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Società

LUCE E NOTTE

EDOARDO ZIN - 23/06/2023

L’arcivescovo Delpini all’omelia ai funerali di Berlusconi

L’arcivescovo Delpini all’omelia ai funerali di Berlusconi

Lo confesso. Ritenevo che l’ultimo addio ad un uomo fortemente controverso poteva essere l’occasione per attirare da una parte il livore, l’astio, la malevolenza dei suoi detrattori e dall’altra l’affetto, l’ammirazione dei suoi estimatori. Sì, i giornali, la televisione, i social si sono contrapposti nel giudicare l’uomo. Durante le esequie, ho sentito nella piazza le grida dei tifosi della sua squadra, all’interno della cattedrale l’unione dei suoi amici e dipendenti, il rispetto dei politici e la pietà dei credenti.

A rendere più ancora intensa questa concordia è stata l’omelia dell’arcivescovo Delpini, che come un profeta ha fatto scaturire dalle pietre delle scintille divine. Mi è sembrato di sentire nelle parole dell’omelia, parafrasando un aforisma di un premio Nobel, “la voce di colui che ha infranto le porte della notte e con la sua voce ha ricordato sì delle ferite”, ma cercando un orecchio che comprendesse, un orecchio “non ostruito dalle ortiche”. Delpini non ha detto quello che il defunto è stato, neppure quello che doveva essere, ma quello che deve essere un uomo qualunque.

Molti commentatori si sono soffermati a fare l’esegesi dell’omelia di Delpini: c’è chi l’ha trovata imbarazzante con connotazioni sarcastiche, a tratti frutto di un giudice sereno, ma espresse con ironia amara e dolente. Io vi ho notato l’elogio dell’uomo, non del defunto, ma dell’uomo comune, uguale a sé stesso in tutti i tempi, dell’uomo che è un miscuglio di bene e di male, che aspira al Bene, al Vero, alla Giustizia, alla Bellezza.

Ogni uomo ama vivere, cantare, ridere, ballare, divertirsi. I migliori hanno il coraggio di vivere scavando più in profondità il loro animo, cercando ciò che è autentico e necessario per rendere lieta la vita. Alcuni vivono l’orgoglio di aver formato una famiglia, educato dei figli superando magari difficoltà economiche, sormontando angustie, appagandosi di uno stipendio dignitoso per campare. A pochi è concesso di procacciarsi enormi fortune attraverso le mediazioni dello strapotere politico. Ma anche a costoro è concesso di vivere purché la vita non sia un’opera di teatro e il sipario non cali prima di aver vissuto alla ricerca del Bene.

Ogni uomo desidera amare e essere amato. L’amore vero è diffusivo, come l’odio. Il vero lascito che assicura l’eternità è l’amore che si è seminato non con la prosopopea e il distacco di un principe, ma con il dono gratuito di un sorriso o con il cuore spezzato per la condivisione di un dolore, con la finezza dell’animo, senza smancerie. Se essere capaci di non amare è una sciagura, non essere amati è una cupa disperazione. L’uomo che non ama si accorge di essere tale dai sacrifici che non riesce più a compiere; l’uomo che ama sopporta sofferenze, attese, tensioni e lotta con sé stesso pur di lenire l’aspirazione all’amore.

L’uomo è contento e vorrebbe che tutti godessero della letizia che si fa comprensione degli altri, tenerezza verso chi gli sta attorno. In un mondo sguaiato come il nostro, dilata la sua franca gioia fino a dilatarla nel cuore di tutti. Per essere veramente contento ed apprezzarla condivide a fondo la gioia con gli altri e la rintraccia anche nelle baraccopoli, nei bassifondi della città dove si rintanano coloro che si rinchiudono a riccio perché per loro la vita è solo dolore.

Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi. È un uomo e ora incontro Dio”. Questa è l’essenza dell’omelia dell’arcivescovo. Venditti canta:” La notte spegnerà/ le luci del palco”. E tutto ciò che è stato per lui un’aspirazione diventa un’espirazione.

Ho anch’io imparato a morire avendo davanti a me, chiaro, il limite dei giorni che dovrò vivere con grande consapevolezza. Mentre il giorno declina, voglio vivere accettando la mia fragilità, avendo bisogno degli altri, non potermi permettere di salire da solo sulle mie amate montagne. Vorrei vivere situazioni in cui far rivivere nella mia vita interiore, la mia capacità di amare e il desiderio di essere amato per poter essere abbracciato dal Padre.

E integrare vita e morte, colpe e meriti, notte e luce così come si integrano autunno e inverno e poter dire: “Ho amato e non morirò!”

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