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Cultura

LA CRIPTA DELLE MERAVIGLIE

SERGIO REDAELLI - 23/10/2015

“C’è lo zampino della provvidenza”, esclama l’arciprete don Erminio Villa, “mai avremmo immaginato di trovare quello che abbiamo trovato, un patrimonio nascosto che sazierà la voglia di sapere di tutti, turisti, fedeli e visitatori occasionali”. Ma la provvidenza, questa volta, ha i nomi e i cognomi di chi ha lavorato per tre anni al restauro della cripta sotto il santuario di Santa Maria del Monte con risultati di portata storica: la volta è stata consolidata e messa in sicurezza insieme agli affreschi del ‘300, rimosse le antiestetiche putrelle d’acciaio inserite nel 1931, scoperta un’Annunciazione d’epoca sforzesca che richiama la scuola di Masolino da Panicale e, rimuovendo un contrafforte in pietra e un armadio nel corridoio d’accesso, sono tornati alla luce affreschi del ‘400 d’ignoti artisti varesini nella “sala delle tre madonne” e antiche sepolture addossate alla navata del santuario.

Dulcis in fundo, l’archeologo Roberto Mella Pariani e la sovrintendente Barbara Grassi hanno trovato le tracce di una chiesa del quinto secolo dopo Cristo che avvicina l’origine del culto di Santa Maria del Monte all’epoca di Sant’Ambrogio. Si avvera dunque il sogno di monsignor Pasquale Macchi di aprire i tesori della cripta al pubblico, ma neppure lui avrebbe potuto immaginare che avvenisse a ridosso dell’Anno Santo 2016, quando il santuario sarà chiesa giubilare e Porta Santa. I fedeli potranno visitarla in tutta sicurezza con i nuovi impianti di climatizzazione e illuminazione camminando su panoramiche vetrate di cristallo che consentono di ammirare gli scavi archeologici sottostanti. Uno spettacolo d’arte, di storia e di bellezza spirituale.

Il restauro delle volte della cripta è un capolavoro di sapienza tecnica e fa già scuola in Italia e all’estero. L’architetto Gaetano Arricobene e l’ingegnere Lorenzo Jurina del Politecnico di Milano, responsabili rispettivamente del progetto architettonico e di quello strutturale, ne hanno parlato in luglio in un convegno a Bressanone e in ottobre a Valencia, in Spagna. Spiega Jurina: “Abbiamo adottato la soluzione del “gazebo strutturale”, in alluminio, che sorregge gli archi della cripta. Profili in acciaio inox seguono l’andamento delle volte e si appoggiano a terra accanto alle colonnine in pietra sgravandole parzialmente dal carico di 72 tonnellate dell’altare soprastante. Un sistema di viti regolabili consente di spingere verso l’alto i profili in acciaio e di metterli in forza”.

Non è tutto oro, però, quello che luccica. Risolto il “problema” della cripta (importo dei lavori 1.150.000 €), gli acciacchi dell’età già incalzano la Via Sacra. Il secondo arco si sbriciola e sono passati due anni dall’ultimo allarme senza intervenire. Alla sesta cappella il pavimento infossato raccoglie l’acqua al centro, anziché farla scorrere all’esterno. Mancano i soldi per provvedere. Le infiltrazioni d’acqua, l’umidità nelle cappelle e le cosiddette “nebbie acide”, come ammoniva il professor Furia, intaccano il colore e la pietra delle statue, anche di quelle interne alle cappelle. Quando calano le basse nubi di gennaio e febbraio, cariche di agenti inquinanti che penetrano in profondità, i danni sono assicurati.

“Il Sacro Monte è come la fabbrica del Duomo – scherza Giorgio Gaspari della Fondazione Cariplo – Non si fa in tempo a partecipare a un inaugurazione che già ci segnalano il prossimo passo. Ma noi ci siamo sempre stati e continueremo ad esserci per ogni idea buona”. E il vicario episcopale monsignor Franco Agnesi che presiede la benemerita Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese non nega l’emergenza: “Non possiamo che ringraziare chi ha contribuito a queste opere, ma ci appelliamo ai privati donatori, alle associazioni e a chi si vuole prendere cura della manutenzione. Qui c’è ancora tanto da fare”. L’assessore alla cultura della Regione Lombardia, Cristina Cappellini, assicura che non farà mancare il suo sostegno

L’anno scorso è partito il progetto-pilota “buone prassi”, finanziato al solito dalla Fondazione Cariplo, per curare la manutenzione dei Sacri Monti con procedure costanti di buon senso (controllo delle grondaie e delle coperture, sfrondo del verde ecc.), all’insegna del principio che è meglio prevenire che curare. Ma il piatto piange. Stante la situazione di crisi, i benefattori di una volta sono scomparsi e anche le banche stringono i cordoni della borsa. Ci sarebbe bisogno di uno sforzo corale o almeno dei privati che possono farlo, il Sacro Monte è un patrimonio di tutti che va curato e tramandato possibilmente intatto ai posteri.

La cripta e gli ambienti annessi saranno aperti al pubblico, a partire dal primo novembre, il sabato, la domenica e nei giorni festivi: gratuitamente dalle 9.30 alle10 e dalle 17.30 alle18, a pagamento (5 euro) con visita guidata durante il giorno dalle 10 alle 17.30. Potranno entrare gruppi di dieci persone per volta come accade nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano per visitare il Cenacolo. Su prenotazione le visite sono aperte in qualsiasi giorno della settimana. Le prenotazioni si possono effettuare online sul sito www.sacromontedivarese.it fino alla mezzanotte del giorno precedente la visita o telefonicamente chiamando il 328-8377206.

Un prezioso libricino sulla cripta e i suoi tesori, con la spiegazione degli affreschi di Laura Marazzi conservatrice del museo Baroffio e della soprintendente ai beni artistici Isabella Marelli, si potrà richiedere dal primo novembre.

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