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Cultura

IL BURATTINAIO DI GAVIRATE

SERGIO REDAELLI - 25/04/2014

“Rodari sognava di farsi crescere la barba bianca e di concludere l’attività didattica facendo il burattinaio, di essere maestro fino in fondo in mezzo ai bambini che erano il punto di partenza della sua visione letteraria. Non fu tuttavia solo un autore per l’infanzia, la sua statura intellettuale fu sottovalutata e rimase un personaggio scomodo per la scuola e per il suo stesso partito, il PCI, che non gli diede mai incarichi riguardanti l’insegnamento e lo tenne ai margini. Fu un uomo integro, serio e ruvido anche per il mondo accademico.La Grammaticadella Fantasia, il suo capolavoro sull’arte d’inventare storie che si rivolgeva ai genitori, agli insegnanti e agli animatori, fu poco amato dai baroni della scuola perché scombinava le carte. Soltanto l’ateneo di Palermo lo chiamò a tenere una conferenza e non fu mai invitato a un seminario universitario”.

Così Gianni Rodari nell’interpretazione di Felice Cappa, giornalista, autore teatrale e televisivo che nel 2012 gli ha dedicato il libro e DVD “Un sasso nello stagno”, un originale ritratto che ripercorre l’evoluzione del pensiero poetico dello scrittore “varesino” guardando agli aspetti che hanno inciso e continuano a incidere sull’immaginario contemporaneo. Il documentario contenuto nel DVD è stato realizzato attingendo dall’archivio televisivo e radiofonico della RAI, utilizzando solo ed esclusivamente le parole di Rodari, gli scritti, l’attività giornalistica e letteraria, i saggi e il teatro. Nella versione cartacea parlano anche i più autorevoli esperti italiani di letteratura per ragazzi e descrivono la figura di Rodari e la portata rivoluzionaria della sua opera.

“L’idea del libro-DVD – spiega Cappa – nasce dalla proposta di un gruppo teatrale di ragazzi,la Fondazione Aidadi Verona, che fa spettacoli tratti da opere di Rodari e dal mio stesso amore per un autore che conosco dall’infanzia. Mia madre è un’insegnante elementare. Leggeva in classe i libri del pedagogo varesino che poi circolavano in casa. Per il documentario ho preferito adottare la formula dell’autoritratto: lo scrittore racconta se stesso attraverso le interviste televisive e radiofoniche. Dove non era disponibile il materiale degli archivi Rai, ho utilizzato i testi che scrisse per giornali, libri e riviste. Ho letto centinaia d’articoli. A Orvieto ho consultato il Fondo Rodari e ho cucito insieme un’autobiografia che usa solo parole sue. Fu, del resto, il miglior critico di se stesso”.

Felice Cappa, 50 anni, da venti consulente artistico della Rai, si occupa di spettacoli dal vivo, teatro e musica in televisione attraverso gli adattamenti, la regia e la scrittura dei testi. Lavora per Rai5 e collabora con Dario Fo per il teatro. Ha raccontato, con l’attrice Ottavia Piccolo, la storia della Politkovskaja, la giornalista russa che si batteva per i diritti umani assassinata nel 2006 e l’uccisione di Aldo Moro a vent’anni dalla morte. Sua è la storia del brigantaggio in Italia attraverso i risarcimenti per far capire come l’unione del Paese fu vissuta come un atto di prepotenza. Su incarico del Corriere della Sera e del Festival di Spoleto ha realizzato uno spettacolo sul cardinale Carlo Maria Martini che ha debuttato in Umbria a luglio dello scorso anno, è stato due settimane al Piccolo di Milano e dovrebbe venire presto a Varese e Gallarate.

“Il libro-DVD su Rodari è stato un lavoro lungo – spiega -. Ho messo insieme i disegni inediti di Rodari e le foto rare che mi hanno dato la vedova Maria Teresa e la figlia Paola. Assemblato il testo con uno scrupoloso collage delle sue dichiarazioni, mancavano i luoghi dove visse e insegnò, Roma, Gavirate, Milano, Bracciano. Ciò che avevo raccolto mi sembrava troppo poco e ho introdotto nella narrazione un bambino che attraversa questi luoghi, li vede dal punto di vista infantile come sarebbe piaciuto a Rodari e pronuncia solo una frase che chiude il film. Per questo ruolo ho usato mio figlio Giovanni Antonio, che aveva allora sei anni. Extra film, ho infine proposto, come testimonianza, i giudizi di Dario Fo, Lele Luzzati, Tullio De Mauro e di altre persone che lo stimavano”.

“Varese – prosegue Cappa – fu la città in cui Rodari scoprìla Resistenza. Difamiglia originaria della Valcuvia visse a Gavirate, fece il precettore a Sesto Calende e insegnò a Brusimpiano, Ranco, Besozzo e Uboldo. Un vecchio bibliotecario gli passava i libri di Carlo Marx, la biblioteca era un luogo per lui magico dove scoprì gli autori classici. A Varese conobbe i partigiani e formò le proprie idee politiche. La sua opera ha una portata rivoluzionaria perché prima di lui i bambini erano visti solo come oggetto d’indagine, interrogati nel processo di formazione scolastica, costretti a subire storie scritte per loro ma non viste da loro. Lui, invece, ci stava in mezzo. Con i bambini viveva il processo creativo scrivendo un saggio, un romanzo, un cartoon o una trama per il teatro dei burattini”.

“La Grammaticadella Fantasia spiega il suo metodo di lavoro laboratoriale, insieme ai bambini, per far emergere il loro punto di vista. Utilizzavala TVcon cautela e intelligenza, consapevole di tutte le potenzialità del mezzo televisivo. Era un carattere spigoloso e lo stesso PCI, a cui aderì nel 1944, lo mise da parte dopo feroci discussioni con alcuni suoi esponenti.La DCaveva presentato un progetto in Parlamento con l’appoggio del leader comunista Togliatti per limitare la diffusione dei fumetti ed egli scrisse sull’Unità che la cultura popolare passava anche dal fumetto, oltre che dai grandi narratori. Ebbe un vivace scontro con Umberto Eco sull’interpretazione dei film di Walt Disney. Rodari li riteneva uno strumento dell’imperialismo americano e li accusava di far passare l’ideologia capitalista e i valori del denaro e del successo. Non fu capito e alla fine abbandonò la redazione dell’Unità per lavorare a Paese Sera e poi da Einaudi”.

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