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Divagando

RENATO, NEREO E AMILCARE

AMBROGIO VAGHI - 11/02/2012

Renato Guttuso, Giocatori di carte, 1981

Ma era proprio un orso musone, Renato Guttuso, a Varese? Uno dagli umori variabili e dall’indole imprevedibile? E da tenere Piero Chiara per un’intera giornata di vana attesa, fuori della dimora di Velate? Il nostro scrittore di casa probabilmente non è stato il solo a bussare, meglio a suonare, invano al cancello di casa Guttuso. Lo hanno fatto tutti coloro che pensavano di presentarsi inattesi senza conoscere la curiosa procedura per contattare l’artista. Procedura strana sì, ma necessaria per garantire la sua privacy. E quale era? Si deve sapere che il pittore non aveva telefono. L’aveva sempre rifiutato. Chi intendeva contattarlo doveva farlo attraverso, diciamo così, il suo segretario-telefonista. Cioè il parrucchiere di Velate! Era appunto questo suo barbitonsore a trasmettergli direttamente o per via del domestico, ogni messaggio ricevuto od ogni richiesta di incontro. A questa rigida procedura si sottoponeva anche il segretario della Federazione del PCI ogni qualvolta doveva recapitargli da Roma le comunicazioni della Direzione del Partito. Come è noto infatti Guttuso era membro del Comitato Centrale Comunista.

D’altra parte Guttuso non aveva scelto a Velate una casa vacanze ma un buen retiro per il suo lavoro, lontano dalle distrazioni della abituale residenza romana: mostre, convegni, rapporti sociali del più vario tipo, politici, intellettuali, mercantili, umani.

Questo deve essere stato il suo profondo convincimento quando vide per la prima volta il villino e la pertinenza dei Dotti. Era andato a visitarlo con la moglie Mimise ma fu immediatamente colpito da quel verde intenso degli alberi, dal profilo lontano del Monte Rosa, da un panorama da meraviglie che suscita emozioni in ogni persona. Immaginiamoci nel cuore e nella mente di un artista che già vedeva tramutarsi queste sensazioni in opere pittoriche. Vendere quel villino, cioè la prima intenzione di quella visita? Ma neanche per sogno.

Tramite le indicazioni dategli dai compagni della Federazione Comunista di Varese, il pittore e Mimise incaricarono lo studio del ragioniere Lanciotto Gigli di sistemare altrove gli inquilini occupanti. Cosa che Gigli ottenne col tempo e con la sensibilità necessaria. Così Renato Guttuso iniziò la sua fantastica stagione artistica varesina. Nella tranquillità dell’eremo di Velate, abituato a lavorare anche otto ore al giorno quando aveva dato inizio ad un quadro. Come un operaio che timbra il cartellino. Rigoroso verso se stesso e verso gli altri. Anche i tempi dello svago, delle relazioni e del riposo erano programmati.

Alla sera non era improbabile trovare i coniugi Guttuso con amici in qualche ristorante di Varese. È vero che certe manifestazioni della celebrità lo disturbavano. Non era mai entusiasta quando veniva avvicinato al tavolo della cena da qualche invadente estimatore che richiedeva un autografo o un disegnino su un tovagliolo. Ne era visibilmente seccato, ma con garbo accontentava sempre il… questuante.

Vi erano poi gli inviti alle cene nelle magioni di facoltosi personaggi della nostra zona, che Guttuso accettava per ben comprensibili ragioni “mercantili”. Non certo con l’entusiasmo col quale accoglieva a casa sua gli amici e compagni per le interminabili partite di scopone. Direi che questi avevano sempre… l’entrata libera. In particolare l’Amilcare Marcobi ed il Nereo Chiarotto. L’Amilcare, fratello di Walter, il valoroso comandante partigiano caduto sotto i colpi delle Brigate Nere in via dei Boderi, svolgeva anche un po’ i compiti di segretario sbrigando tutte le piccole incombenze di casa quando Guttuso era lontano da Varese. Il Nereo era lui stesso un personaggio di rilievo. Professore, preside dell’Istituto tecnico del Tessile di Busto Arsizio, ricercatore apprezzato sui tessuti ignifughi, le sue invenzioni interessarono la NASA e sono ancora oggi usate dai piloti della formula Uno.

Un entusiasta e duraturo sodalizio con questi compagni che il Pittore volle eternare nelle sue opere. Nel grande quadro “I giocatori di carte” sono infatti ritratti sia il Nereo che l’Amilcare. Il Marcobi poi è stato il modello di una delle rare sculture realizzate da Guttuso. Chi ha avuto modo di visitare la grande Mostra Internazionale di Arte del 1966 a Roma, appena all’entrata si è trovato davanti “l’Edicola”, appunto una vera e propria classica edicola di giornali all’infuori della quale vi era la statua in bronzo di un uomo a grandezza naturale con un giornale aperto tra le mani. Calvo e proteso alla lettura era l’Amilcare Marcobi, alla perfezione! Certo il Maestro amava scegliere con chi essere socievole e con chi un po’ meno. Non capita a tutti?

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