Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Cultura

TRAMONTO DI UN’EPOCA

ALBERTO PEDROLI - 18/11/2016

zamagni“Non piangere quando tramonta il sole, le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle”. Questo aforisma del filosofo e poeta indiano Tagore ha costituito, lo scorso 12 novembre, il punto culminante dell’intervento di Stefano Zamagni al primo dei tre incontri sul tema “Pensare futuro” organizzato dal Gulliver presso il teatro Santuccio di Varese in occasione dei trent’anni di attività del centro.

Con una esposizione lucida, ragionata e ricca sia di agganci storici che di attualità, l’economista, docente universitario a Bologna, ha delineato i caratteri del “tramonto” al quale sta assistendo la nostra epoca, o meglio della transizione epocale che stiamo attraversando non diversamente da quella del ‘400 che dal medioevo portò all’umanesimo.

Tutte le dimensioni ne sono implicate, vediamo quindi di riassumere quanto ha detto il relatore:

  • sotto il profilo economico: siamo dominati dalla globalizzazione e dalla finanziarizzazione. Ma se gli strumenti finanziari non sono una novità (i derivati li hanno inventati gli Egizi!) oggi ne siamo dominati e non c’è più alcun nesso con l’economia reale, è un sistema autoreferenziale dove il valore degli scambi finanziari a livello mondiale supera di dieci volte l’intero PIL: è insomma un “vitello d’oro”…
  • sotto il profilo politico: la democrazia è stravolta e cresce il populismo cioè la tentazione di governare direttamente senza la mediazione dei corpi intermedi, ovvero di quelle “formazioni sociali” ove si svolge la personalità dei singoli ed i cui diritti sono garantiti dall’articolo 2 della Costituzione. Il risultato? La disaffezione dalla politica come ben dimostra la crescente bassa affluenza alle elezioni;
  • sotto il profilo sociale: il “welfare state” – il sistema nato in Gran Bretagna nel 1942 e diffuso in Europa ma non negli Stati Uniti dove a prevalere è sempre l’individuo non lo Stato – è ormai in crisi nei suoi pilastri fondamentali, la sanità garantita a tutti, la scuola, l’assistenza, il sistema pensionistico, ma è soprattutto nella sanità dove si mostrano le maggiori crepe. Perché? Non è solo un problema di sprechi e di inefficienza, c’è un paradosso di fondo: a differenza di qualsiasi altra impresa, in campo sanitario il progresso e l’aumento della tecnica fa aumentare anziché diminuire i costi. Inoltre c’è un problema socio relazionale: all’universalismo delle prestazioni (trattare tutti allo stesso modo) si contrappone l’esigenza di contare personalmente, di un affronto mirato.
  • Sotto il profilo culturale: domina l’individualismo ma non è più quello dei diritti dell’individuo sanciti dalla Rivoluzione francese in contrasto con il ruolo predominate della comunità, della famiglia, oggi domina l’individualismo “libertario” dove lo slogan più diffuso diventa “io sono ciò che voglio essere”. Qui la mente (anche se l’esempio non è stato fatto dal relatore) va subito all’ideologia del gender dove anche il dato biologico della differenziazione sessuale è messo in crisi. Da qui anche il declino della scuola, dove scompare ogni proposta educativa.

Ci sentiamo impreparati a questi cambiamenti e la reazione o sfocia nella violenza o nell’ “indifferentismo autistico” che – citando il cardinal Ravasi – è ben peggio per un credente dell’ateismo.

Ma è qui che si colloca l’aforisma di Tagore ed allora Zamagni ci conduce a “vedere le stelle”. Non bisogna andare lontano, l’esempio viene proprio da chi ha organizzato l’incontro, il centro Gulliver ovvero una delle molteplici espressioni della galassia del “non profit”, nel caso specifico impegnata nel recupero dalla tossicodipendenza. Una buona notizia viene proprio dalla recente legge di riforma del terzo settore che ha superato il regime concessorio a favore di quello del riconoscimento e della quale si aspettano ora i decreti attuativi.

Bisogna dare fiato alla “economia civile di mercato” le cui origini – spiega Zamagni non senza una certa sorpresa dei presenti – risalgono ai Francescani che riuscirono a superare il paradosso dei Cistercensi che pur producendo ricchezza non riuscivano a distribuirla. Come? Contrapponendo al “monastero” dove (lo dimostra l’etimologia della parola) si vive nell’isolamento, il “con-vento”, dove la dimensione comunitaria porta al mercato, all’organizzazione, alla distribuzione della ricchezza in favore del bene comune.

Oggi stanno emergendo, specialmente negli Stati Uniti, forme nuove di impresa che ne mettono al primo posto la “responsabilità sociale” secondo lo stato giuridico della “benefit corporation” che riconosce chi vuole andare oltre l’obiettivo del profitto e massimizzare l’impatto positivo verso la società e l’ambiente. Non si tratta di filantropia, alla radice c’è l’idea che il portatore di bisogni è anche portatore di risorse (proprio il Gulliver ha questo affronto del problema sociale) il che genera un “welfare generativo” dove l’assistenzialismo è superato dalla reciprocità, dove la sussidiarietà da orizzontale evolve in “circolare” e dove l’operatore sociale si trasforma in imprenditore sociale: non a caso il tema dell’incontro era “La solidarietà si dà un assetto imprenditoriale”.

Anche da noi non mancano esempi di un ben diverso affronto della crisi che ci attanaglia mettendo in moto addirittura una sorta di “circolo virtuoso”: c’è ad esempio una banca che pur aumentando la concessione di crediti ha visto ridursi le “sofferenze” ad un quarto rispetto alla media degli altri istituti.

Alla fine un invito provocatorio, quello che Zamagni fa di solito ai suoi studenti: “l’importante è divertirsi!”. Ma dove divertirsi, secondo l’etimologia della parola dal latino divertere significa “uscire da sé stessi per vedere il volto dell’altro”.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login