Attualità

MORIRE DI LAVORO

ROBERTO CECCHI - 09/10/2026

Non viene la voglia di scrivere delle morti sul lavoro, perché si parla di eventi estremamente dolorosi e, generalmente muoiono persone giovani. Eppoi, perché è una materia che rimane lontana dalle cronache. Se ne può parlare solo quando succede qualcosa di eclatante, come è accaduto qualche giorno fa a Roma, quando un giovane di 22 anni ha perso la vita cadendo dal Colosseo, mentre sistemava l’illuminazione. In questo caso la notizia ha fatto il giro del mondo e molto rumore non per la persona, purtroppo, ma per il luogo dove l’incidente è accaduto.

Se fosse successo altrove, probabilmente, non ce ne saremmo neanche accorti, perché la notizia sarebbe finita nei trafiletti. Mentre ha occupato a lungo le cronache dei giornali la notizia di Luana D’Orazio, una giovanissima operaia di ventidue anni, che rimase intrappolata in un orditoio a Montemurlo (Prato) il 3 maggio 2021. Ha fatto notizia, probabilmente, perché era una donna a cui è toccata una fine orribile. Ma salvo casi del genere, quella degli incidenti sul lavoro è una materia che passa quasi inosservata. Eppure in Italia ogni anno muoiono all’incirca 900 persone tra lavoratori e lavoratrici (quanto agli incidenti sul lavoro, nel 2023, sono stati la bellezza di 590.000). Mediamente, si tratta di tre lavoratori al giorno che perdono la vita e quindi forse è anche per questo che non se ne parla quasi più, perché i giornali si stancano di ripetere le stese cose, senza che se ne veda la soluzione.

I morti sul lavoro ci sono sempre stati, perché la sicurezza sui cantieri è sempre stata un problema (a livello mondiale ogni anno si conta ben 3 milioni di morti, come se fossimo in guerra). Durante la costruzione delle antiche fabbriche non sappiamo quanti siano stati perché mancano i documenti. Ma guardando negli archivi delle fabbricerie ci si rende conto di cosa deve essere stata l’edilizia a quei tempi. Cantieri come quello per la cupola di Brunelleschi, partivano da 55 metri da terra per raggiungere i 116 metri in vetta, alla croce della lanterna, appesi nel vuoto, perché era una struttura autoportante, senza un’impalcatura per sorreggerla durante la costruzione. Le cronache non parlano di incidenti. Si ricorda solo la morte di un capomastro, ma se si guarda i registri dell’Opera del Duomo, gli incidenti erano tantissimi e quindi, chissà che cosa nascondono. Con un salto di oltre cinquecento anni, per arrivare ai giorni nostri, il picco di incidenti mortali in Italia nel 1963 sé stato di 4.644. Erano gli anni del boom edilizio e solo durante la costruzione dell’A1, l’Autostrada del Sole, morirono ben 164 lavoratori.

Dopo qualsiasi caso del genere partono le litanie, le promesse e le dichiarazioni “non dovrà accadere mai più”. E invece, immancabilmente, il giorno dopo la storia si ripete. Le ragioni di questi disastri attesi dipenderebbero dal fatto che mancano le risorse per la prevenzione e i controlli sui cantieri sarebbero del tutto insufficienti. Si vorrebbero più ispettori del lavoro. In effetti, pare che non siano in un numero adeguato. Mentre sulla questione delle risorse le cose non stanno proprio così, perché in qualsiasi appalto, sia che si tratti di opere pubbliche o private, la legge da molto tempo prevede che ci siano degli oneri per la sicurezza. Risorse finanziarie destinate alla prevenzione degli incidenti sul lavoro.

Oneri che non possono essere oggetto di contrattazione. Cioè, sono risorse che non devono seguire la via delle altre opere. Per cui, se un appalto vale 100 euro e, durante la trattiva per l’assegnazione dei lavori, si va ad uno sconto, come accade quasi sempre, le risorse destinate alla sicurezza non possono essere in alcun modo oggetto della trattativa. Non possono essere oggetto di ribasso. Per legge vanno prese così come sono previste dal progetto e usate per prevenire gli infortuni. E, almeno in teoria, dovrebbero andare alla realizzazione del “Piano di Sicurezza e di Coordinamento” (PSC), previsto dalla normativa sulla sicurezza (D.Lgs. 81 del 2008 e correttivo D.Lgs.106 2009).

Ci son casi difficili da controllare e da arginare come possono essere quelli legati ai lavori nelle campagne coi trattori, dove la responsabilità ricade spesso sul singolo operatore. Ma per il resto, se i piani venissero davvero attuati, gli incidenti diminuirebbero considerevolmente. E quindi, forse, non bisogna aspettarsi che ci sia un ispettore del lavoro in ogni cantiere. Come non è immaginabile che ci sia un carabiniere per ciascun delinquente. Dovrebbe maturare una responsabilità collettiva di cantiere che porti al controllo per il rispetto delle regole che ci siamo dati. Dovrebbe esserci una maggiore responsabilità e coinvolgimento delle associazioni di categoria per presidiare seriamente qualsiasi cantiere, prima che l’incidente accada.