Paure. Paura 1. Esultanza curvaiola a destra per la vittoria alle suppletive di Reggio Calabria. Imbarazzante. Se non rieleggi un parlamentare sul territorio in cui dómini, che forza politica sei? Perciò: risultato normale. Definito eccezionale perché correva Vannacci, con l’intento d’azzoppare il trio Meloni/Salvini/Tajani. Ha preso quasi l’11 per cento: davvero poco? Gli sfidati temevano di più. Essendo la prima volta che FN andava alle urne, sia pure periferiche e disertate da oltre due terzi degli elettori, vien però da dire: mica male. Conseguenza: l’insidia del generale prosegue, e ne sono dimostrazione i ripetuti tentativi, proprio di Meloni/Salvini/Tajani, d’un sorpasso propagandistico all’estrema. Tattica sbagliata: se ridici male ciò che lui ha già detto meglio, gli fai un favore anziché uno sgarbo. Dunque, esultare di meno, ragionare di più.
Esempio: sarebbe piuttosto da tener in conto il messaggio di moderatismo che arriva da laggiù. E riconsiderare il ruolo dei centristi in vista delle politiche ’27. Meloni non si alleerà con Vannacci, temendo di venirne fagocitata; ma FdI, FI e Lega tutt’insieme non hanno i numeri previsti dalla nuova legge elettorale (prossima all’approvazione) per ottenere il premio di maggioranza; e dunque se si vuol vincere bisogna imbarcare altri, quelli di Calenda in cima alla lista. Senza una virata così, il rischio è di favorire la navigazione di sinistra.
Paure. Paura 2. La sinistra, appunto. Un pastiche sempre confuso, affannato, indecifrabile, in deficit competitivo. A Reggio aveva l’occasione di fare il botto, contro una destra divisa, destra tradizionale versus destra vannacciana. Non lo ha fatto. A Roma si crogiola nelle solite timorate ambasce: no programma, no leader, no presa popolare proprio quando i tempi sembrerebbero favorirla. Un’opposizione giudicata meno affidabile d’una inaffidabile maggioranza, che opposizione è? Urgono correttivi, ma lì d’urgente pare esservi nulla. E s’insiste, specialmente da parte di Conte, a volere primarie che Schlein è obbligata ad accettare, ma condurranno alla rovina. Sarebbe l’ora della svolta vera: scelta d’un federatore (Gualtieri sindaco di Roma, Manfredi sindaco di Napoli, Salis sindaca di Genova), nessuna battaglia fratricida, basta veti su Renzi e Similrenzi, quattro punti chiari da realizzare se le urne premiassero il campo largo finora così oscuro. Troppo facile per i cultori del difficile.
Ps
Finalmente un sussulto d’orgoglio di Schlein che fa sapere a Conte: uno non vale uno. C’è una maggioranza in cui il Pd conta quasi il doppio dell’M5S. E meno male che la segretaria c’è. Ma ci sarà?