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Storia

ADDIO AL CASERMUN

ROSALBA FERRERO - 07/06/2013

Picchetto d’onore, discorsi ufficiali, Inno di Mameli caratterizzano la cerimonia militare del passaggio delle consegne tra comandanti. Il tono, sempre suggestivo, è velato dalla malinconia a Gallarate: il cambio del comandante viene effettuato per l’ultima volta. Il tenente colonnello Serroni, trasferito a Norfolk (Usa), dopo tre anni lascia l’incarico al subentrante capitano Costantino Vallarelli, undicesimo e ultimo di comandante del ‘Depaereo’.

Per motivi legati al momento storico e al contenimento delle spese, ‘ul Casermun’ come viene chiamata a Gallarate la caserma dell’Aeronautica militare, chiude e il 2° Deposito, che in essa ha sede, sarà trasferito nella base dell’Aeronautica Militare di Cameri. Il nuovo comandante dunque guiderà il passaggio a Cameri, nuovo polo dall’Aeronautica Militare del Nord-Ovest, presente alla cerimonia nella figura del colonnello Guercio, del Centro polifunzionale velivoli aerotattici, il Ce.Po.V.A., che si è costituito sul sedime aeroportuale di Cameri e che dipende dalla 2a Divisione del Comando logistico A.M. insieme al 1° Reparto manutenzione velivoli, al Comando aeroporto di Cameri e al Nucleo iniziale formazione per il programma Joint Strike Fighter F-35 e che, con i suoi dipendenti, rappresenta il principale polo ingegneristico-manutentivo e logistico dell’Aeronautica militare per velivoli di elevate prestazioni ‘fast jet’.

La chiusura del Deposito, e il trasferimento delle attività di supporto logistico e di magazzino dei pezzi di ricambio a esso connesso, a Cameri, che – sottolineano i vertici dell’Arma – dista in linea d’aria solo trenta chilometri, segna per Gallarate la fine di un epoca che l’ha vista al centro dell’attività e dello sviluppo dell’Aeronautica Militare sin dalle origini.

La storia ‘dul Casermun’ inizia nel 1937: la Cronaca Prealpina del 23 ottobre riferisce la visita del generale Marini, comandante della Brigata Aerea di Lonate, alla caserma edificata in viale Milano a Gallarate, ‘è costruita in appena quattro mesi… e conta pure vasti locali adibiti a magazzini di scorta… ed è dotata di ogni confort per ufficiali e truppa’, poiché è un ‘centro addestramento reclute’.

Da quel 1937 chi percorre viale Milano andando da Gallarate a Busto, costeggia il lungo muro sovrastato dal filo spinato con cartelli di divieto: ‘Non oltrepassare – Zona militare’.

Al di là del muro di cinta, al di là del posto di blocco col piantone nella garitta, l’immaginario collettivo idealizza un luogo di vita militare secondo lo schema più classico dell’aviazione: ufficiali in divisa, piloti in tuta mimetica, aerei, elicotteri e poi pattuglie acrobatiche pronte al decollo, Frecce tricolori, top–gun ai comandi degli F17 o C130 che trasportano nella pancia truppe materiale logistico o umanitario organi per i trapianti, a volte le bare di nostri militari uccisi in missione.

Nulla di tutto questo a Gallarate; non ci sono piloti, non ci sono aerei pronti a decollare: negli uffici lavorano gli addetti alla custodia alla verbalizzazione alla contabilità: ogni entrata come ogni uscita di materiale è soggetta al controllo della Corte dei Conti; qui ci sono strumentazioni di bordo costosissime, parti di aerei smontati nei loro componenti e stoccati sapientemente perché ‘ul Casermun’ ospita ora il 2° Deposito centrale, il ‘Secondodepaereo’ come è chiamato affettuosamente nel gergo dell’aviazione, la cui funzione è ricevere conservare distribuire le parti di ricambio per i velivoli in dotazione all’Aeronautica: è tutto materiale M.S.A., cioè ‘materiale speciale aeronautico’, custodito sotto vigilanza armata.

L’accrescitivo ‘Casermun’ non è dato dai Gallaratesi perché poco avvezzi a caserme – al contrario dei Friulani che ne avevano ovunque nei paesi anche minuscoli – è appropriato: l’area che occupa è davvero immensa (dieci ettari).

