato l’impossibilità giuridica di svolgere la professione in Brasile, allora terra di missione elettiva per Gioventù Studentesca, avuto un suggerimento occasionale da un missionario comboniano, ne parlò a Manfredini. Si verificò l’ipotesi Gulu-Uganda e dopo un viaggio conoscitivo di un gruppo di giovani ebbe inizio una storia che dopo sessant’anni non si è ancora esaurita, anzi continua a dare frutti umani e cristiani di grande valore, che vengono offerti nei prossimi giorni da una mostra, DESTINATI ALLA FELICITÀ: VOLTI DI PACE TRA VARESE E L’UGANDA, a Villa Recalcati (locali della Provincia, Piazza Libertà, 5/15 novembre).

La mostra e gli incontri che l’accompagneranno presentano, attraverso i volti e le storie di MISSIONARI, MEDICI, FAMIGLIE, INSEGNANTI, VOLONTARI, un legame stabile e profondo tra Varese e l’Uganda, da cui sono nate opere di cura, di educazione, di sviluppo materiale, di pace e riconciliazione, pur attraverso tempi difficili, segnati da guerre intestine, da miseria, da difficoltà di ogni genere. Emergono tra tante le figure di p. Pietro Tiboni e di f. Elio Croce, comboniani, di padre Giuseppe Ambrosoli, medico e fondatore di un importante ospedale in una delle regioni più povere e di Vittorio Pastori, già ristoratore varesino, poi stretto collaboratore di Manfredini anche a Piacenza, organizzatore di soccorsi materiali su larga scala, in particolare creatore dei pozzi di villaggio nel Karamoja, poi sacerdote della diocesi di Gulu, ma consacrato a Varese con grande concorso di popolo.

Sono decine i varesini, cresciuti nelle varie comunità ecclesiali, movimenti, parrocchie, associazioni, che continuano ad alimentare con nuove vocazioni la presenza, tuttora attiva nelle opere religiose, di carità e di socialità. La mostra intende, al di là del riconoscimento di un merito personale indiscusso, proporre un’occasione di riflessione e di impegno soprattutto ai giovani, e richiede perciò un’attenzione particolare degli insegnanti, che colgano l’opportunità d’invitare gli studenti a riflettere su quanto la solidarietà umana e la coscienza religiosa possano fare per promuovere la dignità umana, lo sviluppo dei popoli, la pace tra le nazioni, il ripudio della guerra e di ogni violenza. Proprio per questo le fotografie storiche di Carlo Meazza e quelle attuali di Giuseppe Bottelli segnano un percorso anche di riflessione spirituale, che culmina simbolicamente nel bozzetto scultoreo di Floriano Bodini “LAMENTO SULL’UCCISO”.

La grande testimonianza di un cambiamento possibile per la realtà spirituale e materiale di un intero Paese appare poter scaturire dalla serena normalità della vita di persone e famiglie che vivono una vocazione personale, non un’avventura riservata a degli ‘eroi’, e spinge ciascuno a domandarsi “quale bene posso costruire anch’io?” La storia d’amicizia e di civiltà che la mostra presenta in sintesi sarà approfondita dagli incontri con i protagonisti che si terranno nella stessa sede il 6, 7 e 13 novembre alle 20.45 e dai libri dei medici Alberto Reggiori e Filippo Ciantia.