In Confidenza

PUNTO FERMO

Don ERMINIO VILLA - 02/10/2026

Una comunità parrocchiale così come una famiglia per funzionare hanno bisogno di regole: intelligenti, necessarie, negoziate, condivise, comprensibili, che garantiscono diritti ma pure doveri.

Ma, da un certo punto di vista in poi, persino imposte. Non si tratta di limitare la libertà di nessuno (sempre l’egoismo che ci caratterizza, quell’”io” che fatica ad esprimersi nel “noi”), ma di far funzionare al meglio il sistema stesso, in modo particolare per raggiungere il “bene” che persegue.

Se vogliamo vederla da un altro punto di vista, pensiamo ai nostri bravi adolescenti, che con le regole sembrano avercela a morte anche quando dormono. Come se loro ritenessero di vivere senza, pur adeguandosi obbedientemente a quella di vestirsi alla moda, essere sistematicamente contrari agli adulti, ascoltare rigorosamente solo un certo tipo di musica.

Infatti, se non fai questo, sei “fuori” dal gruppo, dalla considerazione degli altri. Ma, soprattutto, come se compito dell’adolescente non fosse esattamente quello di mettere in discussione le regole… solo per confermarle (mentre certi adulti li costringono ad alzare sempre più il tiro delle trasgressioni, in nome di una presunta pedagogia rispettosa e che prevede i limiti e i no!).

Anche i francescani hanno una bella Regola, scritta da san Francesco e approvata da Onorio III nel 1223. Per capirne le intenzioni più profonde, anche S. Antonio con un gruppo andò a Roma dal Papa nel 1230 per chiarimenti.

Francesco era morto solo da poco meno di quattro anni… che c’era da chiarire? Già, perché la Regola che il Poverello aveva lasciato tra le mani dei tuoi frati era per certi versi un assurdo giuridico.

Obbligava a ben poco e ancor meno forniva tutte le informazioni necessarie a capire esattamente che scelte e che stile dovrebbe caratterizzare un francescano: se già è difficile ricavarne a che gioco esso giochi, ma poi quali sono le sue regole di ingaggio?

Poco più di un foglietto volante, 12 striminziti capitoletti, rispetto alla ben più corposa Regola benedettina (73 capitoli più il prologo). Vaghe e ambigue indicazioni, a fronte di san Benedetto che entra minuziosamente nei dettagli, normando orari estivi e invernali, turni di pulizia in cucina e in refettorio.

Una Regola, quella francescana, che sembra fatta apposta per creare confusione nonché problemi di interpretazione. Perché se ci piacerebbe spontaneamente di più quella di Benedetto – ci facilita la vita, perché sappiamo sempre cosa dobbiamo fare -, quella di Francesco ci restituisce tutta la nostra responsabilità e libertà. “La Regola e la vita dei Frati Minori è osservare il santo Vangelo”: è il punto fermo, il riferimento non negoziabile.

Poi, come questo Vangelo debba essere incarnato di situazione in situazione, di luogo in luogo e di tempo in tempo, è impegno inderogabile ed entusiasmante di ognuno di noi. “Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni”: è il rispettosissimo (di noi e dello Spirito Santo) lascito che Francesco ci affida.