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Editoriale

MODELLO

GIUSEPPE ADAMOLI - 24/06/2016

galimbertiIl tempo era arrivato sul serio, come si scriveva su RMFonline. Ma l’orologio di Varese era capriccioso, aveva bisogno di certi impulsi per funzionare senza intoppi. Da una parte sono arrivati quelli giusti e Davide Galimberti è il nuovo sindaco con la missione del cambiamento. Dall’altra quelli sbagliati e la Lega ha perso la sua culla.

Comincio da questi ultimi. La Lega non ha saputo rinnovarsi. Lo slogan “Sempre sindaci nostri” era diventato un’affannosa ricerca di candidati indipendenti non avendo al proprio interno risorse su cui trovare il consenso sufficiente. Così Maroni (il presidente della Lombardia, non so se mi spiego) aveva candidato pubblicamente Malerba per poi mollarlo come si fa con i frutti marci. Un errore da dilettante. Lo stesso Maroni candidandosi capolista (inaudito) ha sottolineato l’avvento dell’emergenza. Un buon imprenditore come Orrigoni non ha potuto nascondere il caos alimentato dalla perdita dell’identità politica insita nell’acrobazia da Bossi a Salvini. Adesso Orrigoni si immola dichiarando che ha perso lui e non la coalizione. Auto-fustigazione generosa ma infondata e ingannevole.

Veniamo agli impulsi giusti arrivati dai vincitori. Azzeccata la scelta delle primarie. Galimberti era allora uno sconosciuto. Certo, Marantelli era strasicuro di vincere e i giornali lo avevano già incoronato, ma la sua partecipazione alle primarie ha fornito a Galimberti la pedana di lancio. Il parlamentare ha accettato la sconfitta sul filo di lana senza mettere i bastoni fra le ruote. Di questo gli va dato atto.

Azzeccatissima la coalizione Pd – Varese 2.0 – lista De Simone. Forse difficili da contentare, Zanzi e i suoi, ma decisivi appunto per questo. Fossero simili ad un partito non avrebbero portato nessun valore aggiunto. Chiaro che era importante il gruzzolo di voti che avrebbero preso (il 4% è comunque un ottimo risultato) ma ancora di più la novità che rappresentavano e l’immagine impertinente e insieme concreta e innovativa che trasferivano sulla coalizione. Buonissimo l’apporto di Dino De Simone che con la sua lista ha portato al voto una sinistra moderna, dinamica, giovanile eppure matura. La lista del sindaco, ben fatta, ha completato il quadro vincente.

Il merito va però anzitutto a Davide Galimberti, gavetta nel Pd, faccia rassicurante, carattere tenace e sobrio, lavoro instancabile. Credo che pochi candidati di questa tornata elettorale in Italia abbiano girato i quartieri come lui. Adesso lo conoscono anche le persone più umili e fuori dai giri che “contano” (ma che contano sempre meno negli esiti elettorali).

Ribadisco un concetto che mi è caro. A Varese si è realizzato il modello di centrosinistra più convincente: un mix di politica e di reale civismo che si era intestato battaglie importanti per la città. Molte sigle di partito avrebbero confuso le idee e fatto cascare le braccia anche agli elettori più disponibili. Il Pd lo ha capito per tempo e su questo ha impostato la campagna di Varese. Certo, ci sono stati momenti non facili nella navigazione pre-elettorale, superati però brillantemente.

Ci saranno anche da oggi in poi tanti e difficili scogli. Il programma andrà razionalizzato e cadenzato oltre quello che già si è fatto. L’amministrazione va snellita e semplificata con responsabilità burocratiche bene identificate. La giunta deve esprimere il merito e il meglio della città senza pallottoliere in mano. Varese dovrà abbandonare la logica del “padroni a casa nostra” e investire su una comunità più larga dei propri confini amministrativi e sul buon rapporto con Milano.

Soprattutto non va dispersa l’enorme energia positiva che si è sprigionata in città e che ha festeggiato in modo elettrizzante la notte della vittoria. Le aspettative sono alte. Avanti con coerenza e qualche guizzo geniale per non deluderle.

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