Stati Uniti d’Europa? Non scherziamo. Stati sempre più disuniti, in prospettiva solidale-armoniosa. Va disgregandosi il blocco fin qui sostenitore dell’Ue, Popolari Socialisti e Verdi o Liberali ruota di scorta, va consolidandosi il blocco delle destre radicali. Sia pure con eccezioni, tipo i recenti verdetti d’Ungheria, Paesi Bassi, Svezia risoluti a non cedere alla deriva conservatrice/estrema. Il radicalismo prende piede, si gonfia di sentimenti ribelli, seduce le masse deluse dal molto chiacchierare e poco fare di chi le governa. E le masse non badano al quid dell’alternativa, badano a cacciar via il presente sperando in un migliore futuro. Chiunque glielo prometta.
Prima sentenza utile a leggere nella palla di vetro saranno le elezioni di Spagna, mese venturo, pur se precedute da quelle in Lettonia e Bulgaria, certo d’un interesse minore. Seguiranno Francia, Italia, Polonia, Finlandia, Grecia, Slovacchia. Sanchez ha deciso di giocarsi tutto in uno slogan: c’è il problema casa, intervengo a sanarlo, l’opposizione mi ostacola, e allora decidano le urne. Sì certo. Se sono razionali, le urne. Se sono emotive, ciao Sanchez, ciao sinistra al potere, ciao a una governance per tanti aspetti migliore delle pari governance continentali. Il verdetto influenzerà i successivi.
Fondamentale la sentenza francese. Un referendum: Le Pen sì o Le Pen no. Nel caso d’un sì, rimbalzo lungo e di storica portata. Pronostico, sottolinea la politologa Nathalie Tocci sulla “Stampa”: l’implosione dell’Europa com’è oggi, costruita a fatica dopo orrori e infamie della Seconda guerra mondiale. Tanto indaffararsi per nulla? Exactement, si dice nei corridoi di Bruxelles e Strasburgo. Ma l’errore insiste, più che nello spirito nostalgista del tempo corrente, in un lacunoso standing istituzionale: evidenti le cadute d’attenzione, di realismo, di presenza nella società. Ne han profittato i mestatori, tuttavia cogliendo un vero seme d’insofferenza. Ecco la tragedia dell’Europa di pace, purtroppo non inferiore alla tragedia dell’Europa di guerra. Là ci furono milioni di vittime accertate, qui ci sono milioni di bisognosi, indigenti, esclusi accertati.
Sotto la cenere cova il fuoco. Rivolta in Spagna sulla questione abitativa, sommosse in Francia sulla questione scolastica, voglia di disubbidienza civile anche da noi, in Italia. Dall’America il generoso Trump ci serve di benzina gratis: la colpa è dell’immigrazione, dell’Islam, degl’invasori. Una grande balla che trova grande ascolto perché vien facile scaricare sui deboli il forte malumore. Esige, il malumore, risposte pronte/diverse che sinora sono mancate. Siamo in ritardo, e il rischio è di pagarlo caro. Lo pagheremo di meno se le destre che conquistassero i Palazzi sull’onda del no all’Europa lo volgessero in ni e poi in sì, una volta ottenuto il bottino di consenso. Com’è accaduto a Roma, protagonisti Meloni&friends. Ma Roma non è più da un pezzo caput mundi, e tantomeno caput Europae.