
Il nostro orecchio non ha come unico compito quello di farci percepire i suoni — e quindi anche la voce parlata — connettendoci con tutto ciò che ci circonda dal punto di vista acustico. È anche la sede della percezione dell’equilibrio del nostro corpo nello spazio: l’apparato vestibolare, organo deputato a questa percezione, è il primo responsabile delle cosiddette cinetosi.
Queste ultime sono fastidiose patologie legate a un’eccessiva stimolazione dei recettori vestibolari, quando il corpo — a bordo di un’auto o di una barca — è sottoposto ad accelerazioni o variazioni di assetto.
Se durante un viaggio cambia la velocità del mezzo su cui ci troviamo, o la sua direzione, o se siamo sottoposti al moto ondulatorio più o meno prolungato di una navigazione, e il nostro sistema vestibolare non reagisce in modo corretto, compaiono sintomi tanto fastidiosi da costringerci a interrompere il percorso o a ricorrere a farmaci per controllarli.
Il quadro è generalmente comune: nausea, malessere, vomito, sensazione di stanchezza. Questi sintomi possono attenuarsi poco per volta, quando il corpo si adatta alla nuova andatura, ma molto più spesso restano tali da far interrompere il viaggio.
Le soluzioni talvolta sono molto semplici: ascoltare musica, fissare l’orizzonte, distrarsi dal viaggio e dall’andatura, ed evitare di leggere o di guardare uno schermo durante la marcia. Quando ciò non basta bisogna ricorrere ai farmaci che, una volta fatta la diagnosi, possono essere usati anche come premedicazione in vista del viaggio da affrontare. Questi farmaci — ce n’è più di uno — vanno prescritti da un medico, sono diversi per bambini e adulti, facilmente utilizzabili e a volte assumibili anche sotto forma di chewing gum, gomme da masticare.
Questa piccola premessa per arrivare a dire che oggi il problema, di per sé ben noto, si sta amplificando con la diffusione delle auto elettriche.
Pare che il fenomeno sia legato al fatto che il nostro cervello è abituato a sentire rumori durante i viaggi: il movimento, con i suoi cambi di velocità e di direzione, avviene invece nel silenzio, ed è una novità alla quale i nostri sistemi neuronali non sono ancora abituati.
I sintomi peggiorano se si è seduti nei sedili posteriori, in situazioni di traffico intenso, dove le accelerazioni e le frenate ripetute non sono accompagnate dai rumori che ci aspetteremmo di percepire. Ed è proprio chi siede dietro a tenere più spesso gli occhi su un telefono o su un tablet, cioè nella condizione peggiore: lo sguardo fisso su un piano immobile mentre il corpo registra un movimento. Per assurdo, quindi, più un’auto è silenziosa maggiore è il rischio di accusare questi sintomi.
Un altro fattore tecnico che inciderebbe è il comportamento del propulsore elettrico, che eroga la coppia massima già da fermo, e non in modo progressivo come i motori a scoppio. Più il motore è potente, più una leggera pressione sul pedale dell’acceleratore può provocare un marcato aumento della velocità e il disorientamento del passeggero.
Ciò sta inducendo le case automobilistiche a cercare soluzioni tecniche. Sembra che una speciale illuminazione dell’abitacolo, con una luce dai toni rossi, stimoli onde cerebrali utili al rilassamento e antagoniste della cinetosi. Non solo: saranno progressivamente introdotti sistemi di controllo delle accelerazioni che garantiscano una marcia più fluida.
Al resto penserà il nostro cervello, tanto plastico da trovare soluzioni per ogni innovazione tecnologica.