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Editoriale

CUORE E GESTI

GIAMPAOLO COTTINI - 30/05/2014

Ci sono circostanze della storia decisive per la crescita dell’intera umanità, e ci sono luoghi che costituiscono l’ambiente privilegiato perché queste circostanze diventino eloquenti e sprigionino tutto il loro significato simbolico. È il caso della Terra Santa, spazio piccolo e periferico rispetto ai grandi centri dei poteri forti, ma luogo così importante nel racchiudere le vicende delle tre grandi religioni monoteistiche che sembrano volersi incontrare proprio nella “Città sul Monte”, quella Gerusalemme terrena che è strada aperta alla Gerusalemme celeste. In Gerusalemme si respira il senso del mistero di quella presenza con cui Dio, l’Onnipotente, si è reso incontrabile generando una storia che ha dato origine al popolo ebraico, a quello cristiano e alla realtà dell’Islam. Per questo il viaggio di papa Francesco, brevissimo nel tempo ma densissimo di gesti simbolici, rappresenta una sintesi meravigliosa tra l’accoglienza dell’iniziativa di Dio che si è manifestata in un luogo preciso e la libertà dell’uomo di invocare l’Altissimo secondo gesti religiosi come il depositare nel muro del Tempio di Gerusalemme il biglietto della propria preghiera per tutta l’umanità.

C’è da dire perciò che non si è trattato di un viaggio di cortesia né di una semplice missione diplomatica per la pace in Medio Oriente, ma dell’affermazione da parte del Papa di un nuovo metodo di vivere gli incontri con i grandi del mondo ed insieme con le folle, fondato sulla certezza che al fondo del cuore umano c’è la presenza del Mistero di Dio che si rivela come volto amico in nome del quale è lecito solo l’incontro fraterno tra gli uomini. La novità è stata perciò soprattutto nel non affidare alle armi della diplomazia e del compromesso la possibilità del dialogo tra i diversi contendenti, ma di invitare gli uomini del potere ad incontrarsi in una comune casa, messa a disposizione dal Papa come possibilità per vincere l’estraneità.

Il motivo conduttore è stato per questo, in un certo senso, l’abbraccio con cui il Papa ha voluto esprimere la relazione di originaria figliolanza con i rappresentanti delle altre religioni e la ricerca di una vera unità con gli Ortodossi, ricordando il cinquantesimo anniversario dell’abbraccio storico tra Paolo VI e l’allora Patriarca di Costantinopoli Atenagora. L’affetto umano del calore di un abbraccio esprime la Verità di un Dio che non vuole le divisioni ma ricostruisce l’unità tra coloro che Lo amano, ed è un passo verso la riunificazione con la Chiesa Ortodossa, secondo l’ecumenismo della Carità che aiuta poi a superare anche le difficoltà di natura teologico – dogmatica. La straordinaria umanità di papa Francesco diventa così strumento di un possibile riconoscimento che scaturisce ogni volta che gli uomini ricordano di essere creatura di Dio e rinunciano alla presunzione di potersi costruire da sé. La logica dei segni, accompagnata dalla pregnanza della parola e dalla forza di un richiamo alla pace, fa riscoprire la comune bellezza dell’essere uomini, chiamati a vivere insieme perché uniti dal medesimo destino.

Questo viaggio contiene tutta la nostalgia per l’unità dei cristiani, già così desiderata da Paolo VI cinquant’anni fa, nostalgia che può trovare la chiave di spiegazione soprattutto nella volontà di immergersi nelle origini stesse del cristianesimo; tali origini sono in luoghi precisi, in spazi delimitati, in paesaggi particolari come quelli della Terrasanta, e si recuperano nella memoria che l’incarnazione è un evento concreto fatto di realtà materiali precise, che Dio ha scelto come sua dimora umana. Perciò “stare” in questi luoghi significa immergersi nuovamente nelle proprie radici, in quei luoghi in cui si è veramente attuato il mistero della salvezza. La scelta di ricordare le origini diventa così l’aiuto primo a recuperare la propria identità, accogliendo la grazia ricevuta che dal Santo Sepolcro dona la novità della Resurrezione come trasmutazione dell’umano. Oggi la Chiesa è chiamata ad essere forza propulsiva di pace per tutti e proprio Gerusalemme è il luogo in cui Dio ha parlato agli uomini in diversi modi e diversi tempi, per cui da qui si riparte per svolgere quel ministero di pace di cui il mondo ha tanto bisogno.

 

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