Superato il posto di blocco si giunge all’edificio destinato agli uffici del personale militare; ci sono poi i padiglioni che ospitano il materiale: vastissimi spazi destinati alle operazioni di carico e scarico, alla stivatura e alla conservazione corretta dei pezzi di ricambio: i pneumatici da aereo per esempio devono essere posti in luoghi freddi e con poca luce per evitare che la gomma invecchi; oltre i magazzini ci sono i fabbricati destinati ai servizi tecnico-logistici: officine, centrali termiche ed elettriche, autoreparto, impianti antincendio, raccordo ferroviario che attraversa l’intera area. Il Depaereo è un ‘pezzo’ fondamentale nella vita dell’Aeronautica militare italiana, ‘poiché ogni ora di volo ha alle spalle quaranta ore di manutenzione’.

Se ‘ul Casermun’ ha un anno di nascita certo, il 1937, o XVII anno dell’era fascista, come recita l’incisione sulla pietra base del pennone portabandiera al centro del piazzale; il 2° Deposito, in essa ospitato, no; è senz’altro antecedente, perché nasce come ‘magazzino’ di scorta logistica per i primi apparecchi monomotori, di cui occorreva custodire le parti di ricambio, e come supporto alle attività di volo della ‘Scuola di Malpensa’, lo si deduce dalla lettura di Fogli d’Ordini che gli Organi centrali del Regio Esercito emanano nei primi due decenni del Novecento per regolare le attività degli Enti Aeronautici che si stanno costituendo.

Con la prima guerra mondiale, l’Aviazione Italiana che dipende ancora dell’Esercito, per rendere più efficiente l’attività dei reparti aerei, acquista velivoli che necessitano di manutenzione e ricambi continui. Per mantenere efficienti le Squadriglie, vengono creati quattro ‘Magazzini’ dislocati tra il Centro Mobilitazione Squadriglie di Cascina Malpensa e il Fronte: uno di essi, in un Foglio della Sezione Genio Aeronautico di Milano del 1924, verrà indicato come Deposito, termine che sostituirà il ‘magazzino’.

Senz’altro il periodo è così frenetico che la prassi precede la teoria: il 28 marzo 1923 viene formalizzata la nascita della Regia Aeronautica come Forza Armata Autonoma, e successivamente avviene la divisione tra la parte operativa, le ‘scuole di volo’ e le attività di pilotaggio, il centro di ‘Bombardamento’ e ‘ricognizione’ cioè raccolta di informazioni dall’alto su fronti e confini, e la parte logistico-tecnica, che comprende officine, immagazzinamento e distribuzione dei materiale, ed è considerata ‘aeroporto armato’ a tutti gli effetti.

Nel 1929 un Foglio d’Ordini interno fa riferimento al ‘2° Magazzino’ che ha base a Gallarate-Malpensa; nello stesso anno Italo Balbo scrive: “La funzione dei magazzini è … intesa a fornire ai Reparti operativi i mezzi per esplicare le loro attività’… è funzione di primaria importanza”. Necessaria quindi una collocazione territoriale favorevole: all’uopo nel 1932 viene individuata l’area di viale Milano a Gallarate, allora zona di periferia priva di insediamenti abitativi: nel 1937 dalla stesura del progetto alla realizzazione passano quattro mesi e ‘ul casermun’ è inaugurato.

A completare il progetto era prevista la costruzione di una pista interna di decollo e atterraggio per aerei militari plurimotori che supportasse Malpensa: lo scopo era costituire un unico polo comprendente sia la neonata Arma Aeronautica, sia l’Ente logistico di supporto, in quest’area centrale rispetto agli aeroporti esistenti in provincia di Varese e rispetto alle officine militari e alle industrie del settore, la Caproni, la SIAI, la Macchi, l’Agusta e vicina alla linea ferroviaria che collega il Gottardo a Milano: di questo resta traccia nel complesso di Gallarate ove è presente l’allacciamento diretto alla linea ferroviaria.

Nel 1938 la costruzione del ‘casermun’ era completata; il 2° deposito invece era una realtà, legata alla evoluzione delle tecniche di costruzione degli apparecchi e dei loro componenti, e allo sviluppo dell’Aviazione stessa sempre in fieri dai primi aerostati e monoplani, dall’ 8 febbraio 1908 quando il monoplano Verdi si leva in volo dalla piazza d’Armi di Gallarate, pilotato dall’aeronauta Erminio Donner, dal 27 maggio 1910 quando il biplano Caproni Ca. 1, ‘macchina volante’ rudimentale fatta di trespoli in legno assemblati si alza in volo nel cielo di Gallarate sino al nuovo super caccia Eurofighter 2000, ultimo velivolo tattico entrato in linea di volo nell’Arma Azzurra supportato logisticamente dal 2° Deposito Centrale A.M.

Ora il brusco cambiamento, il trasferimento che tronca l’attività di quasi un secolo, ma che ha consegnato il Depaereo per sempre alla storia.

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