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Politica

DOPO DI LUI

FABIO GANDINI - 06/10/2023

alicegalimberti«Siamo rumorosi, tanti e ingombranti. Ci hanno visto arrivare eccome». L’effetto sorpresa, la sgattaiolata democratica che ha fatto da didascalia alla vittoria di Elly Schlein nelle primarie nazionali di febbraio, a Varese non va evidentemente di moda.

Ci tiene eccome a far sapere di aver vinto, Alice Bernardoni, da domenica sera la nuova segretario del PD della provincia di Varese. Con lei, dopo di lei, esulta anche un’altra donna: è Maunela Lozza, già consigliera comunale sui banchi della maggioranza, eletta segretario cittadino.

Entrambe quarantenni, entrambe con un cursus honorum di spessore sopratutto temporale (non si sono tuffate nell’agone esattamente ieri…), entrambe fino a oggi “soldatesse” di partito giudiziose e non sgomitanti, rispettose insomma – soprattutto in quella ribalta pubblica fatta di dichiarazioni e prese di posizione (cioè il mestiere della politica) – dei gradi.

Ora si cambia gioco, ora saranno loro il volto del PD locale.

E dovranno affrontare una stagione complicata e infida, perché caratterizzata dall’obiettivo più gravoso di tutti: la riconferma dopo anni di potere.

Il Partito Democratico varesino, dal 2016 in poi, ha dato di sé un’immagine peculiare, unica e diametralmente opposta a quella del PD nazionale. Lì ci si è divisi su tutto: qui su niente. Lì non si è mai trovata una guida brillante e condivisa, con il risultato che sono stati in troppi allora a credere di poter contare, venendo poi sbugiardati alla prova dei fatti (leggi elezioni): qui ci si è messi quatti quatti dietro a un sindaco e lo si è lasciato governare in pace, sgravandolo da faide interne, cosa che lo ha reso ancora più forte agli occhi esterni.

Lì si sono sprecate e subite occasioni e alleanze: qui si è sperimentato ogni tipo di apparentamento (con il Movimento 5 Stelle, con Azione/Italia Viva, con i civici), ma sempre in maniera funzionale e predominante. Lì non si governa da anni, se non in situazioni emergenziali sopravvenute nel corso delle legislature: qui il centrosinistra ha sbaragliato la concorrenza con due vittorie epocali.

Ma quale dei due PD è quello “vero”? Quello politicamente e praticamente sciagurato sopra descritto, che si è affidato alla Schlein per ritrovare identità e forza dopo aver toccato il fondo, oppure quello brillante che si è messo alla regia di un territorio storicamente di centrodestra? Fino a ora più il primo del secondo…

Perché il Partito Democratico di Varese è da 7 anni Davide Galimberti: è un uomo solo al comando, è amministrazione e non politica, è strumento e non idea. Bravo l’avvocato a prendersi la scena e a meritarsi il bis di Palazzo Estense dopo il primo mandato, bravissimi i dirigenti locali – in primis il segretario cittadino uscente, Luca Carignola – a mantenere intorno al sindaco quella “pace” necessaria a farlo lavorare e risaltare. Una pace di sostegno, di compattezza, di passi indietro silenziosi, di identificazione non con l’uomo, né con il politico, ma con l’amministratore e le sue responsabilità.

All’orizzonte, però, c’è un “dopo di lui” che può denudare la formula, perché Galimberti non si ricandiderà e i democratici sono chiamati a trovare un successore che garantisca gli stessi risultati, oltre a combattere nei centri dove invece gli avversari paiono molto più saldi rispetto alla Città Giardino (vedi Busto Arsizio e Gallarate). C’è il rischio di un passo del gambero, c’è il rischio di tornare anche qui – nella più improbabile, fino a poco tempo fa, delle terre promesse dem – litigiosi, divisi e divisivi, ininfluenti.

Ed è un rischio concreto, lo ha fatto presente lo stesso Carignola in modo molto onesto nel suo discorso di chiusura mandato: nessun accordo su una candidatura unica al turno elettorale che ha poi sancito Lozza e soprattutto divisione totale tra democratici bustesi e democratici gallaratesi sull’ospedale unico…

… Buon lavoro Alice, buon lavoro Manuela…

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