Pennsylvania Avenue

L’ULTIMO MIGLIO

FRANCO FERRARO - 30/10/2026

Ci siamo. Una manciata di giorni e le elezioni di metà mandato faranno il check-up a Donald Trump. A lui prima, al partito repubblicano in seconda battuta. Il presidente, affossato da gran parte dei sondaggi, ha intrapreso una campagna elettorale lampo in tutto il paese, mobilitando i suoi sostenitori con una serie di comizi quasi quotidiani mirando al consolidamento del sostegno nei distretti più conservatori d’America, in un contesto di profonda impopolarità a causa della guerra in Iran e delle sue pesantissime ripercussioni nelle tasche degli americani.

Il suo ego è ingovernabile, la sua arroganza irrefrenabile, così eccolo invitare il popolo repubblicano a votare come se lui stesso fosse candidato (https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/trump-midterm-approval-rating-elections-b3068983.html). “La storia è questa: otteniamo il 49% di voti in più quando sono candidato” ha detto il tycoon (https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/trump-rally-ohio-midterms-democrats-b3061063.html). Ma un sondaggio dell’autorevole Politico ha rilevato che quasi la metà (48%) degli elettori democratici alle elezioni di metà mandato ha dichiarato di votare “principalmente per opporsi” a Trump, rispetto al 38% degli elettori repubblicani che hanno affermato di votare principalmente per mostrare sostegno al presidente. Lui continua a mitragliare bugie, sostenendo che l’economia gode di ottima salute: “Penso che andrà tutto molto bene”, ha detto di recente. “Stiamo facendo sapere alla gente cosa hanno fatto i repubblicani, ed è incredibile. E i prezzi stanno calando drasticamente. E il petrolio, non appena la guerra sarà finita, il che accadrà presto, calerà ancora di più.”

Ora, tutti noi siamo certi che il prezzo del petrolio scenderà, quando calerà il sipario sul conflitto iraniano. Il problema è appunto: quando? E visto che ancora una volta sarà l’economia a influenzare le elezioni, comprese quelle di midterm, cerchiamo di analizzare in tal senso la scena americana di area repubblicana. Partendo da una domanda, che si pone anche un’analisi di CaixaBank Research del 15 ottobre, da cui riprendiamo i dati che seguono: le aree che hanno votato repubblicano nel 2024 hanno ottenuto ciò che Trump aveva promesso? I dati disponibili non ci consentono di identificare alcun dividendo economico distinto nelle aree che hanno guidato la svolta verso il partito dell’elefantino. L’economia statunitense ha mantenuto una crescita positiva, ma nell’agosto 2026 solo otto stati hanno registrato un aumento statisticamente significativo su base annua dell’occupazione non agricola, mentre dieci hanno mostrato aumenti notevoli dei tassi di disoccupazione rispetto all’anno precedente.

I dazi doganali hanno aumentato anche i costi per le aziende che utilizzano metalli e componenti importati, con effetti particolarmente rilevanti nella cintura industriale del Michigan, della Pennsylvania, del Wisconsin e dell’Ohio, dove due anni fa Trump ha fatto incetta di voti. Le prove disponibili suggeriscono che i dazi hanno aumentato il costo dei beni importati senza produrre un miglioramento significativo dell’occupazione complessiva, con effetti sul lavoro modesti tra i diversi settori. E l’inflazione – secondo un compatto fronte di economisti – sarebbe stata inferiore senza i nuovi dazi imposti da Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca.

L’economia a stelle e strisce ha peraltro beneficiato anche di un forte sostegno da parte delle aziende tecnologiche americane, che hanno effettuato ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale, tra cui la costruzione di data center in tutto il paese. E sono in molti a chiedersi: che cosa accadrebbe se tale spesa dovesse diminuire? E se la bolla dell’intelligenza artificiale scoppiasse davvero? Ah, dimenticavo, non può scoppiare perché Trump le ha cambiato nome. L’ha chiamata Super Intelligenza. A Stephen Hawking si attribuisce la frase “L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento”. Ad averla…