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Attualità

L’INAUGURITE, MALATTIA TRASVERSALE

CESARE CHIERICATI - 14/11/2014

linea CNiente da dire, la tragicommedia è parte integrale della nostra vita amministrativa e sociale e unisce il paese da Nord a sud fatta eccezione, forse, ma non ne siamo per nulla certi, per le Province autonome di Trento e Bolzano.

Per platea di spettatori in loco, per spettacolarità e per conseguente rilevanza mediatica l’ultima tragicommedia andata in scena è quella della nuova linea C della metropolitana di Roma, attesa da vent’anni, costata quattro miliardi di euro cioè il doppio del previsto, tecnologicamente avanzatissima perché pomposamente annunciata come “driveless” ovvero senza guidatori come accade ormai in molte altre città del mondo. Alle cinque e trenta del mattino pronti, partenza, via ma di lì a poco il convoglio si arresta e i passeggeri coraggiosamente inauguranti restano bloccati per undici minuti dentro i vagoni che non si aprono. Annunci e disannunci poi la decisione di rientrare alla stazione di partenza cui seguono febbrili ricognizioni riparative in vista dell’inaugurazione ufficiale alle 10 con il sindaco Marino e la giunta in corpore.

In effetti l’azzardo questa volta va a buon fine ma le porte non si aprono al volo, il primo cittadino resta bloccato pure lui per un paio di lunghissimi minuti. Tensione che si scioglie in un brindisi. Fuori dal coro la voce di Luca Pancalli, disabile su sedia a rotelle, ex commissario della Federcalcio e ora assessore allo sport dell’Urbe. Per lui c’è voluta non poca fatica per salire a bordo perché il dislivello tra la banchina e il treno è eccessivo. “Solo quando c’è tanta gente –sottolinea amaro – il dislivello non c’è”.

Risaliamo più a Nord, a Carrara flagellata dalle alluvioni a ripetizione di un clima tropicalizzato e maligno, dove un argine del torrente Carrione, costruito cinque anni fa, si è sfarinato mandando sott’acqua un intero quartiere. Non si hanno notizie dell’inaugurazione che tuttavia non facciamo fatica a immaginare fastosa, mondana e modaiola quanto basta, in linea con il verbo più coniugato dalla politica italiana da un ventennio a questa parte: annunciare, poi si vedrà. Solo che i fatti, alla lunga, sono sempre più forti delle parole. Con conseguenze spesso tragiche.

Dalla inaugurite, come dagli scandali, non si salva certo il profondo Nord, segnatamente Milano che qualche anno fa assistette attonita al taglio del nastro del passante ferroviario dopo diciotto anni di lavori a singhiozzo e promesse non mantenute. Al termine di una campagna di affissioni murali che annunciavano ai milanesi un futuro affrancato dalla dipendenza automobilistica, l’allora sindaco Albertini e l’allora Presidente della Regione Roberto Formigoni diedero vita a un siparietto ferroviario tutte e due vestiti da capostazione. Nello spot inneggiavano al passante e all’operosità della politica meneghina. La linea sotterranea non funzionò affatto. Scambi, semafori, centraline, sistemi di sicurezza andarono per conto loro. Lapidario il commento di un anziano macchinista: “in un paese civile prima di inaugurare si fanno da tre a sei mesi di collaudi”.

Non dimentichiamo infine che una discreta parte in commedia è stata recitata anche a Varese quando venne inaugurato il monoblocco dell’Ospedale di Circolo. Anche qui ricchi premi e cotillon con politici di tutte le squadre a beneficio di fotografi e telecamere. Poi infiltrazioni d’acqua, cavi scoperti, cedimenti di controsoffitti e via elencando per un bel po’ di tempo.

L’inaugurite è purtroppo ormai una febbre endemica destinata a salire con l’avvicinarsi di Expo 2015. Speriamo almeno in un limitato corollario di scandali. Tocchiamo ferro.

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