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Attualità

LA MIA FAVOLA GIORNALISTICA

PIERFAUSTO VEDANI - 24/02/2023

vedaniA poco più di tre mesi dalla scomparsa della moglie Maria Concetta, è morto ieri, novantunenne, Pier Fausto Vedani. Entra di diritto nella storia del giornalismo varesino: venne tra di noi all’inizio degli anni Sessanta chiamato da Mario Lodi, che lo convinse a lasciare La Provincia di Como per la Prealpina. Passò da cronista a caposervizio, a caporedattore, a direttore. Collaborò poi con Rete 55 e Radio Missione Francescana, scrisse per il Luce, Varesenews, RMFonline. Proseguì sulla nostra testata la rubrica “Cara Varese” che aveva tenuto proprio sul Luce. Ha insegnato la professione a molti giovani: curiosità per la vita comunitaria, garbo nel darne notizia, indipendenza politica, leggerezza da usare comunque, bene inquadrando l’insieme dei valori della vita. Un maestro di cui serberemo affettuosa e riconoscente memoria.

Stava trascorrendo questo periodo a Casina, il buen retiro emiliano, patria di Maria Concetta, che prediligeva. Nell’ultima telefonata con noi, quindici giorni fa, confessò tristezza, ma anche speranza. “Ci rivedremo presto e sarà una gioia”, disse parlando dell’amatissima compagna di vita. Ora ci piace pensarli entrambi nella felicità

Ai familiari le condoglianze di RMFonline.

Qui di seguito uno degli articoli scritti da Pier Fausto per RMFonline, che testimonia del suo impegno nel giornalismo locale.

È lunga e molto interessante la vicenda dell’informazione in Italia, numerose le tappe del suo sviluppo e, per quanto riguarda i giornali, non ci sono dubbi sul capostipite, ovvero la Gazzetta di Mantova che uscì nel lontanissimo 1664.

La Prealpina, felice intuizione di un collega, Giovanni Bagaini, che seppe leggere nel futuro della sua città, apparve nelle rivendite nel dicembre del 1888. Varesenews, quotidiano on line, è più giovane di oltre un secolo e ha saputo scalare i vertici anche nazionali della webinformazione. Oggi è un esempio sulla ribollente frontiera di un futuro che negli Anni Novanta alcuni giovani hanno saputo agguantare mentre sembrava ancora indefinito e lontano agli occhi della stampa tradizionale.

Il giornalismo ha attraversato epoche, ha accompagnato nascita, sviluppo e fine dei numerosi centri di potere politici e militari, anche stranieri, succedutisi negli ultimi secoli in Italia.

Si presentarono i primi “giornali” sotto forma di semplici “avvisi” esposti in luoghi considerati strategici per la comunicazione pubblica da chi era al potere nelle città.

Il giornalismo è sempre stato espressione della società del suo tempo e ha quindi dovuto fare molta strada prima di imboccare percorsi democratici, aperti al contraddittorio, alla discussione, al civismo, alle libertà.

Con largo anticipo rispetto a un futuro privo di odiosi vincoli, in Italia abbiamo perciò avuto lunghi periodi di autoritario controllo del giornalismo. Nell’ età moderna e all’inizio di quella contemporanea degne di attenzione furono le museruole austriache del Risorgimento, in seguito si constatò anche quanto fosse occhiuto il potere savoiardo nella guardia ai suoi interessi. Durante la dittatura fascista la situazione peggiorò, Mussolini era un giornalista che tutto e bene conosceva del suo mondo, sta di fatto che il nostro Paese oltre ad altri diritti civili ha conosciuto la libertà di stampa solo nell’aprile del 1945.

Il potere politico in generale e quello dei potentati economici anche oggi sono indiziati di avere troppa attenzione all’informazione, ma come cittadini abbiamo pur sempre una rassicurante libertà di scelta. Come giornalisti se non consideriamo sufficienti le garanzie offerte ai lettori dalle nostre testate abbiamo pur sempre una via d’uscita: la porta.

Un particolare atteggiamento ha caratterizzato i giornali di provincia: puntigliosi e curiosi nella difesa della loro piccola patria e poi sempre alla ricerca di dettagli in notizie che non avrebbero la ribalta.

Accade anche che a volte non si sia abbastanza critici e attenti alle manovre, grandi e piccole, di chi si avventura in operazioni politiche e finanziarie di rara inopportunità o non mantenga promesse di traguardi rivoluzionari.

Da noi la tranquillità economica e finanziaria dell’ultimo quarto di secolo, la dobbiamo all’intelligenza e all’impegno del mondo del lavoro, non certamente all’acume della politica locale, veramente di scarso profilo dal momento che si è assicurata dolci sonni e zero impegno per l’intero Nord Ovest di Lombardia.

Con il risultato di non contare nulla o poco più dove si decidono le sorti del Paese o della nostra regione. Un declino, una passività di lunga storia che hanno reso la vita comoda ai nostri eletti nelle varie istituzioni.

In questa deriva potremmo trovare tracce, non piccole, di mancata attenzione da parte di noi giornalisti come di solito avviene in altre comunità relativamente piccole e dove tra progressisti e conservatori c’è una lunga tradizione di contrasti, di opposti punti di vista su gran parte dei problemi generali prima ancora che locali.

Per l’esperienza che ho personalmente fatto la nostra comunità non è mai scivolata sul piano inclinato delle lotte a ogni costo e la stampa, quasi tutta orientata alla conservazione, con piccole ma sagge aperture, aumentate nel tempo ha servito la città con una accettabile informazione di scarso taglio politico.

A esaltare lo spessore democratico odierno della stampa varesina credo abbia contribuito molto RMFonline.

Nessuno se ne è mai occupato, ma difficilmente oggi in Italia si può reperire una fonte di informazione, un riferimento sicuro in termini di approfondimenti culturali e politici, tutti sotto lo stesso tetto e nel segno del rispetto assoluto di alcuni principi irrinunciabili da parte dell’editore e degli stessi collaboratori.

È un cammino comune nel segno della misura, del servizio alla comunità in un clima che favorisce analisi serene, possibilità di percorsi nuovi, verifica e aggiornamenti di situazioni giudicate intoccabili.

Che batta bandiera francescana questo piccolo ma attrezzato vascello non può sorprendere nessuno dal momento che è universalmente nota l’avventura umana di chi da ricco ha voluto farsi povero per rafforzare il grande futuro della promessa cristiana.

Ed è inevitabilmente francescana l’originalità delle scelte dell’editore, che a noi giornalisti, politici, intellettuali, amici sinceri della comunità e dei suoi ultimi, ha garantito che un giorno non verrà più ricordato Fedro per la sua favola dell’abbeverata del lupo e dell’agnello. A meno che abbia una conclusione diversa dopo un diverso incipit: superior stabat agnus.

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