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Politica

LE QUOTE DI DELRIO

LUISA OPRANDI - 23/01/2014

Il Disegno di legge (Ddl 1542 A) presentato alla fine di dicembre da Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia e ora ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali nel governo Letta, è stato approvato dalla Camera ed è al vaglio del Senato. Destinato a segnare profondamente lo scenario politico amministrativo per tante, a nostro avviso, buone, ragioni.

Apre anzitutto un orizzonte innovativo a livello di enti locali e di sussidiarietà, attraverso la proposta di abolizione dei consigli provinciali che diventerebbero assemblee di sindaci impegnati a titolo gratuito in questa nuova realtà amministrativa, leggera e vicina ai cittadini. Salvo dunque il principio della rappresentatività dei singoli territori e salvo anche il progetto di contenimento della spesa pubblica.

I comuni, nel disegno del ministro democratico, lavoreranno assieme, anche attraverso accorpamenti che favoriranno la messa in comune e la gestione condivisa di obiettivi sociali, servizi, strutture: un evidente risparmio in termini di costi ma soprattutto un nuovo modo di pensare il senso dell’appartenenza, che supera quindi il localismo e si concretizza nella condivisione.

Le città metropolitane e le aggregazioni di comuni avranno quindi valenza amministrativa ma anche culturale: una società complessa, come è definita quella in cui viviamo, dove il policentrismo informativo e formativo chiede di trovare forme nuove che favoriscano l’unitarietà dei saperi, delle competenze, delle strategie esige naturalmente anche una forma nuova delle istituzioni.

La riforma del Titolo V della Costituzione, già novellato con la legge n 3 del 2001, diventa quindi una richiesta della società, una domanda alla quale la politica fa bene a dare risposte, quantomeno a cercarne.

Ma la proposta di Delrio segna anche una tappa importante nella questione della rappresentanza di genere, sostenendo che le giunte comunali dovranno garantire almeno presenza al quaranta per cento di ciascuno dei due generi.

Quindi no alle giunte esclusivamente o prevalentemente maschili ma nemmeno a quelle a maggioranza femminili (ce ne sono pochissimi casi emblematici, ma ce ne sono in Italia). La questione delle quote rosa entra dunque dalla porta principale nella riforma degli Enti Locali di quella che ormai possiamo ben dire di essere la terza repubblica. Si inserisce con una forza normativa che ne consolida l’importanza e l’urgenza.

Come a dire che la vita del Paese ha bisogno di un equilibrio rappresentativo nelle istituzioni per essere realmente rispondente ai bisogni della società e per essere, ancor prima, espressione vera e autentica di quel diritto alla cittadinanza di cui costituzionalmente siamo chiamati a godere, come recita l’articolo 51 della nostra Carta Costituzionale.

Ciò significherà che, ad esempio, non potrà più accadere quanto sotto gli occhi di tutti dopo le scorse amministrative nella nostra città: per avere almeno una rappresentanza femminile nella Giunta, in quanto prescritta dalla legge, hanno dovuto faticare a decidere quale – tra dieci uomini designati a ricoprire l’incarico di assessore – avrebbe dovuto rinunciare per lasciare un posto.

Il Ddl Delrio ci riporta a quello che in buona parte dell’Europa è un fatto assolutamente naturale: avere una adeguata rappresentanza di entrambi i sessi nelle istituzioni e in tutti gli ambiti decisionali della società, del mondo del lavoro e anche della politica.

Eppure l’avevano previsto i padri costituzionali, forti anche della consapevolezza che la libertà nata dalla Resistenza nel nostro Paese, così come la sua battaglia risorgimentale per l’unità, sono state anche frutto del grandissimo e qualificato contributo di tante donne. L’idea di uno Stato democraticamente in mano ai suoi cittadini aveva, già dal secondo dopoguerra, il buon senso dell’equilibrio rappresentativo.

Poi, però, le logiche di certa politica hanno dimenticato i valori forti del dettato costituzionale e tra questi anche il desiderio di una rappresentazione paritetica nella gestione della cosa pubblica. Quando la politica è divenuta occasione di carriera e quando è invalso l’uso che sia quasi “normale” una escalation per gradi, quasi si fosse nell’esercito, per cui il posto “ti tocca di diritto”… Ecco che quella della parità è diventata una “questione”.

Se quindi sarà approvato anche in Senato, il disegno di legge Delrio segnerà una svolta storica e culturalmente irrinunciabile non solo a livello di semplificazione amministrativa, ma anche nel rapporto tra cittadini e istituzioni, tra luoghi del potere politico e destinatari dei servizi, tra reale composizione del tessuto sociale e il suo bisogno di rappresentatività.

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