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Divagando

E ORA LA TRAVERSATA DEL PD

AMBROGIO VAGHI - 01/06/2018

pdA ricreazione finita, dopo un paio di mesi di tira e molla, i vincitori delle elezioni i Cinquestelle e la Lega, dopo aver rischiato un fallimento totale, clamoroso, han trovato una quadra finale che lascia molte perplessità. Dando all’Italia un governo che farà fatica a dimostrare d’essere ima grado di mantenere tutte le promesse, spesso configgenti l’una con l’altra, fatte agli elettori.  Speriamo per il bene di tutti che si possa risolvere qualche problema. Vendere fumo può portare molti voti ma poi bisogna fare i conto cin la realtà.

Al momento di scegliere a chi affidare la gestione del “patto” cioè di indicare il Primo Ministro, sia Salvini che Di Maio hanno rinunciato a farlo in prima persona spacciando per generosità verso il Paese la ricomposizione di una diatriba personale. Dovendo ricercare una personalità esterna ai partiti cui affidare il pilotaggio della barca per loro conto, l’hanno trovato, direbbero i milanesi, alla fiera degli o’bei o’bei. Un avvocato civilista, un tal Giuseppe Conte, quasi sconosciuto sulla scena politica ed economica italiana, subito scivolato su una buccia di banana di vantate e dubbie referenze. Nella scelta dei ministri da proporre, come da Costituzione, al Capo dello Stato il poveretto ha disvelato tutta la sua assoluta dipendenza dai due padroni giallo-verdi inciampando sul gradino rappresentato da un antieuropeista per eccellenza, di rito antico e riconosciuto, il prof. Paolo Savona. Poi il caso è stato risolto spostando Savona in un’altra casella, ma questo dimostra la fragilità dei tutta l’operazione, mentre i mercati internazionali preoccupati dai pericoli incombenti mettevano in ginocchio il Paese. Tutti gli indicatori economici hanno segnalato con assoluta rapidità il danno derivante all’Italia in termini di perdita di valore della nostra moneta, di aumenti dei costi del denaro, con riflessi sui mutui, sui finanziamenti alla produzione, sul debito pubblico, sul valore dei risparmi delle famiglie.

La posizione di Mattarella contraria alla nomina di Paolo Savona ad un Ministero chiave ha suscitato perplessità da parte di alcuni costituzionalisti o pseudo tali. Matteo Salvini e Luigi Di Maio l’hanno subito considerata un atto di lesa maestà con una reazione violenta. Qui ho vinto io e qui comando io. Accuse vergognose irrispettose della persona e dei ruoli istituzionali. Salvo poi fare marcia indietro: uno spettacolo surreale. Il Presidente della Repubblica ha rilevato con fermezza tutti i retroscena del vergognoso intreccio e ha proceduto senza perdere altro tempo nei superiori interessi Paese. Gli dobbiamo essere grati. Se l’Italia ha un governo, e poi vedremo di quale consistenza e durata, lo deve a lui.

Gli sconfitti hanno nome e cognome. Usciti vincitori dalle urne del 4 marzo hanno dimostrato la loro incapacità e inaffidabilità.

Il PD, accantonate per il momento le negative polemiche interne, è fortemente impegnato anche nel Paese a difendere il comportamento del Presidente della Repubblica messo sotto accusa con indegne manifestazioni di piazza. Per fortuna esiste tuttora uno zoccolo duro di forze democratiche che hanno inteso come certi attacchi andassero ben oltre la persona del Presidente Mattarella ma colpissero direttamente il sistema di libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione. La mobilitazione a sostegno del Presidente Mattarella e in difesa dell’ordinamento costituzionale non si è fatta attendere. Folle di cittadini scesi nelle piazze di tutto il Paese, messaggi di solidarietà da migliaia di Sindaci, Associazioni, istituzioni di ogni colore politico.

Il PD dovrà mobilitarsi per tempo se vorrà recuperare il tanto terreno perduto. Ha tergiversato sulla gestione del partito, non ha nominato un segretario in sostituzione di Matteo Renzi dimissionario sì, ma che non lo da intendere. Intanto alla gestione provvisoria viene di fatto impedito di andare al più presto ad un congresso senza aspettare la scadenza statutaria. Un congresso vero che parta dalla base e arrivi ai vertici non solo per una conta di correnti e di gruppi, che dia spazio ad un confronto aperto. Rimane da portare a termine un approfondito esame sul come e sul perché della sconfitta, su dove sono finiti i voti persi, malgrado una saggia gestione del governo Gentiloni. Comprendere gli errori per non ripeterli in futuro. Sopratutto il PD dovrà tracciare la sua linea politica strategica dei prossimi anni per conquistare il cuore e le menti della nuove generazioni fuggite dalla politica militante per colpa di chi ha fatto scempio della buona politica. Obiettivi e valori alti, che appassionino. che convincono che valga la pena di impegnarsi per un futuro che veda punite le ingiustizie, premiati i meriti, cancellate le povertà, rispettato l’ambiente. Un futuro dove si metta un freno allo strapotere di chi governa l’economia mondiale a danno dei popoli. Dimostrare insomma che destra e sinistra esistono ancora.

Ora però non c’è più tempo per ampie disquisizioni ideali e programmatiche di lungo respiro. Il PD, nella lunga traversata che lo attende all’opposizione, dovrà giocarsi le sue carte, valorizzare i suoi uomini migliori e i risultati dei governi Letta, Renzi e Gentiloni per avere portato il Paese fuori dalle secche della bancarotta, aggiustati i conti dello Sato avviando una ripresa lenta ma concreta. Soprattutto il governo Gentiloni in fatto di diritti quali le unioni civili e la DAT ha allineato l’Italia agli altri Paesi europei e ha fatto quanto altri avevano sempre accantonato.

Si dice che tali successi siano quasi per nulla giunti all’attenzione dell’opinione pubblica a causa di un insufficiente, non curata comunicazione. Tutto vero, ma per far giungere al meglio l’informazione nei territori, là dove si lavora, si vive, si soffre è indispensabile dare vita a un partito nuovo, ben articolato, militante. Il PD dovrà superare l’illusione che bastino pochi gazebo una volta tanto per informare il mondo.

La personalità di Gentiloni, apprezzato in tanti ambienti politici, economici, culturali italiani e stranieri sarà una risorsa insieme ad altre personalità che si sono distinte nel Governo per capacità, impegno autorevolezza. Lo stesso metodo di giudizio farà bene il PD ad adottarlo nei territori promuovendo le persone più meritevoli e conosciute, senza distinzione di cerchi magici.

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