Attualità

BARBARIE DEMOCRATICA

LUISA NEGRI - 09/10/2026

Siamo abituati a tutto ormai. In fatto di crudeltà, il nostro tempo non ci fa mancare nulla. Ingoiamo ogni giorno immagini, notizie, racconti di stragi, guerre, femminicidi. È recente la tentata strage, partita dalla cabina di comando di un aereo, che ci ha tenuti col fiato sospeso.

Ma non era immaginabile neppure la crudeltà inflitta lo scorso 30 settembre a Christa Pike condannata a morte nel Tennessee per un omicidio compiuto a diciotto anni, assieme al fidanzato. Aveva ucciso una ragazza mostrandone poi con fierezza, e orrore di tutti, un osso della testa conservato come trofeo.

Sfogliando il disgraziato curriculum vitae di Christa emerge il disagio di una famiglia disadattata, di alcolizzati che l’hanno seviziata e violentata incamminandola già da bambina sulla strada della follia. La lunga pena scontata in carcere, nel braccio della morte, non ha certo provveduto a dare alla oggi cinquantenne detenuta le necessarie cure e tantomeno a compiere l’atto di clemenza indispensabile per evitarle la condanna. Unica donna nel Tennessee a subire questa sorte negli ultimi 200 anni. Nonostante le suppliche a suo favore venute dal mondo civile e religioso e persino da Papa Leone.

Ma il peggio è arrivato al momento dell’esecuzione. Quando Christa, pur affrontando con dignità e apparente serenità il tragico epilogo del suo calvario, è stata una volta di più torturata: colpa di una operazione eseguita al peggio. Che ha comportato per lei un lungo accanimento della siringa e quindi una doppia esecuzione. Christa giace ora intubata in gravi condizioni in ospedale, sorvegliata a vista. Forse miracolosamente se la caverà.

Nonostante l’atroce, inaccettabile contesto, si continua a discutere attorno al povero corpo e alla sorte che, se Christa si dovesse ‘salvare’, le toccherebbe subire. Potrebbe essere curata, e considerata in pari con la colpa, a causa della tortura commessa dallo Stato nei suoi confronti. Oppure restituita al carcere. Per essere eliminata, finalmente. Lo reclamano con forza la difesa dei legali e la famiglia. Che, da sempre, attendono e chiedono quella ‘soddisfazione’.

È l’ennesimo esempio di disumana esecuzione in un paese che ama dichiararsi democratico.

E rispecchia l’assurdità di una pena che vorrebbe essere esemplare. Mentre è pessima e non più accettabile dimostrazione di uno sguardo umano e storico livoroso e miope. Rivolto a un passato dove il sangue richiamava sangue: e, alla morte, sembrava giusto rispondere con una legittima punizione di morte.

Anche nell’antico borgo di Varese non mancarono un tempo le esecuzioni. Avvenivano nell’attuale piazza Cesare Beccaria che dall’autore del celebre trattato Dei delitti e delle pene trae appunto il nome. Il boia arrivava dalla Svizzera e svolgeva il suo compito con i necessari attrezzi davanti a chi si presentava per assistere al macabro spettacolo.

Dobbiamo ricordare che, proprio grazie al Beccaria -padre di Giulia, la madre di Alessandro Manzoni- l’Italia fu prima al mondo ad abolire la pena di morte. La novità partì da Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena, nel Granducato di Toscana. Era il 30 novembre del 1786 e il granduca promulgò il Codice Leopoldino, avverso al supplizio capitale e l’uso delle torture in tempi di pace.

Si aggiunse poi l’intero Paese, dopo l’Unità, era il 1889, con il Codice Zanardelli.

Con la Costituzione del 1948 e il provvedimento di modifica del 1994 che riguarda anche il codice militare, fu definitivamente eliminata la pena di morte.

E questo è anche uno dei motivi per cui dobbiamo sentirci fieri di essere cittadini italiani.

Il presidente americano Joe Biden (lo ricordate), prima di andarsene per lasciare il posto a Trump, si era premurato di concedere la grazia a una trentina di condannati. Ma pare che in alcuni Paesi degli Stati Uniti, presidente Trump, ci sia ora una nuova voglia di ripristinare sedia elettrica e plotoni di esecuzione.

A darci speranza restano le parole di Papa Francesco. “La Chiesa insegna alla luce del Vangelo che la pena di morte è inammissibile perché attenta alla inviolabilità e dignità della persona.

La stessa si impegna per la sua abolizione nel mondo” (11 ottobre 2017 ).

 

Ndr

Pete Hegseth, ministro della Guerra di Trump, annuncia la diretta streaming della fucilazione di Nadal Hasan, autore della strage di Fort Hood. A una barbarie, risponde una barbarie e mezzo. Che ha subito sollevato l’indignazione dei vescovi americani. E non solo.
Quo abiit civilitas nostra?