Controvento

AZZURRO TENEBRA

RICCARDO SIGNORI - 02/10/2026

Dov’è finito l’azzurro che nel cuor ci sta? E non stiamo sempre a parlare di calcio, che quella maglia l’ha stinta, negli ultimi anni, così tanto da imbiancarla. Vero che bastano quattro squilli in una notte turca per farci urlare: Mamma l’Italia! E farci rivedere un azzurro meno tenebroso (Giovanni Arpino va sempre di moda). Ma qui l’azzurro nazionale sta diventando un colore della delusione. Non più della illusione.

Basta dare un’occhiata agli ultimi eventi: dici campionati europei e prendi atto che la nazionale campione del mondo della pallavolo si è fatta infilare come una pollastrella dai finlandesi, che poi non hanno fatto tanta strada. Le azzurre di Velasco, nostre signore regine di Olimpia, si sono dimenticate di giocare gli ultimi set della finale europea e hanno lasciato gloria e medaglia alla Turchia. Le azzurre del basket ci hanno illuso con una bellissima partita contro le americane, poi si sono sgonfiate e addio mondiali. Non che potessero vincerli, però un passo avanti ci sarebbe stato bene.

Ora leggiamo di un Petrucci, presidente federale del basket, invitante all’ottimismo sulla squadra maschile che si gioca le qualificazioni. E mette mani avanti, dicendo: la concorrenza che c’è nel basket non esiste in alcun altro sport. Quelli del calcio, che Petrucci ben conosce, potrebbero opporre contestazione. La pallanuoto naviga tra alti e bassi. Senza parlare delle cosiddette nazionali azzurre negli sport individuali: naufragato il ciclismo, si battono bene le staffette del nuoto, quelle dell’atletica ci provano ma nella velocità sono affondate, la scherma quasi mai delude.

Allora qual colore provare, o cercare, per sentire gonfio il petto e udir squilli di tromba? Una volta c’era la nazionale Rossa, la chiamavano Ferrari: oggi invece si sente solo uno sferragliare di polemiche e pistoni sgonfi. Ci siamo persi anche questa nazionale che faceva perfino vendere di più i quotidiani. Ed è pur vero che il rosso tira, un po’ dovunque. Le Furie Rosse spagnole hanno vinto il mondiale di calcio. l’Arsenal, che ha nel rosso della maglia (abbinato a maniche bianche) il simbolo del successo, è campione dell’ultima Premier. I Red Sox del baseball non tradiscono mai. Jannik Sinner è il rosso volante del tennis. La Roma in testa al campionato è (giallo) rossa, vero che Inter(neroazzurro) e Lazio (bianco azzurro) rivalutano un po’ l’azzurro. Che dire?

Buon sangue rosso italico non mente ed allora eccoci sventolare il bandierone per il rosso Ducati di Nicolò Bulega, domenica scorsa campione del mondo della Superbike. E , guarda caso, il Bulega vien dalla terra d’Emilia, poco distante da dove fecero storia i Campirossi dei Fratelli Cervi. Ed ora quello che definivano il nuovo Valentino Rossi avrà il suo Red carpet andando a correre per il team di Valentino Rossi. Rossi o rosso: basta il cromatismo.

Certo è che in questo momento politico in Italia piace poco il rosso, soprattutto a chi sta governando. Ma se il rosso illumina lo sport… E ci fa trovare, e tifare, per una nazionale che rinverdisce l’idea dell’Italia popolo di navigatori. Oggi la nazionale d’Italia va in favore di vento, e non è escluso mitighi anche il controvento. Adieu Ferrari, ora è Luna Rossa la rossa nazionale che chiama il tifo: vele al vento. Napoli se l’è goduta con il più grande stadio sul lungomare Caracciolo. Luna Rossa si è autoproclamata nazionale del mare vincendo la seconda regata preliminare dell’America’s Cup che, nel 2027, avrà la conclusione sotto il Vesuvio e sul mare ventoso del Golfo. Sarà un avvenimento per l’Italia, trattandosi del più antico trofeo internazionale nel mondo: nato il 22 agosto 1851 vicino all’isola di Wight.

Certo sbuffiamo un po’, perché in Italia prima il calcio e poi il resto. Ma, almeno per ora, non preoccupiamoci per l’azzurro tenebra che ci imbarazza. Non solo nel pallone. C’è un rosso svolazzar di vele e motori che ronza felice nelle orecchie. Godiamocelo.