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Divagando

RESPONSABILITÀ PASSATE, CIVISMO D’OGGI

AMBROGIO VAGHI - 13/05/2016

palazzoCivico? Ah… bellissimo. Pare che nessuno dei candidati alle prossime elezioni comunali voglia essere di un centimetro meno “civico” dell’altro. Un festival della civicittà.

La disaffezione diffusa verso il campo dei partiti ha evidentemente alimentato ed alimenta questo fenomeno. È tuttavia pericoloso accogliere il tutto in senso acritico facendo della classica “ogni erba un fascio”.

Stesso il discorso da farsi criticamente verso i partiti, non tutti egualmente coinvolti nella gestione del potere. La questione dovrebbe essere evidente a proposito di enti locali, Comuni, Provincie, Regioni dove le responsabilità non possono essere assolutamente addebitate nello stesso modo tra chi fa parte della maggioranza che amministra e chi siede all’opposizione. È un concetto che mi sento di ribadire per l’esperienza maturata nel Consiglio Comunale di Varese in 23 anni di attività come consigliere eletto nelle file dell’allora Pci. Ho votato a favore di centinaia e centinaia di delibere per lavori, servizi, imposte che mi sembravano vantaggiose per la città, anche se talvolta migliorabili e migliorate in tante occasioni grazie all’apporto degli oppositori. Non ho mai votato un progetto di Piano regolatore, né un bilancio di previsione annuale o pluriennale. Vorrà pur dire qualche cosa.

Per essere ancora più chiari ed espliciti. Si stanno ricordando Sindaci e Giunte varesine del passato. Ebbene dal 1951 al 1956 fu una maggioranza “ bulgara” a dominare il Consiglio Comunale di Varese: 26 consiglieri eletti dalla DC sui 40 dell’intero consesso. Essi consentirono due storiche nefandezze: la chiusura della tranvia e delle funicolari per il Sacro monte ed il Campo dei Fiori e l’abbattimento del Teatro Sociale. Tutti egualmente responsabili?

Il discorso sui movimenti civici va spiegato e valutato. Per lungo tempo il fenomeno è stato ristretto alle piccole comunità montane o rurali. Il medico, l’insegnante, il piccolo imprenditore del paese si facevano carico di raccogliere attorno a sé amici, conoscenti e talvolta buona parte dei famigliari con l’intento di reggere al meglio il loro Comune. Non roboanti programmi ma esibizione di buona volontà, disponibilità verso il prossimo, onestà e disinteresse personale. Tutte doti che quasi sempre sopperivano ai limiti di preparazione tecnico-amministrativa. Alle leggi avrebbe dovuto pensarci un buon segretario comunale. Importante era la conoscenza diretta di chi si voleva mandare a fare il Sindaco o il consigliere comunale.

Nei medi e grandi Comuni altra musica. Provvedevano i partiti a presentare nelle loro liste coloro che meglio ritenevano preparati all’amministrazione. Spesso professionisti, impiegati ed operai emersi dal mondo del lavoro. Gente già collaudata in precedenti incarichi pubblici e distintasi per la passione dimostrata verso i problemi sociali della comunità. Insomma i partiti si facevano garanti, davanti all’elettorato, dell’eccellenza dei candidati presentati. Di frequente ne avevano curato anche la preparazione tecnico-amministrativa attraverso specifici corsi di formazione.

Ora la crisi di rappresentanza partitica ha rivalutato il rapporto personale elettore/ candidato affidando maggiormente la responsabilità delle scelte direttamente al cittadino elettore, senza intermediazioni. Ecco aperto un campo senza limiti al “civismo”. Tutto positivo? L’esplosione delle candidature a Sindaco e di liste a loro sostegno ci obbligano a riflettere. Anche qui sarebbe errato fare di ogni erba un fascio. Farne una esaltazione acritica vedendo soltanto un ampiamente positivo aspetto della partecipazione diretta dei cittadini alla cosa pubblica e sottacendo i limiti e le trappole già messe in atto all’ombra del civismo.

Vediamo nel concreto il caso di Varese. Un caso di scuola. Tra le sedici liste almeno una dozzina dichiara la propria ragione di essere nella distanza dai partiti. Emerge di tutto, dalla buona volontà del fare all’esibizionismo a buon mercato da parte di personaggi singolari. Pochi o nulli i riferimenti a passati impegni civici a livello di strada o di quartiere per sostenere battaglie anche piccole a favore del luogo. D’improvviso, la scoperta della causa municipale: sorprendente.

Fa eccezione la sola Varese 2.0 dell’agronomo Daniele Zanzi che può vantare almeno un triennio di impegni civici. Dall’opposizione ai parcheggi nei parchi di Villa Augusta a Giubiano o di Villa Mylius, alla mitica lotta contro il parcheggio bunker della Prima Cappella passando anche dal salvataggio della dozzina di pini non autoctoni del pubblico Giardino Estense. Lotte civiche portate avanti con successo attraverso una apprezzabile capacità di iniziativa tale da realizzare un’ampia mobilitazione popolare.

Tutto il resto appare come un civismo più proclamato che praticato. Un civismo sotto il cui ombrello cercherebbero salvezza molti di coloro che hanno fatto fallimento.

Qui è il caso di valutare l’atteggiamento dei partiti verso il nuovo fenomeno. Il Pd ha messo un suo uomo candidato Sindaco di una coalizione di centrosinistra, con tanto di non nascosta tessera di partito in tasca. Si è aperto alla società civile premiando il movimentismo, riconoscendo il valore del vero civismo rappresentato da Varese 2.0 col quale si è confrontato anche alla primarie. La Lega ed i residuati varesini di Forza Italia non sono neppure riusciti a trovare un candidato sindaco tra le loro file. Ragion per cui sono ricorsi ad un candidato “esterno” definito civico e non “succubo dei partiti.” Scherziamo? Per rispetto della persona di Paolo Orrigoni non scriveremo che sarà un ostaggio nelle mani della Lega e Forza Italia che hanno malgovernato fino a questo momento, ma sicuramente sarà da essi condizionato. Costantemente col fiato sul collo spiratogli da Maroni e Salvini.

Difficile comunque per l’elettore districarsi nei giudizi tra le varie liste in cui compaiono anche personalità che in passato hanno condiviso parte del percorso politico amministrativo della Lega e di Forza Italia, adesso fortunatamente schierate con chi vuole voltare decisamente pagina.

Oggi, senza se e senza ma, lo spartiacque deve essere il giudizio sui quasi 25 anni di amministrazione comunale a trazione leghista. Bisogna rispondere alla domanda: a Varese si vive meglio o peggio prima dell’era leghista del Carroccio? Un’era in cui tutti gli spazi del potere al Comune, alla Provincia, alla Regione sono stati a disposizione delle stesse forze politiche. Se riconosciamo che Varese è costantemente arretrata vogliamo voltare decisamente pagina, rompere la continuità di un passato negativo?

Non ci sono vie di mezzo: o si sostiene il nuovo, la volontà di operare seriamente per il cambiamento della città, o si dà un giudizio positivo alle Giunte dei Fumagalli e dei Fontana, e si conferma il passato accontentandosi delle solite promesse. Con attenzione al civismo fasullo.

 

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