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Incontri

L’UOMO E LA DONNA

GUIDO BONOLDI - 06/12/2013

Sabato 23 novembre si è svolto a Varese un convegno promosso da Scienza e Vita sul tema “Uomo e donna lo creò”, dedicato all’approfondimento di cosa significhi essere un uomo e una donna, in relazione tra loro, nel mondo contemporaneo; ed infatti il sottotitolo recitava “Adamo ed Eva nel XXI secolo”.

Il titolo era preso dalla famosa catechesi sull’amore umano, che Giovanni Paolo II aveva tenuto nei primi anni del suo pontificato. Quello che nel titolo scelto da Wojtyla poteva apparire come un errore grammaticale, l’uso della preposizione singolare “lo” al posto del plurale “li” (si sarebbe potuto dire infatti in modo più convenzionale “uomo e donna li creò”), riveste in realtà un significato profondo: l’uomo è uno, nella sua natura, ma la versione con cui la realizza è segnata da una differenza originale, tra uomo e donna.

È questo il tema su cui si è soffermata la professoressa Elena Colombetti, del Centro di Bioetica, della Università Cattolica di Milano: è venuto il momento di scoprire sempre di più e di valorizzare in tutti gli ambiti della società la differenza tra donna e uomo, differenza che costituisce una grande possibilità di arricchimento nella complementarietà. Negli ultimi decenni si è insistito molto sull’uguaglianza tra uomo e donna, ma occorre essere consapevoli del fatto che il contrario dell’uguaglianza è la diseguaglianza e non la differenza e che, se si cancellano o si banalizzano le differenze, si finisce per cadere nella in-differenza.

Nella nostra società moderna tende sempre di più ad affermarsi una posizione umana che ha paura di intraprendere il percorso arduo ed affascinate della conoscenza di ciò che è diverso da sé e che privilegia invece ciò che è uguale a sé, riducendo la propria ed altrui natura a materiale da manipolare e plasmare a proprio piacimento. Una posizione che si tenta di imporre a tutti, tacciando come “omofobi” coloro che non intendono rinunciare alla propria creaturalità: uomo e donna lo creò, trampolino per andare attraverso le creature al Creatore, come Cirano de Bergerac che in punto di morte declama la sua appassionata lettera all’amata Rossana, sapendo che è giunto il momento di seguire il raggio della luna, che è venuto a chiamarlo.

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