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Divagando

PROGETTI E DIMENTICANZE

AMBROGIO VAGHI - 29/01/2016

luinoDiciamocela tutta: se non fosse stata chiusa al traffico la Via Spinelli per i noti parziali crolli della Caserma Garibaldi chi avrebbe mai pensato che l’assoluto, preminente, problema di Varese fosse la sistemazione di Piazza della Repubblica? Per risolvere un limitato problema di ordine pubblico o per dare finalmente alla città un vero teatro che le manca da ben oltre mezzo secolo? La Caserma bene o male sarebbe stata messa in sicurezza, i disdicevoli frequentatori della piazza sarebbero stati in qualche modo resi innocui, allontanati.

E del futuro Teatro? Beh, lo si aspetta da tanto tempo ma non proprio voluto a furor di popolo. Nei primi anni ’60 del secolo scorso, quando le casse colavano grasso e Varese decise di impegnare una fetta del proprio bilancio per costruire il Palazzo dello Sport, si alzò in Consiglio comunale una timida voce a ricordare il teatro mancante. Subito zittita, per carità. Bisognava affrettarsi a dare alla grande Ignis Pallacanestro lo spazio per lo spettacolo sportivo. Il teatro poteva aspettare, un tendone o una tensostruttura la si sarebbe sempre trovata.

Poi Babbo Natale Maroni, rimembrando i propri varesini natali, ha pensato di mettere nel piatto qualche decina di milioni per la Piazza della Repubblica stuzzicando Comune, Provincia, Università e addirittura l’Asl a farsi carico del problema. A caval donato non si guarda in bocca e si accetti pure il dono, vedendo di utilizzarlo al meglio per il recupero a usi civici dei locali della Caserma e per una risistemazione del sedime della piazza. Senza barare: di nuovo teatro si continuerà solo a parlarne, mancando gli improbabili finanziamenti derivanti da speculazione edilizia sulla collina ex Collegio Sant’Ambrogio.

Il tutto mentre i problemi assolutamente prioritari rimangono quelli di togliere la città dall’isolamento dai grandi collegamenti internazionali e, in modo più domestico, di evitargli il soffocamento dal traffico di attraversamento del centro urbano. Interventi strutturali, non di semplice manutenzione, che si chiamano Stazione ferroviaria unica, funzionale ai nuovi collegamenti e completamento di un anello stradale circonvallare alla città.

Cesare Chiericati, scrivendo dei lavori della Stabio-Arcisate, finalmente ripresi dopo lunghe vicissitudini, ha già sottolineato l’assoluto disimpegno dimostrato dal sindaco Fontana per tutta la dolorosa vicenda. Come se l’opera fosse di esclusivo e limitato interesse di due paesoni della Valceresio e non aprisse a Varese con l’Alptransit le porte dell’Europa. Una sottovalutazione preoccupante che costringe a ricordare a tutte le forze politiche quale nodo di traffico ferroviario diventerà Varese, grazie appunto a quei pochi chilometri di binari dell’Arcisate-Stabio. Da Lugano si raggiungerà Malpensa e, attraverso Gallarate, un’altra grande direttrice ferroviaria internazionale. Quella del Sempione che punta verso Locarno, Ginevra e Parigi. Come Varese si attrezza per accogliere questi traffici che non saranno soltanto di transito ma potranno diventare motivo di crescita e di sviluppo economico anche localmente? Da qui l’urgenza di rimettere mano in modo realistico al progetto stazioni.

E si abbia anche la modestia di studiare attentamente le mosse e gli indirizzi dei nostri vicini svizzeri. A suo tempo hanno centrato in pieno l’obiettivo del trasporto intermodale ferro-gomma. Il tutto mentre la Camera di commercio di Varese e la Cassa di risparmio delle provincie lombarde improvvidamente cedevano all’ elvetica Hupag concessioni, immobili e terreni della Lombardia Nord Dogane operante a Busto Arsizio.

Il solito non guardare avanti, con lo sguardo nel baslott e l’avidità di realizzare soldi: i pochi maledetti e subito. Ora sappiamo che i nostri vicini daranno una mano per il miglioramento del tratto ferroviario Luino-Gallarate. Alcuni milioni di euro per ampliare il diametro delle gallerie e per eliminare una dozzina di passaggi a livello che strozzano diversi paesi della nostra sponda magra. Grazie dell’omaggio. Svizzeri generosi ma non certo Dame di San Vincenzo.

È ovvio che l’intermodale già in grande progresso subirà un ulteriore sviluppo con l’apertura dell’Alptransit. E non vorremmo che qualche pensierino elvetico venga fatto anche per riprendere vantaggiosi rapporti con lo sbocco marittimo del Porto di Genova. Una direttrice storica quella del capoluogo ligure. Abbandonata a seguito della lunga crisi del nostro maggiore porto che ha indotto la Svizzera a preferire per i suoi traffici d’oltre mare gli efficienti ma più lontani porti del Nord Europa, Ostenda, Rotterdam Amburgo.

Alla fine dell’Ottocento in vista dell’apertura del Gottardo le nostre Ferrovie dello Stato realizzarono a Luino una delle maggiori Stazioni internazionali e quanto necessario per favorire il traffico di persone e merci sulla linea Luino-Sesto-Novara-Mortara-Alessandria-Genova. Una direttrice ancora valida, da recuperare e da offrire alla Svizzera. Oggi i traffici marittimi verso l’Estremo Oriente sono in notevole crescita dato il grande sviluppo economico di quelle aree ed i passaggi delle merci attraverso il Mediterraneo assai più brevi e vantaggiosi rispetto ai porti Nord Atlantici.

Una opportunità da cogliere quella del ritorno a un mare vicino anche per l’economia dei nostro territorio.

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