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Attualità

FRITTATA DA NON RIGIRARE

CESARE CHIERICATI - 22/09/2016

OLYMPUS DIGITAL CAMERAFa sinceramente sorridere l’agitarsi mediatico di alcuni esponenti delle forze di centrodestra (Lega in testa) che hanno ininterrottamente governato Varese per ventitre anni e che ora gridano al degrado urbano di alcune zone della città quasi fosse nato e cresciuto all’improvviso, come un bucaneve a febbraio, nel brevissimo lasso di tempo passato tra la loro sconfitta elettorale e l’oggi amministrativo della nuova Giunta Galimberti. Siccome la memoria su questi temi è tendenzialmente labile, occorre ribadire che l’attuale degrado altro non è se non il frutto maturo di anni di sottovalutazioni, menefreghismo e accidiosa tolleranza da parte degli inquilini che hanno abitato Palazzo Estense fino a ieri.

Che le stradine interne al comparto edilizio compreso tra via Morosini e via Como siano allo sfascio è cosa nota da anni prova ne sia che il consigliere comunale Paolo Cipolat del PD, amministratore di alcuni stabili della zona, ha messo in risalto come già dal 2012 lettere ed esposti, a firma sua, siano approdati negli uffici comunali con la puntuale descrizione dell’avanzare endemico del disordine, degli imbrattamenti, di atti vandalici,di improvvide frequentazioni. Invano. Salvo gridare “al lupo al lupo” quando l’asticella delle trasgressioni si alza fino alla tentata violenza sessuale ai danni di una ragazza la notte di sabato 10 settembre.

Basta poi allontanarsi di pochi metri per imbattersi in altre situazioni di abbandono davanti al supermercato dove sbuca il sottopassaggio di collegamento con le Nord, dismesso e chiuso, un simbolo di resa alla microcriminalità che certo non risparmia neppure la vicina via Milano, lo sciagurato complesso edilizio che fa angolo con via Adamoli e i piazzali adiacenti la Stazione sorella delle Ferrovie dello Stato.

Eppure il 3 gennaio 2013, dunque quasi ben quattro anni fa, con un’improvvida dichiarazione ai media locali l’allora sindaco Attilio Fontana invitava in buona sostanza i varesini a rassegnarsi a una città non esattamente sporca ma trasandata e sdrucita sì. Contro la maleducazione dilagante, madre di storture e vandalismi di ogni genere, resistere non serve o quanto meno serve a poco, sembrava sottintendere il primo cittadino.

Il suo pessimismo civico lo aveva del resto anticipato qualche settimana prima consolandosi nel confrontare Varese con Bologna e Parigi ovvero con due realtà fuori scala e per questa ragione di sicuro alle prese con manifestazioni di vandalismo più rilevanti rispetto a quelle della città giardino. Nell’invocarne il ritorno con manifesti affissi di fronte alle Nord, in via Milano e in via Como c’è da parte dei suoi fans un filo di involontaria ironia: sul terreno delle manutenzioni (risanamenti di aree a rischio, strade, marciapiedi, illuminazione, lotta ai graffiti abusivi) quanti sono stati a Palazzo fino al 19 giugno scorso bene farebbero a recitare una sorta di mea culpa anziché goffamente rigirare la frittata da loro stessi cucinata.

Detto questo è chiaro che Varese deve in fretta cambiare passo mettendo in campo sia interventi di pronto soccorso sia terapie di più lungo periodo come antidoti a una sorta di rassegnazione strisciante al brutto. Qualcosa si sta vedendo e annunciando come l’entrata in funzione a novembre di una squadra antidegrado; ronde più frequenti delle forze di polizia tra loro meglio coordinate; l’apertura di un dialogo con i proprietari frontisti di edifici delle zone più a rischio per eliminare androni e rientranze propizie al degrado e all’abbandono. Certo non firmiamo alcuna cambiale in bianco alla nuova giunta ma diamogli almeno il tempo necessario per cercare di onorarla.

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