Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Attualità

L’AUTOSILO CHE DISTRUGGERÀ IL VERDE

DANIELE ZANZI - 04/04/2014

Il prossimo 28 aprile scadrà il termine di presentazione delle offerte per la costruzione del controverso parcheggio alla Prima Cappella. La Giunta comunale. che aveva approvato il piano attuativo di tale intervento, è dunque andata avanti in questo progetto ignorando il parere contrario di tanti cittadini, di stimati professionisti –ingegneri, architetti, geologi, agronomi,urbanisti -, di personalità del mondo civile, sociale e politico varesino. Voci autorevoli inascoltate e trascurate; Il sindaco e i suoi collaboratori hanno voluto assumersi in pectore la decisione di questo scavo. Alea iacta est, il dado è dunque tratto.

È prossima la nascita di un comitato di varesini che vorrà quantomeno testimoniare, nei modi ritenuti più opportuni, la contrarietà a questo ennesimo progetto di scavi in aree sensibili. Forse servirà a poco, dirà qualcuno uno. Forse. Ma è importante che ci sia testimonianza di una opposizione civile a questa – e ad altre – iniziative. Troppi cittadini sono stanchi di una politica che non li rappresenta, di progetti faraonici mai realizzati, di questo distacco tra amministratori e cittadini, di un Consiglio Comunale che ha perso il senso etimologico del suo nome e cioè quello di consigliare; insomma si cercherà in modo organico e non scollegato di dare voce ai tanti che non ne possono più del declino morale e materiale di Varese.

Pochi ne parlano o ne scrivono, ma il costruendo parcheggio andrà anche a distruggere un parco e un patrimonio arboreo di assoluto valore. Alberi e giardini che costituiscono una continuità al bel percorso ambientale che il varesino o il turista hanno l’opportunità di ammirare salendo al Sacro Monte.

E il giardinetto compensativo che nascerà – come da progetto comunale -, fatto di erba su una soletta di cemento con qualche alberello, con tante orrende griglie di aereazione, pavimentazioni in beola e piastrelline rosse costituirà una nota stonata tra il paesaggio e i bei parchi liberty circostanti.

Il complesso ove si andrà a scavare appartiene ad un esteso giardino di pertinenza privata e si sviluppa principalmente in direzione nord-sud in prossimità dell’inizio del cammino del Sacro Monte di Varese.

Nel parco sono radicati numerosi esemplari arborei, alcuni molto vetusti, come due annosi Cedri dell’Himalaya, uno stupendo Pinus pinea – pino domestico – che da solo fa paesaggio, un pregevole noce europeo e una trentina di altri alberi appartenenti a undici diverse specie botaniche. Il progetto comunale prevede, per far posto al posteggio, il trapianto di alcuni esemplari, come il pino domestico, e la rimozione di circa la metà degli altri, tra cui un bellissimo gruppo di magnolie sempreverdi.

Allo stato attuale questo patrimonio botanico è in buone condizioni: nessun esemplare presenta difetti preoccupanti, a parte qualche fisiologico seccume in quota. L’unico albero sicuramente da rimuovere perché ormai fortemente deperito è un modesto nespolo del Giappone.

Una mia perizia tecnica, asseverata in Tribunale, evidenzia, con l’impiego di strumentazione scientifica, che tutti gli alberi sono in condizioni statiche ottimali, anche gli esemplari per i quali è previsto il “trapianto” perché insistono sul sedime della nuova costruzione. Nessuno quindi potrà dire in futuro che gli alberi erano già ammalorati, fatiscenti o a rischio di caduta!!

Piante di pregio, dunque, con non solo un valore paesaggistico ed ambientale, ma anche economico; perché anche gli alberi hanno un loro valore, troppe volte misconosciuto o surrettiziamente diminuito.

Per ogni esemplare radicato nel parco ho stimato il valore economico, calcolato sulla base dei criteri europei e prendendo in considerazione diversi parametri caratterizzanti la pianta (dimensione, aspettativa di vita, forma, paesaggio, importanza storica e culturale). Ne è uscito un valore globale di 202.560 euro. L’esemplare di Pinus pinea che nel progetto sarà “trapiantato” e quindi è destinato a morire ha un valore di circa 25.000 euro, le magnolie di circa 18.000. Cifre dunque considerevoli, nemmeno prese in considerazione dalle valutazioni comunali.

Gli scavi, imponenti e massicci con l’impiego anche di cariche esplosive del tipo “Autostem cartidge” – andate a controllare su You Tube cosa siano, il sindaco lo ha fatto ? – provocheranno due tipi di danno all’ambiente e al patrimonio arboreo esistente; non tutti questi danni saranno visibili nel breve – medio termine, ma si manifesteranno più probabilmente nel lungo periodo.

Le opere di costruzione andranno a creare un danno diretto all’apparato radicale degli alberi: le radici infatti si estendono ben oltre la proiezione della loro chioma – di solito si considera una volta e mezza la proiezione della chioma – . I tagli alle radici provocano nella pianta sia danni biologici sia danni meccanici: i primi dovuti alla riduzione delle radici effettivamente assorbenti, alla creazione di ferite con apertura di vie di ingresso per patogeni fungini e conseguente generale indebolimento la cui prima manifestazione si noterà in una diminuzione della vitalità della chioma. L’ingresso di eventuali funghi patogeni favorirà anche lo sviluppo di carie del legno, che nel tempo andranno a minare la stabilità degli esemplari. Inoltre il compattamento del terreno conseguente alle lavorazioni ridurrà l’areazione delle radici, creando condizioni asfittiche del tutto sfavorevoli alle piante, che indebolite saranno più soggette ad attacchi di patogeni.

Nel lungo periodo, si noteranno anche gli effetti di danni indiretti: non dobbiamo infatti considerare le piante come organismi a sé stanti, ma come facenti parti di una comunità, fatta di interazioni e relazioni reciproche sia tra alberi stessi – radici e chiome interconnesse tra loro – sia con l’ambiente circostante. Andare ad intaccare con scavi e opere edili un gruppo di alberi, modificando la geomorfologia del sito e quindi il flusso delle acque e la direzione dei venti, provoca un cambiamento notevole nelle condizioni a cui la pianta per decenni si è abituata e adattata.

Il progetto prevede poi il trapianto di alcuni esemplari: operazione impossibile da realizzarsi con successo viste le dimensioni e la localizzazione delle piante. Ricordo che la corretta pratica richiederebbe la lavorazione per due anni degli apparati radicali degli alberi prima di essere sottoposti a spostamento. Cosa che non verrà fatta. Si tratta in realtà di un estirpo bello e buono con nulle probabilità di riuscita, proposto consapevolmente e colpevolmente per gettare fumo negli occhi e per placare contestazioni o remore.

Uno scempio botanico dunque si va profilando all’ingresso della Via Sacra: ecco un’altra buona ragione, oltre ai ben noti motivi urbanistici, viabilistici, economici, tecnici, per dire un deciso no a questo non condivisibile progetto.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login